Novantatré lavoratrici e lavoratori a rischio, uno stabilimento destinato alla chiusura definitiva e uno sciopero nazionale già proclamato. Si apre con uno scontro durissimo la vertenza che coinvolge Sicor Srl, divisione Tapi del gruppo Teva impegnata in sviluppo, produzione e commercializzazione di principi attivi farmaceutici.

Dopo il primo incontro ufficiale sulla procedura di licenziamento collettivo avviata nei giorni scorsi, il 25 maggio l’azienda ha confermato la volontà di tagliare il 20% dell’organico nazionale e di fermare completamente il sito di Villanterio, in provincia di Pavia.

Gli esuberi annunciati riguardano 32 addetti a Villanterio, 36 a Rho, 21 a Santhià e 4 a Caronno Pertusella. Una riduzione pesante che colpisce Lombardia e Piemonte e che, secondo Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil, rappresenta un ulteriore passo nello smantellamento della chimica farmaceutica italiana.

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“Crisi costruita per vendere la divisione”

I sindacati contestano radicalmente le motivazioni industriali presentate dal gruppo. Secondo le organizzazioni sindacali, la crisi della divisione principi attivi sarebbe stata “costruita ad arte” per alleggerire i costi e rendere più appetibile Tapi in vista di una possibile cessione.

Nel comunicato unitario, Filctem, Femca e Uiltec sostengono che la molecola oggi prodotta a Villanterio continuerà comunque a restare nel portafoglio Teva e verrà realizzata in altri stabilimenti esteri oppure acquistata da produttori terzi. Contestata anche la scelta di intervenire con licenziamenti nonostante i risultati economici del gruppo, che nel 2025 avrebbe registrato un aumento del fatturato del 4% rispetto all’anno precedente, confermato anche nei primi mesi del 2026.

Le organizzazioni sindacali accusano la multinazionale israeliana di perseguire una strategia esclusivamente finanziaria, ricordando che negli ultimi anni il gruppo avrebbe già chiuso quattro siti industriali con oltre mille posti di lavoro persi.

Il sindacato chiede il ritiro della procedura

Durante il confronto del 25 maggio, le organizzazioni sindacali hanno chiesto il ritiro immediato della procedura di licenziamento e l’apertura di un percorso alternativo basato sugli ammortizzatori sociali, sul rilancio commerciale e sul recupero della produttività degli stabilimenti italiani.

La direzione aziendale si è limitata a confermare un ulteriore passaggio interno con il gruppo per verificare eventuali margini di riduzione dell’impatto occupazionale. Una risposta giudicata insufficiente dai sindacati, che parlano di “soluzioni di facciata” e di piccoli correttivi incapaci di modificare l’impianto complessivo dei tagli.

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Scioperi, blocco degli straordinari e presidi permanenti

Dopo l’esito negativo del confronto, Filctem Cgil, Femca Cisl, Uiltec Uil e le Rsu hanno confermato lo stato di agitazione permanente in tutti gli stabilimenti del gruppo e annunciato il blocco immediato di straordinari e flessibilità.

Dal prossimo 8 giugno scatterà il primo pacchetto di scioperi. A Villanterio sono previste 24 ore di fermo articolate nei giorni 8, 9 e 10 giugno, con presidi permanenti davanti ai cancelli dello stabilimento. Nei siti di Rho, Santhià e Caronno Pertusella si svolgerà invece uno sciopero di 8 ore nella giornata dell’8 giugno.

Parallelamente partirà anche l’iniziativa istituzionale. I sindacati hanno annunciato il coinvolgimento delle Regioni Lombardia e Piemonte e dei ministeri del Lavoro e delle Imprese per tentare di fermare la chiusura del sito pavese e difendere l’occupazione nei territori coinvolti.