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Clima sempre più incandescente nei cinque stabilimenti Electrolux, colpiti dalla decisione dell’11 maggio scorso della multinazionale svedese dell’elettrodomestico di avviare 1.719 esuberi (su complessivi 4.542 dipendenti) e chiudere l’impianto di Cerreto d’Esi (Ancona).
In vista del secondo incontro al ministero delle Imprese, previsto per lunedì 15 giugno, i sindacati hanno indetto un nuovo pacchetto di otto ore di sciopero, da declinare a livello territoriale, oltre alla continuazione del blocco dello straordinario e delle flessibilità. Il primo stop nazionale è stato realizzato il 25 maggio in concomitanza con il primo incontro tra governo, azienda e sindacati che si è tenuto a Roma, presso la sede del ministero delle Imprese.
Il coordinamento delle Rsu e delle segreterie Fiom Cgil, che si è riunito venerdì 29 maggio a Roma, ha “lasciato aperta la prospettiva di allargare la mobilitazione, se necessario, fino a uno sciopero di settore o di comparto a livello nazionale”. Per il coordinamento, il piano Electrolux è “una dismissione programmata per spostare volumi e produzioni altrove, non una semplice ristrutturazione”.
Il piano Electrolux
Il piano di riorganizzazione della multinazionale prevede 338 esuberi (su 683 dipendenti) a Forlì, dove si producono forni e piani cottura; 310 esuberi (su 728) a Susanega (Treviso), dove si producono frigoriferi e congelatori; 309 esuberi (su 571) a Porcia (Pordenone), dove si producono lavatrici e lavasciuga; 217 esuberi (su 615) a Solaro (Milano), dove si producono lavastoviglie. Prevista, infine, la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi (Ancona), dove si producono cappe da cucina, con il conseguente licenziamento dei 170 dipendenti.
Urso: “Serve un piano europeo per il settore”
“La crisi dell’elettrodomestico non riguarda più soltanto singole aziende o singoli Paesi: è una questione europea, che richiede una risposta comune e tempestiva per sostenere investimenti, occupazione e capacità produttiva nel continente”, ha affermato giovedì 28 maggio a Bruxelles il ministro delle Imprese Adolfo Urso, nel corso del Consiglio Ue sulla competitività.
Ai colleghi europei il ministro ha anche illustrato i contenuti del “non-paper” promosso dall’Italia per chiedere alla Commissione “di considerare l’elettrodomestico un settore strategico, come l’auto. Questo ci consentirebbe di realizzare un piano europeo per il settore, garantendo condizioni di parità rispetto alla concorrenza sleale dei Paesi asiatici. L’obiettivo è difendere una filiera strategica e creare in Europa condizioni migliori per investire, produrre e competere”.
Riguardo il prossimo incontro con Electrolux, previsto per il 15 giugno, Urso ha detto di “aspettarsi che la proprietà presenti un piano del tutto diverso, che preveda investimenti, rilanci produttivi, tutela dell’occupazione nel nostro Paese. E ove ciò fosse, lo accompagneremo con tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione”.
Tibaldi, Fiom: “Il vero piano è la dismissione dall’Italia”
“Electrolux ha ricevuto cospicui finanziamenti pubblici, nonostante questo l’azienda ha presentato un piano di ristrutturazione che prevede 1.700 esuberi, che non riguardano solo la produzione ma anche la ricerca e sviluppo, e la chiusura del sito di Cerreto D’Esi”, afferma la segretaria nazionale Fiom Cgil Barbara Tibaldi, in audizione davanti alle Commissioni Attività produttive e Lavoro della Camera dei deputati.
La dirigente sindacale ha appreso “che l’azienda, nonostante l’impegno assunto il 25 maggio al ministero delle Imprese di non procedere con azioni unilaterali, ha avviato produzioni gemelle in Polonia rispetto a quelle del sito di Cerreto d’Esi. Lo spostamento delle produzioni nello stabilimento polacco quindi avviene senza neanche aspettare la riconvocazione del tavolo prevista per il 15 giugno”.
“Attualmente c’è una riorganizzazione che preannuncia un nuovo piano che è la dismissione di Electrolux dall’Italia”, prosegue Tibaldi: “Siamo di fronte a un piano che aggraverebbe la situazione degli stabilimenti italiani che in questi anni hanno raggiunto importanti obiettivi grazie ai sacrifici fatti dalle lavoratrici e dai lavoratori”.
La segretaria nazionale Fiom così conclude: “Il governo discuta con la proprietà per ottenere il ritiro del piano. L’accordo con la cinese Midea sembra essere una vendita mascherata per aggirare le normative italiane, a partire dalla golden power”.
Fim e Uilm: “Emblema della crisi della manifattura europea”
“Dal 2022 i lavoratori Electrolux in Italia sono già scesi di 1.300 unità. Sommati ai nuovi esuberi annunciati, equivalgono a una riduzione di personale del 60 per cento in cinque anni”, ha detto il segretario nazionale Fim Cisl Massimiliano Nobis: “Con l’eliminazione di gamma di prodotti importanti come le lavasciuga a Porcia e i piani gas a Forlì, vengono ridotti gli obiettivi di budget produttivo del 28 per cento. Ci troviamo di fronte a uno sradicamento industriale”.
Per il segretario nazionale Uilm Uil Gianluca Ficco la vertenza è “emblematica della crisi del settore degli elettrodomestici e di gran parte della manifattura europea e italiana. Anziché gettare le risorse pubbliche in mille rivoli e per aziende che magari poi licenziano, e in questi casi andrebbero richieste indietro, dovremmo concentrare le risorse disponibili per tornare a produrre in Europa in modo veramente sostenibile”.
Focus: lo stabilimento di Susegana (Treviso)
“Questa non è una società in crisi: è una società che fattura e chiude i bilanci in positivo”. Così il segretario generale Fiom Cgil Veneto Antonio Silvestri, intervenendo mercoledì 27 maggio all’assemblea dei lavoratori di Electrolux: “La redistribuzione che fa ai suoi vertici è la ricchezza, quella che fa ai dipendenti è la perdita del posto di lavoro”.
“Dal 2020 al 2024 Electrolux - ha aggiunto il segretario generale Fiom Treviso Manuel Moretto - ha realizzato oltre 139 milioni di utili netti, di cui 138 distribuiti agli azionisti. L’obiettivo del piano non è il risanamento di un’azienda in difficoltà, ma il miglioramento della redditività finanziaria: portare l’Ebitda dall’attuale 3 al 6 per cento è una scelta che risponde alla logica degli investitori prima ancora che a quella industriale”.



























