La crisi dell’automotive in Piemonte non accenna a diminuire. Il 14 gennaio la Primotecs di Avigliana (Torino), azienda produttrice di componenti in acciaio per motori e ingranaggi, di proprietà del fondo d’investimento tedesco Mutares Se & Co Kgaa, ha annunciato la chiusura, con il contestuale licenziamento dei 158 dipendenti.

Il management, spiegano i sindacati, ha posto il personale di fronte a un’alternativa: concludere entro giugno le ultime consegne e ottenere la cassa integrazione per cessazione per gli ultimi sei mesi (quindi dal 1° luglio al 31 dicembre) del 2026, oppure portare i libri in tribunale e andare subito al fallimento. Una decisione rifiutata dai lavoratori, che invece preparano una grande manifestazione per metà febbraio.

Fiom: “Inaccettabile chiudere senza cercare soluzioni”

“Sono condizioni inaccettabili, occorre invece garantire certezze e un futuro occupazionale”, scrive la Fiom Cgil Torino: “Questo momento di difficoltà si può superare con l’utilizzo degli ammortizzatori sociali. Servono l’impegno della società nella ricerca di nuovi clienti e la progettazione di nuovi prodotti per il mercato”.

Il segretario generale Edi Lazzi evidenzia che “comunicare la chiusura in questo modo, senza individuare un percorso o quanto meno tentare di evitarla, è inaccettabile. Non si può tollerare che fondi e multinazionali decidano dal giorno alla notte di chiudere uno stabilimento”.

La Fiom evidenzia che nel febbraio scorso il fondo aveva ceduto l’altro stabilimento torinese di sua proprietà, sito a Villar Perosa, alle acciaierie Ori Martin. “Il gruppo Mutares – aggiunge la categoria Cgil – non può pensare di dismettere in questo modo un sito storico come Avigliana. Quando si opera sul territorio ci si devono assumere anche delle responsabilità”.

Conclude il segretario Lazzi: “Il caso Primotecs non è isolato, ma rappresenta un segnale preoccupante di una crisi che coinvolge l’intero tessuto produttivo del territorio. Noi lavoreremo e coinvolgeremo istituzioni e lavoratori per costruire prospettive produttive e occupazionali”.