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I dati della Bussola di Veneto Lavoro relativi al mese di gennaio delineano un quadro preoccupante per l’occupazione regionale con un saldo negativo di 2.800 posizioni, un risultato nettamente peggiore rispetto allo stesso mese del 2025, quando la flessione si era fermata a 700 unità. I contratti a tempo indeterminato, inoltre, diminuiscono di 2000 unità rispetto a gennaio dell’anno precedente (+4600 a gennaio 2026 contro i +4600 dello stesso mese del 2025).
La contrazione dell’occupazione è trainata soprattutto dall’aumento delle cessazioni (+5%), in particolare nei contratti a tempo determinato, che non viene compensato da un incremento sufficiente delle assunzioni, che crescono solo dell’1%.
Tiziana Basso, Cgil Veneto: “Urgente bisogno di politiche di reindustrializzazione”
“Tutti segnali che confermano il trend di indebolimento del mercato del lavoro che già era evidente nel 2025, dove il saldo positivo delle assunzioni era comunque la metà rispetto a quello del 2024 – spiega Tiziana Basso, segretaria generale Cgil Veneto –. E a questo dobbiamo aggiungere un dato ancor più preoccupante: secondo i dati regionali recentemente pubblicati dall’Inps, nel 2025, pur registrandosi una diminuzione della cassa integrazione ordinaria, in Veneto la cassa integrazione straordinaria è raddoppiata rispetto al 2024, passando da 7.703.933 ore autorizzate nel 2024 a 14.721.398 ore nel 2025. Un incremento che testimonia il rischio che la crisi del sistema produttivo veneto diventi strutturale, mettendo a rischio migliaia di posti di lavoro e la tenuta sociale dei nostri territori”.
“Il quadro – prosegue la segretaria – è poi completato dal Pil regionale che nel 2025 è previsto al di sotto della media nazionale, come già nel 2024, con una la produzione industriale che continua a calare anche nel 2025 (nel 2024 rispetto al 2023 viene registrato un calo medio annuo tendenziale dell’1,4% della produzione). Anche l’andamento tendenziale degli ordinativi esteri nei principali settori economici (metalmeccanica, tessile, mezzi di trasporto) evidenzia una contrazione diffusa. Il Veneto ha bisogno di politiche di reindustrializzazione, anche alla luce delle profonde difficoltà del settore automotive, e di investimenti nella transizione energetica e digitale e nell’innovazione, politiche in grado di accompagnare le imprese nelle transizioni in atto, sostenendo al tempo stesso lavoratrici e lavoratori in un percorso di tutela e riqualificazione”.























