C’è chi lo ha soprannominato Regolamento deportazione e, leggendo le modifiche alla politica Ue sui rimpatri dei cittadini di Paesi terzi che soggiornano irregolarmente nell’Unione approvato dagli europarlamentari, viene il sospetto che tutti i torti non li abbia. 

La seconda impressione è che sia stato direttamente ispirato dai provvedimenti del Governo Meloni, soprattutto nella parte di esternalizzazione dei confini, ma anche dall’operato dell’Ice che negli Stati Uniti è stato il “braccio armato” delle politiche anti-migratorie del presidente Donald Trump. Non è un caso che la presidente del Consiglio italiana abbia cantato vittoria in un videomessaggio registrato mentre si trovava al G7 di Évian.

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Esternalizzazione delle frontiere 

Le tracce delle norme nostrane le troviamo principalmente nella parte del regolamento che riguarda “Accordi con Paesi terzi per l’accoglienza dei rimpatriati”. Sarà possibile la creazione da parte dei singoli Stati membri di creare “hub” di rimpatrio fuori dal territorio dell’Unione, esattamente come il governo italiano ha fatto in Albania. Vi potranno essere trasferiti i migranti per i quali si sia deciso il rimpatrio, esclusi i minori non accompagnati.

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Ciò sarà possibile attraverso accordi bilaterali tra i Paesi e nel provvedimento si specifica in un modo che lascia adito a interpretazione che tali accordi “potranno essere conclusi solo con Paesi terzi che rispettino i diritti umani, il diritto internazionale e il principio di non respingimento”, però “le carenze riscontrate in parti specifiche del territorio del Paese terzo o rispetto a determinate categorie di persone, non impediscono la conclusione di tali accordi, a condizione che sussistano garanzie sufficienti per assicurare il pieno rispetto dei diritti dei cittadini di Paesi terzi interessati”.

Si apre così tutta la controversa questione sui “Paesi sicuri” per i quali il Parlamento europeo ha legiferato lo scorso febbraio. Se aggiungiamo che la concessione dei vantaggi commerciali alle economie emergenti è stata condizionata alla collaborazione sui rimpatri, è ancor più chiaro che anche il Regolamento è frutto di una politica anti-migranti”. 

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Sino a due anni e mezzo di detenzione per i migranti 

Le persone migranti per le quali è stato deciso il rimpatrio devono collaborare con le autorità, se non lo fanno possono essere trattenute sino a 24 mesi da un’autorità amministrativa o giudiziaria, mentre fino a ora i mesi previsti erano 18. Questo vale anche per coloro che si pensa possano fuggire o essere pericolosi. I due anni possono diventare 30 mesi “in caso di cambiamento delle circostanze, nuove informazioni”.  

Se il migrante “si sposta in un altro Paese Ue, potrà applicarsi un nuovo periodo di trattenimento”, come a dire che si ricomincia tutto da capo. Per evitare il trattenimento “potranno essere previste misure quali una garanzia finanziaria”, quindi se pagano sono liberi, “o il monitoraggio elettronico”.

Pugno di ferro con le ong 

Il Regolamento amplia anche i poteri investigativi e, in questo caso, sono coinvolte anche le organizzazioni non governative che soccorrono i migranti in mare. “Le autorità nazionali potranno svolgere specifiche misure investigative per preparare o garantire l’effettivo rimpatrio – si legge nel sito italiano dell’Unione europea – , tra cui perquisizioni delle persone, delle abitazioni o di altri locali pertinenti, soggette ad autorizzazione giudiziaria o amministrativa, nonché il sequestro di effetti personali e dispositivi elettronici".

Questo pare voler dire sequestro dei cellulari ai migranti, e anche dei computer ai volontari, come anche perquisizioni non solamente nelle abitazioni private ma anche, ad esempio, a bordo delle navi delle ong. Operazioni che ci riportano agli Usa di Trump. 

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Chi ha votato come 

Interessante è vedere come hanno votato i vari schieramenti del parlamento europeo, perché il Ppe ha votato a favore insieme con Ecr ed Esn, vale a dire conservatori e patrioti e sovranisti, oltre che a una parte dei liberali. Per l’Italia quindi hanno votato in modo compatto tutti i partiti del governo Meloni e i parlamentari di Vannacci, FnV.  A dare voto contrario sono stati, con qualche eccezione di senso opposto e l’astensione di svedesi e finlandesi, sinistra e verdi. 

Il Regolamento Ue sui rimpatri entrerà in vigore tra due o tre mesi, ma nel frattempo sarebbero stati già programmati incontri tecnici con la Libia e l’Afghanistan, due Paesi i cui governi ben poco hanno di democratico.