Ieri, 5 febbraio, all’alba, i lavoratori degli stabilimenti Eni-Versalis di Porto Marghera si sono fermati per 24 ore. Uno sciopero unitario, proclamato da Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil insieme alle rappresentanze sindacali, accompagnato da un presidio davanti ai cancelli fin dalle prime ore del mattino. Una mobilitazione netta, spiegano i sindacati, contro una gestione aziendale sempre più unilaterale e priva di certezze formali.

Al centro della protesta non c’è solo il merito delle scelte industriali, ma un dato politico e contrattuale preciso: sul futuro di Marghera non esiste oggi alcun accordo scritto che garantisca investimenti, occupazione e sicurezza.

Facebook Filctem-CGIL di Venezia

“Impegni presi ma mai messi nero su bianco”

Secondo i sindacati, il problema principale non è soltanto il rischio occupazionale immediato, ma il metodo adottato da Eni. L’azienda, denunciano, avrebbe sottoscritto protocolli e assunto impegni che non hanno mai trovato attuazione concreta, né traduzione in atti formali verificabili.

Nonostante i confronti avvenuti in Regione Veneto, Eni non ha presentato alcun piano industriale e non ha dato seguito agli impegni annunciati nel luglio 2025, quando era stata promessa la presentazione di un progetto sul futuro del riciclo meccanico a Porto Marghera. Da allora, per i sindacati, solo parole e nessuna garanzia.

Riorganizzazioni e impianti sotto stress

Da oltre un anno, denunciano le organizzazioni sindacali, il sito è attraversato da una deriva gestionale preoccupante. Riorganizzazioni interne non concordate, cambiamenti continui e l’avvio dell’impianto di riciclo meccanico in condizioni definite di forte criticità avrebbero già prodotto effetti negativi sul funzionamento degli impianti e sugli standard di sicurezza.

I lavoratori chiedono investimenti reali, non annunci, su organici, manutenzioni e sicurezza. Senza un piano industriale concreto, condiviso e verificabile, sostengono, il rischio è quello di un lento impoverimento produttivo del sito.

Il timore del disimpegno e una vertenza aperta

Sul fondo resta una preoccupazione che a Porto Marghera non è mai stata cancellata del tutto: il timore di un disimpegno graduale di Eni. Un’ipotesi sempre smentita dal gruppo, ma che torna a farsi strada ogni volta che mancano accordi scritti e scelte industriali chiare.

Per questo i sindacati avvertono che la mobilitazione non si esaurisce con lo sciopero di ieri. Senza atti concreti e impegni formalizzati, la vertenza resterà aperta e la pressione su Eni è destinata a continuare.