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A quasi tre anni dal naufragio, dopo un’indagine lunga e segnata da continui rinvii - l’ultimo causato da un problema nella composizione del collegio giudicante alla prima udienza del 14 gennaio - il processo per la tragedia di Steccato di Cutro del 26 febbraio 2023 è pronto a entrare nel vivo. Riprende il 10 febbraio e proseguirà con udienze settimanali ogni martedì alle 14.30. Il tutto, però, si svolgerà senza telecamere.
Telecamere oscurate
Il tribunale di Crotone, richiamando una circolare del 12 gennaio, ha stabilito che nell’aula 1 delle Udienze penali non saranno consentite riprese audiovisive per tutta la durata del procedimento. Ai giornalisti sarà permesso accedere solo a immagini e registrazioni realizzate dal personale tecnico del Tribunale e previa autorizzazione.
La decisione, motivata con la necessità di garantire uno svolgimento ordinato dell’istruttoria, ha suscitato proteste tra stampa e legali delle parti civili, che temono un racconto pubblico limitato del dibattimento. Il collegio presieduto dal giudice Alfonso Scibona, con i magistrati Giuseppe Collazzo e Glauco Panattoni, ha respinto le richieste di rivedere la misura, nonostante - viene fatto notare - i processi di ’ndrangheta celebrati nello stesso tribunale si siano svolti con le telecamere accese. Le parti civili ammesse sono complessivamente 86.
Testimoni illustri
Sul banco degli imputati siedono quattro militari della Guardia di finanza e due della Guardia costiera, accusati di naufragio colposo e omicidio colposo plurimo. Tutti hanno scelto di testimoniare. Si tratta di Giuseppe Grillo, Alberto Lippolis, Antonino Lopresti, Nicolino Vardaro, Francesca Perfido e Nicola Nania.
Tra i possibili testimoni potrebbero però comparire anche i ministri Matteo Salvini e Matteo Piantedosi, inseriti nelle liste presentate dagli avvocati dei superstiti e dei familiari delle vittime. Il Tribunale si è riservato di decidere. Per ora è stata ammessa solo la lista dei 69 testimoni indicati dalla Procura, che comprende, tra gli altri, i carabinieri intervenuti sulla spiaggia e alcuni alti ufficiali. Resta sospesa anche la decisione sull’audizione dell’equipaggio dell’aereo Frontex “Eagle One”, che individuò il caicco la sera precedente al naufragio.
La tragedia del caicco “Summer Love” causò 94 morti, di cui 35 minori, ed è uno dei più gravi disastri migratori degli ultimi anni nel Mediterraneo. Tra le organizzazioni costituite parte civile figurano Emergency, Louise Michel, Mediterranea Saving Humans, Sea-Watch, Sos Humanity e Sos Mediterranee. Respinte invece le richieste presentate da Sabir e Asgi, così come quella di estromissione avanzata dai responsabili civili Consip e Sara Assicurazioni.
Poco rispetto
“Il processo su Cutro comincia completamente sotto traccia – commenta Laura Marmorale, presidentessa di Mediterranea Saving humans – anche se la strage tre anno fa, come quella di Lampedusa, suscitò grandissima indignazione. Probabilmente, però, Cutro non ha determinato lo stesso rispetto che ebbe Lampedusa, perché il governo non andò a rendere omaggio alle vittime e ai loro familiari, ma a redarguirli perché non avrebbero dovuto partire”.
In ogni caso, continua Marmorale, il processo “inizia con la la preziosissima testimonianza dei sopravvissuti e dei familiari, e con le molte organizzazioni non governative della società civile che si sono costituite come parte civile. Noi siamo lì anche per questo, perché si possa sgretolare progressivamente il velo di silenzio che colpevolmente si desidera far calare su queste stragi, per poter affermare che le nostre politiche di gestione delle frontiere sono indecorose.”
Una responsabilità collettiva
“I ritardi, l’assenza di telecamere e di giornalisti, il velo di silenzio e indifferenza che è calato su una delle più gravi tragedie degli ultimi anni rischiano di indebolire il principio di trasparenza e il diritto dell’opinione pubblica a conoscere la verità”. È il commento di Celeste Logiacco, segretaria regionale della Cgil Calabria. “La giustizia non deve essere solo esercitata, ma deve essere anche visibile - continua - . Perché quando un processo che riguarda la morte di decine di persone, uomini, donne e bambini, si tiene lontano dallo sguardo della società civile, si alimenta il sospetto che il valore di quelle vite non sia al centro, come dovrebbe essere in uno Stato di diritto”.
“Lo stesso vale per le altre vittime, più di mille, che hanno perso la vita in mare durante il ciclone Harry, anche su di loro è calato un colpevole silenzio - afferma ancora Logiacco -. Ma le vittime, quelle più recenti così come quelle di Cutro, non sono numeri, sono persone. E solo facendo piena luce sulle responsabilità in tempi rapidi si può rendere loro giustizia e riaffermare un principio fondamentale: la tutela della vita umana viene prima di ogni scelta politica o amministrativa”. “La memoria di quanto accaduto a Cutro - conclude - chiama tutte e tutti a una responsabilità collettiva. Il silenzio non è neutrale. La dignità delle persone non può essere archiviata”.

























