Sono rimaste senza casa durante le festività. È successo a Palermo a due famiglie in situazione di particolare fragilità, cui nessuno, nemmeno le istituzioni che pure erano state interpellate, ha trovato una soluzione.

Massimo Corrado Dell’Oglio, 66 anni, e il figlio di 29, sono stati mandati via dall’abitazione dove risiedevano da vent’anni. Rimasto senza lavoro per assistere la moglie malata di tumore e morta a fine 2024, Massimo si era ritrovato senza stipendio: con il sussidio di 490 euro non è riuscito più a pagare l’affitto al proprietario.

Per 300 euro al mese

Altrettanto grave è quanto successo a Giuseppina Z. e ai suoi due figli minori: nei giorni scorsi l’amministrazione comunale di Palermo, nel pieno del periodo natalizio, ha disposto azioni che hanno portato al loro sfratto. Una decisione assunta per evitare il pagamento di un canone di locazione di circa 300 euro mensili in favore della proprietaria dell’immobile, un importo del tutto irrisorio per una città come il capoluogo siciliano.

Istituzioni latitanti

A nulla sono serviti gli appelli e le richieste del Sunia, sindacato degli affittuari e degli inquilini di edilizia pubblica. “Considerata l’estrema vulnerabilità del nucleo familiare, l’assenza di soluzioni abitative alternative e la documentata condizione di indigenza - affermano il segretario provinciale Zaher Darwish e l’avvocato Pietro Brancato -, avevamo chiesto un urgente intervento delle istituzioni per valutare il differimento dell’esecuzione di sfratto, l’attivazione delle misure di assistenza e la sistemazione in un alloggio. Abbiamo scritto al prefetto, al sindaco, al presidente della Regione, chiedendo di non buttare la famiglia in mezzo alla strada proprio adesso”.

Famiglie senza risposte

Nel caso di Dell’Oglio non sono stati neppure accordati i dieci giorni di tempo chiesti perché lo sgombero non avvenisse sotto Natale. “Queste situazioni non ci meravigliano e non sono solo in Sicilia, ma in tutta Italia”,  – afferma la segretaria nazionale Sunia Giusi Milazzo: “Mancano dappertutto i sistemi per fare fronte alle emergenze, garantire il passaggio da casa a casa quando una famiglia viene sfrattata e una risposta a chi è in condizione di fragilità. Il costo degli affitti è elevato in tutta la Penisola, in Sicilia assorbe il 30 per cento del reddito in media, nelle grandi città arriva ad avere un impatto del 40 per cento. Salari fermi da anni e lavoro povero fanno il resto”.

Manovra non pervenuta

D’altra parte per l’ennesima volta la legge di bilancio 2026 non si occupa del problema casa, dimostrando che il governo non è interessato alla grave situazione abitativa del Paese, a chi è alla ricerca di un’abitazione ad affitti sostenibili, ai cittadini che da anni aspettano una casa popolare.

“Mentre la maggioranza deposita un ordine del giorno che di fatto ripropone l’ennesimo condono edilizio – dichiara Stefano Chiappelli, segretario generale del Sunia - non rifinanzia anche per il 2026 il fondo di sostegno all’affitto, disapplicando una precisa norma della legge 431 del 1998, e il fondo per la morosità incolpevole beneficia delle briciole stanziate con la manovra dello scorso anno”.

La casa? Non è problema

Inoltre, il preannunciato finanziamento sul futuro “Piano casa”, già di per sé insufficiente, si riduce rispetto a quanto inizialmente previsto. E tra le agevolazioni fiscali disponibili nel 2026 per gli interventi sulle abitazioni non c'è il bonus barriere architettoniche: per la detrazione straordinaria al 75 per cento per opere edilizie che puntano a eliminare barriere architettoniche e gravi ostacoli negli edifici non è stata prorogata la scadenza fissata al 31 dicembre di quest’anno.

Risultato: l’agevolazione viene ricondotta all’aliquota ordinaria, non riconoscendo il valore primario delle opere e degli interventi che riguardano le barriere architettoniche. Come dire: la casa non è un problema per nessuno perché il diritto ad averne una di fatto non esiste.