Come nei peggiori film dell’orrore, i cadaveri riaffiorano dal mare da giorni sulle coste della Calabria e della Sicilia occidentale. Nessuno può dirlo oggi con assoluta certezza e forse non ci sarà mai conferma a quella che, tuttavia, appare un’evidenza: che siano i corpi dei migranti spazzati via dal ciclone Harry. E dietro a questa macabra scoperta ci sono, ancora una volta, le politiche disumane di chi governa, molto più delle condizioni avverse del meteo.

Non è servito il naufragio epocale di Lampedusa nella notte del 3 ottobre 2013. Non è servito Cutro, già dimenticato. E a niente, probabilmente, servirà anche questa rassegna di corpi irriconoscibili, fantasmi e moniti. Cadaveri da spingere fuori dalle cronache e dalle prime pagine, perché la quiete pubblica non ne sia turbata e quello dei migranti resti un argomento da copertina solo in campagna elettorale.

In Calabria ritrovati quattro corpi in dieci giorni

Sono stati quattro in dieci giorni i corpi riaffiorati lungo la costa tirrenica della Calabria. L’ultimo galleggiava non lontano dalla spiaggia ‘Le Roccette’ a Tropea, nel vibonese, quando è stato visto da alcuni studenti. Il mare era troppo mosso perché se ne potesse organizzare il recupero. Solo dopo che la corrente l’ha avvicinato a riva, la Guardia costiera, tra mille difficoltà, lo ha portato a terra.

“Il mare continua a restituire corpi – ci ha detto Celeste Logiacco, segretaria regionale della Cgil Calabria –. Lo avevamo già detto quando il ciclone Harry aveva spazzato le nostre coste che era molto probabile avesse causato altre stragi silenziose. E i fatti purtroppo lo stanno confermando. Ma queste stragi restano taciute perché parlare di morti in mare adesso, con questa destra al governo, non è popolare. Come Cgil da tempo chiediamo un cambio radicale, chiediamo che si garantisca il soccorso in mare e il diritto alla vita. Che si interrompa questa catena infinita di corpi, storie, vite spezzate. Il Mediterraneo continua a essere un cimitero e siamo in pochi a denunciare, a parlare. Continueremo a mobilitarci affinché venga fatta piena luce sui fatti, lo dobbiamo a tutte quelle vite spezzate a pochi metri dalla riva, e continueremo a lottare per un cambio radicale delle politiche migratorie nel rispetto dei diritti umani, del diritto internazionale e dei valori fondamentali della nostra Costituzione”.

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"Il Mediterraneo è il cimitero più grande del mondo – ci ha detto Francesco Lucchesi, segretario della Cgil Sicilia –. Queste politiche del governo, compresi i nuovi decreti, peggiorano una condizione già drammatica. La disumanità con cui viene affrontato questo argomento è terribile. E non è finita qui. Da quello che si capisce le stime ufficiali parlano di 400 morti nei naufragi dovuti al ciclone Harry, ma associazioni libiche attestano un migliaio di partenze in quei giorni. E la notizia non è passata da nessuna parte. Abbiamo tutti negli occhi quelle onde alte sei, sette metri, quando passò la tempesta. Immaginate un gommone in mezzo al mare in quelle condizioni”.