L’appuntamento è per sabato 28 febbraio, alle 13 a Roma, in piazza della Repubblica. Poi in corteo fino a Piazza San Giovanni, per dire un fortissimo no contro il Ddl Buongiorno. È un arretramento rispetto al patto da Meloni e Schlein, che voleva scrivere una legge che affermasse che se non c’è il consenso esplicito e attuale è stupro. Ma Bongiorno è riuscita a scrivere un testo che arretra anche rispetto alla legge attualmente in vigore. Ne parliamo con Lara Ghiglione, segretaria nazionale della Cgil

Lo scorso 15 febbraio abbiamo celebrato i 30 anni dall’approvazione della legge sullo stupro. Ci sono voluti decenni di battaglie, dentro e fuori il parlamento, per arrivare a quel risultato. E ci si è riusciti solo quando c'è stata un'alleanza forte tra donne. Vorrei parlare del ddl Buongiorno partendo da qui.
Quando c'è stata la prima conferenza stampa per annunciare un passo avanti rispetto alla norma per il contrasto alla violenza, pensavamo si fosse ricreato quello spirito trasversale che aveva contraddistinto molte delle battaglie degli anni ‘70 che hanno portato a definire lo stupro un reato contro la persona e non contro la morale. La nostra è stata una storia particolarmente intrisa di patriarcato, dal reato contro la morale al matrimonio riparatore. Emanciparsi da quella storia è stato difficile. Ci siamo riusciti perché c'è stato un movimento importantissimo trasversale che ha coinvolto le appartenenti a mondi anche molto diversi. Lo ripeto, speravamo che quello spirito trasversale si fosse riaffacciato in Parlamento, ma credo ci siamo sbagliate. E non solo rispetto alle norme sullo stupro, perché registriamo arretramenti sulle condizioni di vita delle donne a 360°. Ci sembrava uno spiraglio di luce, ma si è subito spento.

C'è stato un altro momento di grande trasversalità tra donne. Era il febbraio del 2011 quando, per reazione agli scandali che emergevano su Berlusconi, le donne più diverse si sono unite contro questa che percepivano con una violenza, dando  vita a una straordinaria manifestazione in Piazza del Popolo. Dal palco di quella piazza parlarono dalla segretaria generale della Cgil, a una donna di destra dichiarata come Flavia Perina, a una suora. Anche in quel momento le donne insieme sono riuscite a costruire una forza pacifica che ha cambiato qualcosa.
Certo, lo ricordo perfettamente. Ero già una sindacalista, ma proprio in quel periodo quel movimento mi ha portato a un impegno particolare sul tema di genere. Avevamo, e abbiamo la percezione che proprio quel movimento e quella manifestazione abbiano determinato una presa di coscienza nel Paese che certi atteggiamenti, linguaggi, modalità che venivano normalizzati non erano affatto normali. Abbiamo utilizzato i nostri corpi, abbiamo preso la parola, e così abbiamo contribuito in qualche modo alla fine di quel modello di potere. Dovremmo ricordarci di quanto siamo state potenti.

Quando due donne, Giorgia Meloni ed Elly Schlein, hanno siglato un patto, approvando un testo di riforma della legge sullo stupro, sembrava di rivedere quel clima, quella forza che viene dalle donne che si mettono insieme.
Anche io ho sperato che fosse così, ed ero positivamente sorpresa. Ero però un po’ diffidente - e purtroppo avevo ragione - perché dal suo insediamento, la presidente del Consiglio, non ha mai veramente fatto nulla di propositivo e di importante per migliorare la condizione delle donne, anche rispetto al tema della violenza. Basti pensare che vede le vittime di violenza da proteggere, e non come donne portatrici di diritti, dignità, possibilità, opportunità. Soprattutto la libertà femminile non le appartiene. Basti pensare che ha utilizzato un decreto Pnrr per aprire le porte alle associazioni anti-abortiste nei consultori e negli ospedali pubblici. È stata veramente una ferita, perché è evidente che contrastare la violenza vuol dire anche rendere le donne pienamente partecipi alla vita del paese, vuol dire dare loro la libertà e l'opportunità di autodeterminarsi e di decidere della propria vita.

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La cosa che ha colpito particolarmente me è che un patto tra donne, ancorché con le caratteristiche che tu dici, è stato rotto da uomini, e un'altra donna si è fatta garante di quella rottura. Gli uomini della Lega hanno detto no, e una donna per altro, avvocata e avvocata delle donne, si è fatta fautrice di quella rottura.
È stato infranto anche quel limite che faceva evitare ai politici maschi di inserirsi in maniera così violenta in un percorso che riguarda le donne. Sì, in maniera violenta. Perché le ragioni portate dal segretario della Lega, ancora una volta, creano il sospetto che le donne che denunciano lo facciano per ritorsione e non perché hanno realmente subito violenza. È inaccettabile! Sono ancora troppo poche le donne che denunciano, proprio perché la vittimizzazione secondaria diventa un’ulteriore violenza. E mentre noi, i centri anti-violenza, le associazioni di donne cerchiamo di rassicurarle, ecco che si vuole tornare indietro. Sabato 28 febbraio sarà importantissimo essere in piazza e saremo certamente tantissime. Aggiungo, spero di vedere anche tanti uomini che dicano “Non il mio nome”. Quel che sta accadendo è molto pericoloso non soltanto per le donne. La storia ci insegna che si inizia dal limitare la libertà delle donne, e poi non ci si ferma finché tutte le libertà non vengono minate. Serve una presa di parola forte, anche da parte degli uomini.

A me sembra di esser tornate allo spirito del febbraio 2021.
Penso di sì, e credo che anche il nostro contributo a questa iniziativa abbia risentito positivamente di quell'esperienza. La Cgil è parte di un percorso e di un movimento grande e variegato, ci siamo messe a disposizione per fare rete.

Il ddl Bongiorno lo conosciamo, ma c’è qualcosa che va al di là di quel provvedimento per cui si manifesterà sabato a Roma?
Dobbiamo collocare quella proposta di legge dentro un quadro più ampio che racconta di un'idea di Paese con meno libertà e meno democrazia. Dobbiamo avere la capacità di leggere insieme le diverse tessere del mosaico, dai diversi decreti al ddl sicurezza, con l’attacco al diritto di sciopero e a chi dissente, fino alla limitazione della libertà di informazione. Si tiene tutto. L’ultima assemblea generale della Cgil, non ha caso, ha approvato un ordine del giorno “contro l’attacco ai diritti, alla libertà e alla dignità delle donne”.

Una parola d'ordine degli anni ‘80 era: “Dalle donne la forza delle donne”. Era l’idea di capacità di cambiamento che viene dalle donne quando stanno insieme. Forse uno slogan più attuale potrebbe essere: “Le donne con le donne possono”.
Penso che il valore della sorellanza, termine che mi piace molto, delle donne femministe afferma che non è sufficiente essere geneticamente donne, bisogna avere una cultura femminista che metta il valore della sorellanza come principio delle proprie scelte. Sicuramente è importante il protagonismo, la presa di parola, la voce, e il sentirsi parte di un movimento che ha degli obiettivi. La storia di questi ultimi anni ci dimostra che conquiste che credevamo acquisite per sempre non lo sono affatto. Si può tornare indietro, anche rispetto a diritti già consolidati, e soprattutto c'è ancora bisogno di conquistarne altri. Perché la strada verso la parità non è ancora stata raggiunta, quindi assolutamente sorellanza e partecipazione.

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