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La Procura della Repubblica di Massa ha notificato un decreto di citazione diretta a giudizio nei confronti di 36 persone coinvolte nella manifestazione contro il genocidio in Palestina del 3 ottobre 2025, per i fatti avvenuti presso la stazione ferroviaria di Massa Centro. Il procedimento approderà davanti al Tribunale di Massa il prossimo 14 ottobre, quando si terrà l’udienza di comparizione predibattimentale. L’imputazione è di aver impedito la circolazione ferroviaria.
Il decreto di citazione diretta arriva dopo che le 36 persone coinvolte (sindacalisti, esponenti della società civile e giovani) erano state raggiunte nei mesi scorsi dall’avviso di conclusione delle indagini preliminari da parte sempre della Procura massese. Tra i 36 figurano il segretario organizzativo della Cgil Toscana Paolo Gozzani, il segretario generale della Cgil di Massa Carrara Nicola Del Vecchio, i segretari generali della Fp e della Fiom di Massa Carrara Alessio Menconi e Umberto Faita, il presidente provinciale dell’Anpi Giancarlo Albori, il segretario dell’Usb provinciale Elia Buffa, Matteo Bartolini, segretario provinciale di sinistra italiana e tante altre figure apicali del movimento pacifista. Gozzani, Del Vecchio, Menconi e Faita figurano anche tra le 13 persone a cui, nell’udienza di comparizione predibattimentale, verrà anche contestato di aver modificato il percorso del corteo del 3 ottobre 2025.
Del Vecchio, Cgil Massa Carrara: “Manifestazione nel rispetto e nel solco della nostra Costituzione”
“Ci sono Procure – afferma Nicola Del Vecchio, segretario generale Cgil Massa Carrara –, penso a quella di Torino, che ritengono che il reato di blocco stradale, come quello di blocco ferroviario, se attuato con il corpo, sia incostituzionale in quanto lesivo del diritto di riunione e del principio di ragionevolezza. Ci sono invece Procure, come quella di Massa, che non solo non si preoccupano della legittimità costituzionale di una norma tanto controversa, ma che non si fermano neppure di fronte all’abrogazione dei reati, citando a giudizio 13 delle 36 persone, per una condotta, quella prevista dall’art 18 del tulps, Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, che non è più reato. L’aver deviato dal percorso originario del corteo, infatti, è condotta che, a seguito dell’entrata in vigore del decreto sicurezza 23/26, non costituisce più reato. Ciononostante, andiamo convintamente avanti forti delle nostre ragioni che ci hanno portati, in quella giornata, a mobilitarci insieme a migliaia di persone, per denunciare il genocidio in corso in Palestina e l’immobilismo inaccettabile del governo italiano. Lo abbiamo fatto pacificamente, nel rispetto e nel solco di quanto indicato nella nostra Costituzione”.

























