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''Mentre entriamo nel quinto anno di guerra, un terzo dei bambini ucraini rimane sfollato. Si tratta di quasi 2,6 milioni di bambini. Quasi 1,8 milioni di questi bambini vivono come rifugiati fuori dal Paese. Più di 791.000 bambini sono sfollati all'interno dell'Ucraina''. Sono i numeri forniti dal rappresentante Unicef in Ucraina, Munir Mammadzade.
Una quotidianità insopportabile
Mammadzade descrive la situazione dei civili nel Paese in guerra: ''La guerra è intensa nelle zone della linea del fronte, ma colpisce anche i bambini lontani dal fronte di Kherson. Gli attacchi che colpiscono le zone civili continuano in tutto il Paese, distruggendo la vita dei bambini, le loro case, le scuole, gli ospedali e le infrastrutture da cui dipendono”.
Lo scorso anno, prosegue, “l'uccisione e la mutilazione di bambini nella città e nella regione di Kiev, ad esempio, sono aumentate di quasi quattro volte rispetto al 2024. Un recente sondaggio dell'Unicef ha rilevato che un adolescente su 3 di età compresa tra i 15 e i 19 anni è stato sfollato almeno due volte, indicando la ricerca di sicurezza come il motivo più comune per la fuga. Anche la ricerca di un migliore accesso all'istruzione e lo sviluppo di competenze per la crescita dei giovani sono stati fattori chiave nella decisione di trasferirsi''.
In una nota viene spiegato che nella città e nella regione di Kherson la vita quotidiana è una questione di sopravvivenza per i bambini e le famiglie: “Questa zona della linea del fronte è coperta da reti anti-drone e l'infanzia si è letteralmente spostata sottoterra. Sono rimasti circa 5.000 bambini, dei 60.000 che un tempo vivevano pacificamente con le loro famiglie e i loro amici fino a quando la loro infanzia è stata sconvolta per sempre il 24 febbraio 2022. Oggi i bambini imparano, giocano e dormono nei seminterrati solo per stare al sicuro''.
Le testimonianze
“In un centro di protezione dell'infanzia sostenuto dall'Unicef ho parlato con le famiglie e gli operatori, compresi psicologi e assistenti sociali – racconta Mammadzade –. Tutti parlano del livello di stress che le famiglie stanno sopportando vivendo 24 ore al giorno in uno stato di allerta estrema. La paura costante degli attacchi, il rifugio infinito nei seminterrati e l'isolamento a casa con contatti sociali limitati hanno messo in difficoltà bambini e adolescenti, con conseguenze per la loro salute mentale e fisica. Allo stesso tempo, però, spazi come questo offrono un po' di tregua dagli orrori che si consumano fuori, e c'è una straordinaria determinazione ad andare avanti con la vita. L'Unicef sta aiutando i bambini e le famiglie proprio in questo''.
Gli aiuti
Mammadzade non manca di fare conoscere le attività dell’Unicef che, in collaborazione con le autorità locali e i partner, sostiene sette centri di protezione dell'infanzia nella regione di Kherson e fornisce assistenza di emergenza salvavita attraverso squadre di intervento, rafforzando al contempo soluzioni di assistenza alternative per i bambini più vulnerabili.
In Ucraiana, oltre alle organizzazioni governative, opera anche una lunga serie di ong, come l’italiana Emergency (che solamente pochi giorni fa ha denunciato come il freddo sia diventato un’arma di guerra), Medici senza frontiere, oppure Caritas, Intersos, Save the Children e molte altre ancora impegnate in programmi che possono essere di protezione, o di fornitura di beni essenziali, o cure mediche.
Come dichiara il rappresentante Unicef la risposta umanitaria è “urgente e imprescindibile per proteggere e migliorare la vita dei bambini oggi, per il loro futuro e quello del Paese. Ciò di cui ogni bambino ha bisogno ora è una pace duratura, affinché possa crescere in sicurezza e stabilità: questo è un loro diritto e tale diritto deve essere rispettato senza eccezioni”.






















