Se l’America di Trump non avesse suonato la sveglia, rendendo possibile in una manciata di settimane quello che fino a ieri si vedeva solo sulle serie più assurde di Netflix, probabilmente quello che sta succedendo nel tempio della politica italiana sembrerebbe una distopia. Perché la maggioranza che sostiene il governo degli sgomberi delle occupazioni abusive ha offerto a Casapound diritto di tribuna con una conferenza stampa in pompa magna organizzata per oggi niente popò di meno che nella sala stampa della Camera dei Deputati per parlare di remigration. Quella cosa che va tanto di moda nelle ultime ore, che Trump ha mostrato al mondo come si fa: mandi un esercito di pazzi fuori di testa armati fino ai denti a terrorizzare una pacifica città arrestando e deportando immigrati illegali – e non –, compresi i bambini e sparando a bruciapelo a cittadini inermi che si oppongono.

A meno che quello della maggioranza non fosse uno strategico diversivo per riprendersi il palazzo occupato da secoli in Via Napoleone III, pieno centro di Roma, proprio da Casapound – ma non ci sembra questa l’aria che tira – ce n’è abbastanza per restare disorientati. Per fortuna le opposizioni non sono rimaste con le mani in mano e hanno deciso di occupare l’aula destinata alla conferenza stampa, che chi di occupazione ferisce, di occupazione perisce. Negli ultimi minuti foto e video di parlamentari di centro sinistra (Pd, M5s, Avs) che cantano impettiti Bella Ciao e resistono all’invasore rimbalzano su tutti i social network.

La bagarre – l’elegante termine che si usa sempre quando scoppia un casino a Montecitorio – ha indotto il presidente della Camera, il leghista di ultra destra Lorenzo Fontana, ad annullare in un colpo solo tutte, ma dico proprio tutte le conferenze stampa che si sarebbero dovute tenere in quel luogo. Confermando che, di questi tempi, in Parlamento resta quasi vietato parlare. E tutto questo nonostante il deputato della Lega Domenico Furgiuele, organizzatore della rimpatriata nerissima, continuasse a confermare l’evento e, alla fine, arrendendosi, gridasse alle agenzie che i partiti di opposizione sono antidemocratici. 

Effettivamente alla democrazia italiana è stato fatto un bel danno. Spegnere il microfono a Luca Marsella di CasaPound Italia, Ivan Sogari di Veneto Fronte Skinheads, Jacopo Massetti, ex di Forza Nuova, e Salvatore Ferrara della Rete dei Patrioti, vertici del “Comitato Remigrazione e Riconquista” che promuove la raccolta firme per la legge, è un bel vulnus. Gente, diciamocelo, che ha diritto di parola solo perché, dopo che i partigiani ci hanno liberato dal fascismo, è nata la Costituzione italiana. In cui resiste – anche se sembra sempre più fragile – il reato di apologia del fascismo. Chissà cosa avrebbero detto di illuminato esponenti di movimenti che, solo per guardare in casa Cgil, erano alla guida della folla di beceri che invase la sede di Corso Italia nell’ottobre del ‘21, sfregiando quadri e distruggendo strumenti di lavoro, o che, appena pochi giorni fa, hanno attaccato minacciosamente il nostro collega, addetto stampa della Cgil piacentina, per aver denunciato e obbligato a cambiare di sede, con una nota della Camera del Lavoro, un concerto neofascista organizzato sabato sera dopo la marcia per la remigrazione.

Altro che fascisti su Marte, come li immaginò un celebre sketch di Corrado Guzzanti. Sono sempre di più e sono sempre più vicini, allineati e coperti da questa maggioranza. Organizzano adunate a braccia tese e occupano palazzi senza che nessuno muova un dito. Adesso gli aprono anche le porte della sala stampa della Camera. E bene fanno associazioni e sindacati della società civile a lanciare, domani in piazza Vittorio a Roma, a un centinaio di metri dal palazzo occupato da Casapound, il coordinamento permanente Roma Città Antifascista. Che da troppo tempo in troppi hanno abbassato la guardia.     

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