40 euro per un livello A2, 80 euro per il B1. La certificazione di italiano per stranieri, necessaria per il permesso di soggiorno Ue per soggiornanti di lungo periodo nel primo caso, e per la richiesta di cittadinanza nel secondo, costa. Una spesa che può sembrare contenuta per le nostre tasche, ma che, per un migrante che lavora come stagionale nei campi, è consistente. Tanto più che l’esame lo paga in anticipo e non sa se è abbastanza preparato per passarlo. Tanto più che l’esame non è poi così semplice da superare.
Preparazione all’esame
Per questo la fondazione Metes della Flai, il sindacato dell’agroindustria della Cgil, dal 2017 centro d’esame per la certificazione dell’italiano come lingua straniera Certit, in convenzione con l’università di Roma Tre, offre un servizio di incontri gratuiti di preparazione all’esame e di simulazione dei test.
L’esame di italiano è una delle certificazioni riconosciute dal ministero degli Affari esteri e dal ministero dell’Istruzione, oltre che a livello internazionale, e fino a oggi sono 1.500 le persone che in tutta Italia hanno sostenuto l’esame con Metes.
Obiettivo, autotestarsi
Le simulazioni sono un supporto prezioso per esercitarsi, visionare le prove d’archivio, avere informazioni puntuali su come funziona l’esame. E una duplice utilità: il lavoratore può realmente testare la propria preparazione, verificare in anticipo se sarà in grado di ottenere la certificazione e allo stesso tempo prendere dimestichezza con le prove.
“Poiché la spesa da sostenere per l’esame è un sacrificio per i lavoratori, abbiamo pensato che partecipare a una simulazione potesse essere un aiuto per loro, anche per avere una prospettiva di possibilità di successo – spiega Tina Balì, segretaria nazionale della Flai -. Per questo abbiamo costruito rapporti con molte scuole di italiano che preparano i migranti nel percorso di apprendimento della lingua, collaboriamo con i docenti, organizziamo simulazioni. Di recente nel ghetto di Borgo Mezzanone abbiamo tenuto a battesimo con la Flc una scuola di italiano per migranti, con un percorso di apprendimento e naturalmente le sessioni di prova”.
Alfabetizzare i lavoratori
Anche a Pordenone, dove si sono tenute di recente le brigate del lavoro, il sindacato di strada, la Flai ha intrapreso un percorso di alfabetizzazione dei lavoratori. “Abbiamo intuito che la conoscenza della lingua avrebbe facilitato la comprensione dei diritti e dei doveri – spiega Dina Sovran, segretaria generale Flai Pordenone -. Visto che le istituzioni non svolgono il loro ruolo, abbiamo aperto una scuola all’interno della Cgil, con orari che dessero ai ragazzi la possibilità di frequentare. E naturalmente abbiamo organizzato anche una simulazione d’esame”.
Sono tre le prove che si devono superare: comprensione orale (ascolto), comprensione scritta (lettura), scrittura e lingua parlata. E l’ascolto, oltre a essere molto importante, è anche particolarmente difficile.
Conoscere la lingua per conoscere i diritti
“Se non comprendi esattamente cosa ti dicono o non conosci il contenuto di quello che ti fanno firmare, non puoi far valere i tuoi diritti nè conoscere i tuoi doveri – prosegue Balì -. Abbiamo inserito le attività legate all’apprendimento della lingua nel sindacato di strada, che raccoglie i bisogni, aiuta nella contrattazione, fa emergere i problemi con il sistema delle imprese del territorio, la questione degli alloggi, dei trasporti. E, non ultimo, appunto, la necessità di conoscere l’italiano e di ottenere la certificazione linguistica, fondamentale per essere informati su diritti e tutele e farsi valere”.























