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Mi presento: sono Emiliano Sbaraglia e sono un professore di sinistra. O almeno così ritengono gli altri. In verità, a dirla tutta, da un po’ di tempo può accadere anche il contrario, o quasi, nel senso che in discussioni varie, al bar o in sala professori, qualcuno insinua che alcune volte il mio somigli a un pensiero, se non di destra, almeno conservatore.
Insomma, in certe situazioni non vado bene né di qua né di là e, come è noto, in questo Paese tertium non datur. O guelfi, o ghibellini. Sarà che si nasce incendiari e si muore pompieri; sarà che con l’età si prova a ragionare in maniera più approfondita sulle cose, sedotti dall’arte del dubbio. Ma tant’è.
Ad ogni modo, vorrei rassicurare i baldi giovani di Azione Studentesca, così prodighi nel confezionare il questionario atto a identificare (parola da brividi) quei docenti che mostrino apertamente le loro inclinazioni politiche “di sinistra” in classe: cerco di lavorare quotidianamente, ormai da un quarto di secolo, per essere non un cattivo maestro ma un dipendente pubblico, consapevole di un ruolo importante nella costruzione di una società civile, al netto delle proprie idee, pronte ogni momento a essere confrontate con quelle degli altri.
Volendo offrire un esempio emblematico, sono un professore che non ha bisogno di giornate dedicate a qualcosa o qualcuno per parlare di certi argomenti. Anzi, da qualche anno a questa parte, ho cominciato a ritenere queste giornate (la più recente introdotta dal ministero è quella “del rispetto”, dedicata al povero Willy Monteiro Duarte) quasi controproducenti, come se ci si togliesse un dente, e non si pensasse più al tema in questione per il resto dell’anno.
Per essere più chiari, non parlo dell’Olocausto soltanto il 27 gennaio, anzi, in quel giorno cerco di non trattarlo, tanto ci saranno altri a farlo. Ne parlo a più riprese nel corso del programma di storia, durante l’intero anno scolastico.
Sento già una voce che arriva dal profondo di chi ha realizzato il questionario, la domanda che per loro ha rappresentato un baluardo nella lotta alla “verità storica” di questi anni: e allora le foibe? Ecco, anche per le foibe non ho bisogno del 10 febbraio, non ho bisogno che qualcuno mi “ricordi di ricordare”, come puntualmente accade da un po’, con puntuale circolare ministeriale.
Anche in questo caso ne parlo quando i contenuti lo richiedono, partendo da riferimenti bibliografici solidi, senza ridurre il tutto a una squallida competizione ideologica. Se posso permettermi, ai ragazzotti di Azione Studentesca consiglio Il dolore e l’esilio di Guido Crainz, che non so come verrà considerato dal questionario, ma certamente di storia ne sa più di loro, e più di me.
Non voglio farla lunga, rischiando di essere pedante, soltanto un’ultima cosa. Il ministro Giuseppe Valditara non manca mai, ad ogni inizio di anno scolastico, di rimarcare i princìpi e i valori della Costituzione italiana, seppur gonfiati di prosopopea patriottica che lascia il tempo che trova. A beneficio dei rappresentanti di Azione Studentesca, mi permetto di riportare il comma 1 dell’articolo 3 della nostra Carta costituzionale:
“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali di fronte alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.
Ogni mattina, quando entro in classe, questa è la mia fonte di ispirazione, la mia guida, professionale e spirituale. Se questo significa essere un professore di sinistra allora eccomi, sono qui. Venitemi a prendere.






















