Lo stato di agitazione è la risposta immediata dei metalmeccanici Fiom Cgil, Fsm Cisl e Uilm Uil dopo l’incontro di mercoledì 28 gennaio al ministero delle Imprese sul futuro dello stabilimento Bekaert di Macchiareddu (Cagliari). Ma non è escluso che la protesta sfoci in azioni di mobilitazione ben più aspre dopo le assemblee con i lavoratori e le lavoratrici che si svolgeranno nei prossimi giorni.

Nel corso dell’incontro a Roma è apparso evidente, oltre all’abbandono di Bekaert dello stabilimento con i suoi 237 lavoratori, l’intento di ostacolare un eventuale ingresso di aziende operative nelle stesse produzioni, le cordicelle per pneumatici.

“Bekaert investe in Cina e Thailandia per produrre ciò che da anni si produce a Macchiareddu – denunciano i segretari Marco Mereu (Fiom), Marco Angioni (Fsm), Alessandro Andreatta (Uilm) – e nello stesso tempo detta le condizioni, escludendo dall’eventuale vendita importanti società che potrebbero realizzare lo stesso prodotto nell’impianto sardo”.

Nel frattempo, motivandolo con il calo delle commesse, la Bekaert ha limitato le attività ed è stato attivato il contratto di solidarietà. “Un sacrificio accettabile soltanto se c’è una prospettiva seria di rilancio”, hanno sottolineato i segretari territoriali, auspicando anche “che venga coinvolta al tavolo del Mimit la principale committente, la giapponese Bridgestone, in grado di far sentire il proprio peso nelle scelte della Bekaert”.

Ora si attende di capire quale sarà il ruolo del ministero, che avrebbe garantito un impegno a sondare direttamente l’interesse da parte di quattro società cinesi - alcune già attive anche in Europa nello stesso settore - che Bekaert ha escluso dall’elenco delle potenziali acquirenti. “Nella competizione globale – proseguono i sindacati – l’azienda belga, mentre scarica lavoratori e impianti della Sardegna, vorrebbe pure decidere quali concorrenti possono insediarsi al posto suo e quali no”.

Dai sindacati l’appello alla Regione affinché continui a seguire la vertenza, anche mettendo a disposizione le misure promesse per rendere attrattiva l’area industriale. “Non assisteremo inermi davanti al rischio di perdere occupazione e attività produttive, e nemmeno alle imposizioni di chi non è più interessato a investire in Sardegna e in Italia”, concludono Mereu, Angioni e Andreatta: “Regione e ministero facciano la propria parte”.