Una notifica bancaria con un addebito imprevisto, una cifra elevata e una domanda semplice: "Lo hai autorizzato tu?". È l'immagine scelta dal Tavolo asilo e immigrazione (Tai), rete che riunisce oltre quaranta organizzazioni (tra le quali la Cgil) impegnate nella tutela dei diritti delle persone migranti, per lanciare la campagna #RenditiConto, con l'obiettivo di riportare al centro del dibattito pubblico il costo economico, umano e democratico dei centri italiani realizzati in Albania.

Secondo il Tavolo, il progetto dei centri di Shëngjin e Gjadër, nato con il Protocollo Italia-Albania e successivamente riconvertito in un sistema di trasferimento delle persone già trattenute nei Cpr italiani, rappresenta un modello che produce detenzione amministrativa, isolamento e limitazioni nell'esercizio dei diritti fondamentali. La campagna richiama anche il costo sostenuto con risorse pubbliche: 74 milioni di euro per la costruzione delle strutture, mentre la spesa complessiva prevista dal Governo supera i 670 milioni di euro in cinque anni.

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"Un faro su ciò che resta invisibile"

A sostenere l'iniziativa è anche la Cgil. Sabrina Del Pozzo, della Cgil nazionale, spiega che "Il Tavolo asilo lancia una campagna che punta un faro su ciò che resta invisibile dei centri per persone migranti di Shëngjin e Gjadër. Continuiamo a ribadire la nostra posizione e a richiederne la chiusura unitamente a quella dei Cpr, strutture di detenzione amministrativa per persone in attesa di rimpatrio, presenti in Italia che con l'attuazione del Patto europeo su migrazione e asilo diventano, purtroppo, centrali".

La campagna del Tavolo asilo

Secondo il Tai, molte delle persone trasferite in Albania hanno raccontato di essere state spostate senza conoscere la destinazione, le ragioni del trasferimento o la durata della permanenza. Le testimonianze raccolte durante le visite parlano di isolamento, ansia e sofferenza psicologica, mentre le organizzazioni denunciano difficoltà nell'accesso all'assistenza legale, alle cure, all'informazione e alla comunicazione con l'esterno.

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"Riguarda l'intera società"

Per la Cgil, la questione non interessa soltanto le persone trattenute, ma investe direttamente il funzionamento dello Stato di diritto e la qualità della democrazia. "Quanto accade in Albania coinvolge e riguarda l'intera società -continua Del Pozzo -. Vengono applicate pratiche che compromettono i diritti e la democrazia, opacità e mancanza di trasparenza con conseguenze per le persone trattenute e per chiunque ne entra in contatto”.

Occorre inoltre “considerare le risorse utilizzate che rappresentano una sottrazione di tutele e garanzie. La vera protezione sociale si costruisce investendo dal welfare al lavoro, rafforzando i diritti e i servizi di cui la collettività ha urgente bisogno".

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Trasparenza e chiusura dei centri

La campagna chiede la chiusura dei centri in Albania, la cessazione dei trasferimenti verso Shëngjin e Gjadër e una piena trasparenza sui costi, sulle procedure e sulle condizioni di trattenimento. Secondo il Tavolo Asilo e Immigrazione, il "modello Albania" costituisce un precedente che rischia di rendere più fragili le garanzie giuridiche e di allontanare ulteriormente il controllo pubblico su luoghi finanziati con risorse dello Stato.

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l messaggio della campagna è racchiuso nello slogan "Il costo non è solo economico": oltre alle risorse pubbliche impiegate, secondo le organizzazioni promotrici il prezzo più alto è quello pagato dai diritti delle persone e dalla trasparenza delle istituzioni.

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