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La Convenzione di Istanbul, all’articolo 36, chiede agli Stati di adottare misure contro ogni atto sessuale non consensuale, ossia atti compiuti su una persona senza il suo consenso. Il consenso è la libera manifestazione della volontà della persona.
Indagare il consenso oggi
Indagare il consenso significa verificare la presenza di indici chiari e precisi di volontà di avere il rapporto sessuale da parte del soggetto passivo del reato, per esempio la donna. In assenza di indici chiari e univoci di consenso si deve presumere il dissenso del destinatario degli atti sessuali, quindi il potenziale autore ha l’obbligo di astenersi, altrimenti commette reato.
Indagare il consenso significa stare in relazione: porre attenzione ai segnali che l’altra persona manda durante l’atto, ascoltare l’altra persona in ogni momento del rapporto e non dare mai per scontato che il consenso a un’azione si estenda automaticamente al consenso per un’altra.
La differenza tra consenso e dissenso
Parlare di dissenso significa far ricadere sulla vittima l’onere di dimostrare la sua contrarietà al rapporto sessuale, per esempio lottando o gridando sottraendosi all’atto stesso. Invece, notoriamente, la maggioranza delle vittime di violenza subisce senza reagire: le ricerche scientifiche dimostrano che la gran parte degli stupri avviene senza violenza o minaccia perché la vittima, che spesso conosce l'autore, è remissiva, terrorizzata e resta pietrificata dall’assalto sessuale patito.
La maggioranza delle donne subisce senza reagire
Si tratta del cosiddetto freezing o tanatosi: chi subisce la violenza rimane totalmente passiva, pietrificata, congelata, e allo stesso tempo è costretta attivamente a subire l’aggressione sessuale. Si costruirebbe così un reato che non guarda a chi potenzialmente può commetterlo, ma alle vittime del reato stesso, imponendo loro di adottare un determinato comportamento.
Le conseguenze della legge
In questo modo si nutrono tutti gli stereotipi e pregiudizi di genere che colpevolizzano le donne, con un aumento esponenziale di forme di vittimizzazione secondaria all’interno delle sedi giudiziarie. Ciò significa remare contro, in maniera diretta, rispetto a chi lavora ogni giorno per prevenire la violenza, costruendo una cultura del rispetto e dell'autodeterminazione, del consenso e dell'affettività.
Un deterrente alle richieste di aiuto
Significa costruire un immaginario colpevolizzante che disincentiva le richieste di aiuto, quindi aumenterà il sommerso che già oggi riguarda la maggioranza dei casi. Significa costruire un piano simbolico delle relazioni in cui alcuni corpi sono sempre disponibili, a meno che non esprimano il loro dissenso. Significa, infine, mandare in frantumi anni e anni di conquiste dei diritti delle donne.
La mobilitazione permanente
La Rete dei Centri antiviolenza e delle associazioni femministe e transfemministe della Regione Lazio sta organizzando una mobilitazione permanente. Due gli appuntamenti principali: il 15 febbraio con le mobilitazioni territoriali e il 28 febbraio per la mobilitazione nazionale. Qui per aderire: nosuinostricorpi@gmail.com.
Carla Quinto, responsabile studio legale Be Free cooperativa sociale






















