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La ex Airpack di Ossago chiude e 41 persone restano senza lavoro. Quaranta addetti e un dirigente sono coinvolti nella procedura avviata dalla multinazionale belga Abriso, che aveva acquisito la storica azienda lodigiana nel 2019 insieme alle consociate europee Jiffy Packaging e Tap Telion. Da allora la produzione di imballaggi protettivi in polietilene e polipropilene era proseguita nel sito lombardo, ma senza riuscire a invertire una crisi che negli ultimi anni si è fatta strutturale.
Nel 2021 il controllo del gruppo era passato dal fondo Bencis Capital Partners alla società finanziaria belga Piatraco. Un passaggio che non ha portato il rilancio industriale promesso, mentre le perdite accumulate hanno spinto la casa madre a prendere la decisione più drastica.
L’annuncio ai lavoratori e la procedura di licenziamento
L’annuncio è arrivato in un incontro con Rsu e segreterie territoriali di Filctem Cgil e Femca Cisl. L’azienda ha comunicato l’apertura della procedura di licenziamento collettivo, motivando la scelta con le perdite registrate negli ultimi tre anni e con il fallimento dei tentativi di rilancio attraverso piani industriali e ricerca di nuovi ordini.
I sindacati hanno già annunciato lo stato di agitazione e un’assemblea dei lavoratori per definire le prossime iniziative. L’obiettivo è guadagnare tempo rispetto ai 75 giorni della procedura e cercare alternative ai licenziamenti, valutando strumenti come prepensionamenti, incentivi all’esodo, ricollocamenti, cassa integrazione straordinaria e la ricerca di un possibile acquirente del sito.
La Cgil: “Un duro colpo dopo anni di sacrifici”
La Cgil esprime la posizione più dura sulla decisione della multinazionale. “Siamo arrabbiati”, denuncia Morwenna Di Benedetto, segretaria generale della Filctem Cgil Lodi, sottolineando come negli anni si fosse cercato di traghettare l’azienda con ammortizzatori sociali, riorganizzazioni e cambiamenti nella dirigenza. “Ci dicevano che la casa madre investiva su macchinari, manutenzione e nuova forza lavoro. È un duro colpo”, aggiunge.
Per il sindacato, la chiusura rappresenta l’ennesima conferma di un modello industriale che lascia i territori senza prospettive, dopo aver beneficiato per anni di lavoro e competenze locali.
Un’altra ferita nel tessuto produttivo lodigiano
La chiusura di Airpack si inserisce in un contesto già fragile per il distretto industriale locale, dove la perdita di un sito produttivo significa non solo posti di lavoro in meno, ma anche impoverimento della filiera e del tessuto sociale. La mobilitazione sindacale punta ora a evitare licenziamenti secchi e a costruire una prospettiva industriale alternativa, ma il tempo è una variabile critica.























