Secondo giro di tagli dei dipendenti Amazon: il colosso ha dichiarato che licenzierà 16 mila lavoratori in tutto il mondo, dopo la sforbiciata che a ottobre scorso aveva coinvolto 14 mila persone. Il motivo? Compensare le assunzioni in “eccesso” effettuate durante la pandemia ed espandere l’adozione di strumenti di intelligenza artificiale.

Si tratta di impiegati con ruoli manageriali e amministrativi, nelle aree vendite al dettaglio, Amazon web services, dipartimenti Prime video e risorse umane. In pratica, quasi il 5 per cento della forza lavoro corporate del gruppo, che conta oltre 1,58 milioni di dipendenti complessivi (al 30 settembre 2025), la maggior parte dei quali è addetta ai magazzini e ai centri logistici. Quindi i licenziamenti interessano soprattutto la forza lavoro aziendale che comprende circa 350 mila dipendenti.

Secondo quanto comunicato dalla vicepresidente senior di people experience & technology, Beth Galetti, ai dipendenti statunitensi verranno concessi 90 giorni per cercare un nuovo ruolo interno, oltre a pacchetti di uscita e supporto alla transizione. Mentre il Ceo Andy Jassy ha avvertito che l'adozione crescente dell’intelligenza artificiale porterà a una riduzione della forza lavoro man mano che l'azienda automatizzerà i processi.

In effetti il colosso dell’e-commerce sta investendo massicciamente in robotica nei propri magazzini, con l’obiettivo di velocizzare imballaggi e consegne, ridurre i costi e diminuire la dipendenza dall’attività umana nelle operazioni logistiche. Una strategia che si inserisce in un contesto più ampio di razionalizzazione, come la chiusura dei punti vendita Amazon Go, il negozio senza casse, e di Amazon Fresh, preferendo concentrarsi sui negozi di Whole Food.