La Festa della Repubblica a Vicenza sarà dedicata al ruolo delle donne, dal primo voto alla Costituente. L’iniziativa “21 Madri, le donne che hanno scritto la Costituzione”, curata dall’associazione Idee in Arte, nasce da una proposta collettiva della Consulta per le pari opportunità di Vicenza (presieduta dalla vicesindaca e assessora alle Pari opportunità Isabella Sala), con il coinvolgimento dell’Associazione nazionale mutilati e invalidi di guerra (Anmig).

Dalle 16.30 alle 20.30 il parco Cattaneo e gli spazi adiacenti si animeranno con mostre, performance e riflessioni volte a fare conoscere le 21 donne che, insieme ai 535 colleghi uomini, vennero elette il 2 giugno 1946 contribuendo a scrivere la Costituzione. Nell’occasione verrà inaugurato un totem memoriale, realizzato dal Comune di Vicenza e Anmig Vicenza nell’ambito del progetto Vie Maestre, in collaborazione con Toponomastica femminile e la Consulta per le politiche di genere. Al mattino si terranno laboratori e incontri gratuiti per i più piccoli, dedicati alle figure di Lina Merlin, Teresa Mattei e Angela Gotelli.

Daniela Rossettini, presidente di Idee in Arte, qual è la scintilla artistica che vi ha guidati nell’organizzazione dell’iniziativa?

L’idea era innanzitutto quella di rivitalizzare il parco Cattaneo, recentemente bonificato e restituito alla cittadinanza, in una zona della città diventata sempre più multietnica. Di fronte al parco c’è anche il Centro pedagogico, dove si svolgono laboratori artistici e attività di supporto per bambini e ragazzi con difficoltà linguistiche o scolastiche. Volevamo creare un momento che fosse insieme performativo ed educativo: inaugurare il totem dedicato alle 21 madri costituenti e raccontare ciò che queste donne hanno fatto per il Paese.

Siamo in un anno particolare: l’anniversario degli 80 anni del voto alle donne. Festa della Repubblica e suffragio femminile sono eventi strettamente collegati, anche se non sempre vengono raccontati insieme.

Il 1946 fu uno spartiacque decisivo, perché per la prima volta nella storia italiana le donne esercitarono pienamente il diritto di voto, sia attivo sia passivo. Va ricordato che l’Italia arrivò piuttosto tardi al suffragio femminile rispetto ad altri Paesi europei. Durante la guerra le donne avevano sostituito gli uomini in molte attività tradizionalmente maschili, dalle fabbriche ai servizi essenziali. Finito il conflitto, però, ci si aspettava che tornassero esclusivamente al ruolo di mogli, madri e casalinghe.

Invece cosa accadde?

Il voto fu una svolta sociale enorme. Molte donne che decisero di candidarsi o impegnarsi politicamente non trovarono il sostegno degli uomini. Ci sono testimonianze dell’epoca che raccontano di donne costrette a portarsi i figli dietro durante la campagna elettorale e perfino alle urne, perché i mariti non volevano occuparsene. Quel voto divenne quindi il simbolo della loro indipendenza e della loro piena dignità civile.

Un aspetto molto interessante dell’iniziativa è quello educativo. Raccontare oggi il voto alle donne e le biografie delle Madri Costituenti a bambine e ragazze significa avvicinarle a temi per loro lontani dal punto di vista anagrafico e generazionale. Come avete immaginato questa parte del progetto?

Coinvolgeremo le bambine e le ragazze che frequentano gratuitamente il mio corso di danza al Centro pedagogico. A loro si sono aggiunte altre partecipanti, fino ad arrivare simbolicamente a 21 ragazze. Sarà una performance semplice, ma molto significativa. La parte più importante è stata spiegare loro il senso di ciò che stavamo facendo: rendere omaggio alle 21 Madri Costituenti e al contributo fondamentale che hanno dato alla nostra democrazia. Accanto alla performance ci saranno poi tre momenti di reading. I primi due, curati rispettivamente da Aiaf Veneto e da Idee in Arte, racconteranno le Madri Costituenti non solo dal punto di vista storico, ma soprattutto umano.

Tra questi momenti c’è anche il reading “Senza rossetto”. Un titolo molto evocativo.

Sì, il titolo non è casuale. Io e Paola Rossi abbiamo studiato biografie, testimonianze e materiali sulle 21 Madri Costituenti e abbiamo deciso di partire da un episodio simbolico. Nel 1946 le schede elettorali avevano una parte da chiudere con la colla, che doveva essere inumidita. Nelle sezioni elettorali veniva detto alle donne che eventuali tracce di rossetto avrebbero potuto invalidare la scheda. Pensiamo a cosa significasse per quelle donne: arrivare alle urne vestite a festa, curate, con il rossetto — che negli anni Cinquanta era anche un simbolo di emancipazione — e sentirsi dire di toglierlo. Quel gesto diventava quasi una rinuncia simbolica, ma anche una dichiarazione fortissima: “Anche senza rossetto resto me stessa e il mio diritto vale comunque”.

Il rossetto come una metafora dell’identità femminile.

Esattamente, è proprio questo il senso. “Anche senza rossetto, resto comunque io. Anzi, forse lo sono ancora più autenticamente”: una persona che ha finalmente conquistato il diritto fondamentale di esprimere il proprio pensiero. Le danzatrici Marta Bedin e Aurora La Cortiana lavoreranno proprio su questo nella prima coreografia, mettendo in scena cosa significasse togliersi il rossetto. La seconda parte invece sarà dedicata alla mimosa.

Anche la scelta della mimosa è una bella storia, con una forte valenza simbolica.

Prima della mimosa, come simbolo erano stati proposti altri fiori, come l’orchidea o la rosa. Ma la mimosa era un fiore semplice, spontaneo, accessibile a tutte. Cresceva nei campi ed era composta da tanti piccoli elementi uniti insieme: una metafora perfetta della comunità e della famiglia. Attraverso questi simboli vogliamo costruire un percorso capace di essere insieme coinvolgente, emozionante e formativo.

Il suo percorso – e quello di Idee in arte – punta a esplorare la danza come mezzo educativo. Possiamo definire il vostro un tentativo di andare oltre l’aspetto puramente estetico e performativo, ribaltando il senso stesso di quest’arte?

Sì. Credo che la cultura, e nel mio caso specifico la danza, possano diventare strumenti fondamentali per comunicare temi importanti e coinvolgere tutte le fasce d’età. Ho appena concluso un laboratorio a Casa Provvidenza, una residenza per anziani, dove la mia allieva più giovane aveva 86 anni e la più anziana 94. Questo dimostra quanto il movimento possa essere inclusivo e trasformativo. Il lavoro che facciamo come Idee in Arte prova ad andare oltre la danza intesa solo come mera performance estetica. Lo stesso nome dell’associazione racconta questa visione.

Cosa sono, per voi, la danza e in generale le arti espressive?

Sono strumenti di resilienza, rinascita, benessere personale e consapevolezza del proprio corpo. Esploriamo la danza educativa, ispirandoci al lavoro di Franca Zagatti, che ha avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo della danza di comunità in Italia. Lavoriamo con ragazze che soffrono di anoressia, offriamo percorsi per genitori e bambini piccoli, e in tanti altri contesti sociali. La danza oggi non è più soltanto quella legata a un corpo “predestinato” o a un talento tecnico. Certo, la danza accademica resta importante per i suoi valori di disciplina, rispetto e lavoro di gruppo, ma esiste anche una danza capace di aiutare i bambini a sviluppare la propria personalità e gli adulti a ritrovare autostima e fiducia in se stessi.