PHOTO
I lavori per per la prima fase della sostituzione di Ponte al Pino si ripercuotono sulla circolazione dei treni a livello nazionale e, in particolare, a Firenze. Si parla di disagi contenuti, anche se ieri un guasto presso la Stazione di Milano ha reso necessaria la soppressione di alcune corse e causato pesanti ritardi.
Sul sito di Trenitalia si legge che quello di Firenze è il primo di due stop programmati e che fino al 10 luglio alcuni treni della tratta Roma-Milano vengono deviati sulla linea Tirrenica, dove però ieri mattina si è registrato un inconveniente tecnico nei pressi di Follonica con ulteriori ritardi rispetto a quelli sino a 180 minuti già previsti dall’assenza dell’alta velocità. Un inconveniente poi risolto. Inoltre alcuni Intercity ed Eurocity subiscono limitazioni e variazioni di percorso, modifiche di orario, allungamenti di percorrenza e modifiche di fermate. Trenitalia avvisa di variazioni, limitazioni di percorso e cancellazioni per i treni Regionali delle tratte interessate in Toscana, Liguria, Umbria, Lazio, Campania.
Luigi Ciracì, coordinatore nazionale del trasporto ferroviario della Filt Cgil, ci spiega che i lavori in atto a Firenze sulla viabilità ordinaria e il conseguente blocco sono necessari, ma il problema nasce dal fatto che, avendo la ree infrastrutture mai ammodernate che non reggono il carico attuale sulle tratte, le vie sulle quali vengono deviati i viaggi non sono adeguate.
Pochi investimenti per l’ammodernamento delle infrastrutture
"Ci sono la saturazione delle linee e i guasti che stanno mettendo sotto stress la rete – afferma –, perché molto probabilmente non ci sono gli spazi per fare la manutenzione, quindi stiamo parlando di scelte strategiche del Paese che secondo noi vanno riviste.
Quindi anche le vie alternative scelte alla fine si scopre che sono poco sostenibili, come ad esempio la litoranea Tirrenica. Si è investito poco negli ultimi 30 anni e si è cercato di aumentare i treni perché ovviamente è un mezzo ecologico, però sono numerosi i treni che viaggiano su linee risalenti al secolo scorso”.
Ciracì fa notare che “si è investito molto sull'Alta velocità, ma anche lì si è saturata la linea. Non si è fatta una una politica sul trasporto ferroviario e oggi queste sono le conseguenze. Si sta cercando di recuperare un gap infrastrutturale che ormai ha più di 50 anni. Bene la conversione green, spostando il trasporto dalla gomma al ferro, però ci vogliono anche degli investimenti ed è quello che il sindacato da tempo sta cercando di fare capire al governo”.
Il coordinatore del trasporto ferroviario della Filt Cgil prosegue spiegando che “dopo i soldi arrivati con il Pnrr, ad oggi tutti i cantieri sono aperti e il gruppo FS sta lamentando il fatto che non c'è una copertura finanziaria per questi investimenti per i prossimi anni.
L'amministratore delegato uscente si è dimesso perché aveva più volte annunciato al governo il fatto che, finiti i soldi del Pnrr, sono necessari 100 miliardi di euro per i prossimi 10 anni al fine di garantire un rinnovamento dell'infrastruttura e questi soldi ad oggi non ci sono. Questo è un tema politico”.
Disagi per i passeggeri, ma anche per i lavoratori
Ritardi e cancellazioni si ripercuotono sulla vita dei viaggiatori, siano essi pendolari oppure no, ma Ciracì ci ricorda che anche i lavoratori hanno disagi continui, anzi quotidiani: “Sono costretti ogni ogni volta, ogni giorno, a ritardare il rientro a casa per effetto dei ritardi e a lavorare in condizioni critiche, anche perché il viaggiatore che subisce il ritardo diventa poi più aggressivo, anche solo verbalmente.
Questo è un fattore di stress per chi lavora a contatto con il pubblico, oltre al fatto che il suo turno di lavoro sia allunga e non sono certo contenti di ritornare a casa con 1 o 2 ore di ritardo al giorno. Anche loro vittima di questo sistema che però il ministro dei Trasporti e delle infrastrutture, Matteo Salvini, continua a ignorare rivendicando la puntualità dei treni, mentre ci sono dati scaricabili sui ritardi dei treni ed effettivamente soprattutto la lunga percorrenza è quella più martoriata e sicuramente l’enormità dei cantieri aperti non aiuta”.

























