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“Sarà la magistratura ad accertare fatti e responsabilità, ma una cosa è già chiara: quando un lavoratore viene trattato come un oggetto da utilizzare e poi scaricare, siamo di fronte alla negazione più brutale della dignità umana e del valore del lavoro”. A dirlo è il segretario generale Flai Cgil Veneto Giosè Mattei, commentando la vicenda del lavoratore indiano, impiegato in nero in un’azienda agricola del Vicentino, ferito gravemente e successivamente abbandonato poco dopo la mezzanotte del 29 maggio lungo una strada.
L’indagine che i Carabinieri della compagnia di Bassano del Grappa (Vicenza) ha condotto alla denuncia di due persone di Schiavon, un uomo di 56 anni e una donna di 48, accusati di omissione di soccorso e lesioni personali colpose. Il lavoratore è un 56enne di nazionalità indiana, regolare in Italia e residente in Campania.
Secondo la ricostruzione dei Carabinieri la sera del 28 maggio l’operaio sarebbe caduto da un’altezza di circa tre metri, provocandosi gravi fratture. A trovarlo sarebbero stati il titolare dell’azienda agricola e la compagna che, invece di portarlo immediatamente al pronto soccorso, lo avrebbero lasciato in strada.
“Se le informazioni raccolte dovessero trovare conferma – prosegue Mattei – ci troveremmo davanti all’ennesima manifestazione di un modello produttivo che continua a reggersi sullo sfruttamento delle persone più fragili, dei lavoratori migranti, di chi vive sotto il ricatto del bisogno, della paura e dell’isolamento”.
La Flai Cgil da anni denuncia che “il lavoro nero, il caporalato, le false cooperative, gli appalti al massimo ribasso e l’assenza di controlli efficaci non sono fenomeni marginali. Sono il lato oscuro di un sistema economico che produce profitti per pochi e precarietà e sfruttamento per molti. Le cause che richiamiamo quali responsabili che alimentano questo sistema sono riconducibili al combinato disposto dei cosiddetti ‘decreti flussi’ e alla Legge Bossi-Fini di cui chiediamo la cancellazione”.
Per Mattei, quando una persona ferita “viene abbandonata invece di essere soccorsa, il problema non riguarda soltanto chi ha compiuto quel gesto. Il problema è una cultura dello sfruttamento che considera alcuni lavoratori sacrificabili, invisibili, privi di diritti. È la stessa cultura che alimenta salari bassi, orari insostenibili, lavoro irregolare e condizioni di vita indegne”.
Non basta, continua il dirigente sindacale, l’indignazione “di circostanza che puntualmente segue ogni tragedia: servono controlli straordinari nei luoghi di lavoro, un rafforzamento immediato degli organici ispettivi, una lotta senza quartiere al lavoro nero e a tutte le forme di intermediazione illecita della manodopera”.
Il segretario generale Flai Cgil Veneto così conclude. “Continueremo a stare dalla parte di chi lavora, di chi denuncia, di chi troppo spesso non ha voce. Non possiamo accettare che ci siano lavoratori trattati come merce e che il profitto venga prima della vita umana. Ogni volta che un lavoratore viene sfruttato, ferito, abbandonato o costretto al silenzio, viene colpita l’intera comunità democratica. Per questo la lotta contro lo sfruttamento non è soltanto una battaglia sindacale: è una battaglia di civiltà”.






















