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Ancora 200 mila. È un numero – enorme – che da qualche anno a inizio anno scolastico si torna ogni volta a scandire: sono le 200 mila supplenze complessive tra docenti e personale Ata su cui si regge il nostro sistema d’istruzione. E questo nonostante la consueta narrazione che il governo ripete: la scuola è pronta a ripartire “più forte che mai”.
La realtà però è un’altra. Durante l’estate il ministro Valditara, anziché affrontare e cercare di risolvere questo tema – che è il tema dei temi, visto quanto incide su qualità dell’istruzione e diritti di lavoratori e lavoratrici – si è esercitato con le sue classiche comfort zone: tetto alla presenza di ragazzi e ragazze di origine straniera, corsi di lingua obbligatori per i genitori di chi “va male”, una presunta islamizzazione nelle classi italiane e così via.
Per Gianna Fracassi, segretaria generale della Flc Cgil, il numero delle supplenze per l’anno scolastico 2026-27 “conferma come la precarietà non sia più un fenomeno emergenziale, ma un vero e proprio modello di gestione della scuola italiana".
Fracassi sottolinea come "le assunzioni autorizzate a tempo indeterminato coprono infatti solo una parte dei posti realmente disponibili. Emblematica la situazione del personale Ata: a fronte di quasi 34 mila posti vacanti, il Mim ha autorizzato appena 12.284 assunzioni, lasciando migliaia di lavoratrici e lavoratori in una condizione di incertezza e costringendo le scuole a garantire servizi essenziali con organici insufficienti".
"Ancora più grave la situazione del sostegno. Oltre la metà dei posti, circa 140 mila nell'ultimo anno scolastico, continua a essere collocata nell'organico di fatto e coperta con supplenze annuali. Decine di migliaia di cattedre vengono così affidate a personale non specializzato, a causa della mancata stabilizzazione dei posti e del cronico disallineamento tra il numero dei percorsi di specializzazione attivati e il reale fabbisogno delle scuole”.
Per la sindacalista si tratta di “una scelta che colpisce direttamente il diritto all'inclusione e alla continuità didattica delle alunne e degli alunni con disabilità”. D’altra parte anche la stagione dei concorsi straordinari e ordinari degli ultimi anni non ha prodotto le risposte necessarie”: In molte regioni – attacca la leader della Flc Cgil – le graduatorie risultano già esaurite o incapienti per diverse classi di concorso, mentre in altre migliaia di docenti in possesso di tutti i requisiti richiesti continuano a non avere alcuna prospettiva di stabilizzazione a causa dell'insufficienza delle autorizzazioni alle assunzioni".
Ma il nuovo anno scolastico inizia con un altro “classico”: quello della questione salariale. "Il personale della scuola continua a essere tra i meno retribuiti d'Europa e registra un divario che sfiora il 20% rispetto a gran parte del resto della pubblica amministrazione -polemizza la sindacalista -. Per questa ragione la Flc Cgil chiede che la prossima legge di bilancio stanzi risorse aggiuntive per valorizzare il lavoro nella scuola e recuperare un ritardo che non è più sostenibile”.
In conclusione “non servono annunci di facciata né concorsi a ripetizione. Occorre affrontare alla radice i problemi del sistema scolastico: trasformare tutti i posti liberi e disponibili in organico stabile, superare definitivamente il precariato storico, garantire continuità didattica agli studenti e riconoscere, anche sul piano salariale, il valore del lavoro svolto da docenti e personale Ata. Senza investimenti strutturali e senza assunzioni stabili, la scuola italiana continuerà a ripartire ogni anno sulle spalle dei lavoratori precari".


























