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“Dobbiamo portare all’attenzione del Paese, e soprattutto delle istituzioni, la reale situazione del settore dell’auto”. A dirlo è il coordinatore nazionale automotive Fiom Cgil Ciro D’alessio, annunciando il presidio dei lavoratori del settore che si tiene venerdì 30 gennaio a Roma, alle ore 10 presso il ministero delle Imprese, in occasione della convocazione del “tavolo automotive”.
È prevista la partecipazione di circa 500 lavoratori, provenienti da tutta Italia. Ci saranno quelli di Stellantis (degli stabilimenti di Pomigliano, Torino Mirafiori, Melfi, Cassino e Termoli) e di Bekaert Sardegna, di Tiberina e Primotecs, di Iveco, Dana e Marelli. Aziende che versano in situazioni critiche, con tavoli aperti proprio presso il ministero e dipendenti che da anni vivono di ammortizzatori sociali.
Il tavolo automotive
Il “tavolo permanente per lo sviluppo dell’automotive” venne istituito nel dicembre 2023 per favore il dialogo tra governo, sigle datoriali (come Anfia, Unrae, Federauto), sindacati e Regioni (quelle che ospitano gli stabilimenti di assemblaggio auto), con l’obiettivo di stipulare un accordo complessivo che portasse a produrre in Italia un milione di veicoli.
“I tavoli tenuti finora sono stati del tutto insoddisfacenti, visto che sia nel 2024 sia nel 2025 la produzione si è attestata ben al di sotto della metà di quanto annunciato”, spiega D’Alessio: “Non c’è mai stata una reale discussione su quali misure adottare per fronteggiare la crisi del settore. Ci si limita a un’illustrazione di dati, con le parti invitate che hanno pochi minuti per poter intervenire. Il tutto si riduce a un evento a uso esclusivo del ministro Urso”.
Il rischio, dunque, è che anche la riunione del 30 gennaio “sia l’ennesima passerella istituzionale dove si discuterà di quanto questo governo abbia inciso, peraltro sbagliando, sulla Commissione Europea che ha modificato le normative riguardanti la transizione all’elettrico, ma senza discutere di quali azioni mettere in campo per tutelare le migliaia di posti di lavoro che rischiamo di perdere nei prossimi mesi”.
Le richieste della Fiom
“Occorre ripristinare, e soprattutto ampliare, il fondo per l’automotive tagliato da questo governo”, riprende il dirigente sindacale: “Chiediamo inoltre la creazione di un ammortizzatore sociale funzionale alla transizione, visto che con l’avvicinarsi delle scadenze in tante realtà rischiamo migliaia di licenziamenti”.
Riguardo Stellantis, per la Fiom “è arrivata l’ora di smetterla di sostenerla incondizionatamente, visto che continua a investire principalmente fuori dall’Italia”. Dall’ex Fiat bisogna “pretendere un vero piano industriale che preveda la produzione di nuovi modelli, principalmente mass market, che garantiscano volumi tali da saturare tutti gli impianti”.
Il responsabile nazionale automotive così conclude: “Chiediamo l’istituzione di un tavolo specifico sull’indotto che affronti in maniera sistemica la crisi, perché non si può pensare che una simile situazione possa essere affrontata di volta in volta con singoli tavoli presso il ministero. Ma crediamo che questo governo non abbia né una vera politica industriale che metta al centro gli investimenti e la formazione, né una visione strategica rispetto ai grandi cambiamenti del settore”.


























