Valditara spara e La Verità ci fa il titolo: “Pronta la circolare per mettere un tetto agli stranieri in classe”. In realtà quel tetto, lo ammette lo stesso ministro, in Italia già esiste, ed è contenuto nella circolare ministeriale n. 2 dell'8 gennaio 2010 (epoca Gelmini), secondo cui gli alunni con cittadinanza non italiana non dovrebbero superare, di norma, il 30% degli iscritti in ciascuna classe. Di norma, appunto. Esistono numerose flessibilità e variabili: parliamo di ragazze e ragazzi, non di oggetti da immagazzinare.

Si tratta di una non notizia – commenta Manuela Calza, segretaria nazionale Flc Cgil -. Già la circolare Gelmini di fatto ha fallito. Ci sono zone, soprattutto in alcune grandi aree metropolitane, in cui la presenza di ragazze e ragazzi di origine straniera sono l’80% della popolazione. Che facciamo? Li deportiamo”?.

D’altra parte, aggiunge la sindacalista, “ragazze e ragazzi almeno fino alle medie è giusto che frequentino scuole vicino ai luoghi di residenza”. Una non notizia, dunque, ma comunque grave, perché è indicativa, attacca Calza di “un approccio che individua nello ‘straniero’ come colui che intralcia e rallenta i tempi di apprendimento degli ‘altri’, il capro espiatorio di una scuola che è attraversata da mille problemi. In ogni caso, come ho già detto, si tratta di una misura che non è applicabile”.

Ma tant’è, lo schema è sempre lo stesso. La scuola italiana cade a pezzi, si sta in classe senza climatizzatori e con 40 gradi, si annunciano anche per il prossimo anno 250 mila supplenze con tanti precari, ma il governo opera la solita torsione: oggi il tetto, ieri il divieto del burqa in classe, l’altro ieri il voto in condotta, il decreto Caivano, i valori dell’Occidente nelle Nuove indicazioni nazionali e così via.

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Nell’intervista c’è un tema che bisogna prendere sul serio - perché denota una ben precisa visione della società -: quello del rapporto tra inclusione e integrazione. Su questo Valditara è molto chiaro: per la sinistra, e si cita esplicitamente la Cgil, “includere significa che va bene qualsiasi atteggiamento anche se si ispira a modelli valoriali in contrasto con la Costituzione”: segue l'esempio del burqa.

Integrare, invece, vuol dire “inserire una persona all’interno di un sistema di regole condiviso. Ma perché ciò avvenga si devono accettare i valori fondanti una comunità. Per questo ho voluto rinnovare i programmi scolastici dando centralità alla cultura dell’Occidente: perché chi viene dai noi deve conoscere la nostra identità”.

Noi e loro, insomma, lo schema è chiaro. Il fatto però è che Valditara parla di integrazione, ma in realtà vuol dire assimilazione: “La logica – commenta Gianna Fracassi, segretaria generale della Flc Cgil – è quella dell’adeguamento forzato: chi arriva deve uniformarsi e cancellare pezzi della propria identità, sotto la minaccia della sanzione”.

E ancora: “La contrapposizione tra ’integrazione’ e ’inclusione’ evocata dal ministro è falsa e pericolosa. L’inclusione non è un cedimento sui valori: è un principio pedagogico e costituzionale, la cifra stessa della scuola pubblica italiana. Una scuola che include non rinuncia ai propri valori, li mette in pratica”.

Quanto all’annunciato provvedimento per vietare il burqa a scuola la sindacalista è netta: “Preoccupa la cornice securitaria e punitiva del ragionamento: il divieto del burqa infilato nel ddl sicurezza, la minaccia di revocare il permesso di soggiorno ai genitori, il richiamo al decreto Caivano”.

E conclude: “C’è infine una contraddizione che il ministro non scioglie: la scuola riconosce ogni giorno questi ragazzi e queste ragazze come propri studenti, ma lo Stato nega loro la cittadinanza. Se sono nostri tra i banchi, lo sono anche davanti alla Repubblica: lo ius scholae è una questione di coerenza e di giustizia”.