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Il governo abolisce la mobilità in deroga. Nell’ultima legge di bilancio, infatti, non è stato previsto il rifinanziamento di questo fondamentale ammortizzatore sociale. “Una scelta grave e miope”, denuncia la Cgil, che colpisce “uno strumento che in questi anni ha rappresentato un presidio fondamentale di tutela per migliaia di lavoratrici e lavoratori espulsi dai processi produttivi e privi di altre coperture. Per queste ragioni, chiediamo un incontro urgente ai Ministri Calderone, Urso e Giorgetti per individuare soluzioni che garantiscano continuità di reddito e prospettive concrete di reinserimento lavorativo per le persone coinvolte”.
La mobilità in deroga ha garantito una risposta concreta in contesti di crisi aziendali complesse, territori riconosciuti a livello nazionale per la gravità e la rilevanza delle crisi aziendali che li colpiscono, caratterizzati da pesanti ricadute occupazionali, indebolimento del tessuto produttivo e forte impatto sociale sull’intera comunità.
Cgil: “Scelta grave e miope”
“La sua mancata proroga – spiega la Cgil – nazionale lascia senza sostegno persone che, spesso dopo lunghi percorsi di ammortizzatori sociali, non hanno ancora trovato una nuova occupazione e rischiano di scivolare definitivamente nella marginalità sociale”.
Una scelta grave e miope, così la definisce il sindacato, rilevando che “in un Paese in cui permangono forti divari territoriali, settoriali e generazionali, e in cui ci sono sempre più crisi industriali, interrompere questo strumento significa abbandonare lavoratrici e lavoratori proprio nel momento di maggiore difficoltà”.
Una scelta per di più “incomprensibile”, anche alla luce “dell’aumento delle risorse – dai 70 milioni previsti per il 2025 ai 100 milioni stanziati con la legge di bilancio 2026 – destinate però esclusivamente alla cassa integrazione straordinaria nelle aree di crisi complessa, con l’esplicita esclusione della mobilità in deroga”. Un’esclusione che colpisce proprio i lavoratori già licenziati e ancora senza occupazione.
La Cgil chiede al governo “un immediato intervento per consentire il rifinanziamento della mobilità in deroga, garantendo continuità di reddito e tutele fino alla ricollocazione, e di aprire un confronto serio e strutturato sulle politiche attive e passive del lavoro. È necessario rafforzare gli strumenti di protezione sociale e accompagnamento al lavoro, non indebolirli”.
Il sindacato così conclude: “La tutela del reddito e della dignità delle persone deve restare una priorità dell’agenda politica, invece il Governo Meloni fa il contrario e abbandona i lavoratori delle aziende in crisi. Promuoveremo, insieme alle categorie e ai territori, tutte le mobilitazioni necessarie alla difesa dei diritti e della dignità delle lavoratrici e dei lavoratori e del loro futuro occupazionale”.























