Roma, ore 12.45, tutti in piazza della Repubblica per dare vita al corteo che porterà ai Fori imperiali per “difendere il diritto e la libertà di manifestare; per il cessate il fuoco a Gaza; per impedire il genocidio; per garantire assistenza umanitaria alla popolazione della Striscia; per la liberazione di ostaggi e prigionieri; fine dell'occupazione e riconoscimento dello Stato di Palestina sulla base delle risoluzioni onu; conferenza internazionale per la pace e la giustizia in Medio Oriente”. Le motivazioni, elencate nel sito web della Rete italiana pace disarmo, sono quelle che hanno indotto la Coalizione AssisiPaceGiusta a organizzare la mobilitazione alla quale aderiscono anche la Cgil.

Il coordinatore dell’Area politiche internazionali della confederazione, Salvatore Marra, circa il conflitto israelo-palestinese ha dichiarato in una recente intervista a Fanpage che la richiesta rivolta al nostro governo è quella “di fare esattamente il contrario di quello che sta facendo: smettere di investire in armi e investire in diplomazia. Le soluzioni non si trovano certo tramite l'invio ulteriore di armamenti o il contributo attivo all'industria militare. Cessare il fuoco significa anche dare la possibilità alla popolazione civile che si è trovata intrappolata dentro Gaza di mettersi al riparo. Quando gli ucraini furono bombardati dai russi, trovarono giustamente le porte spalancate della maggior parte degli Stati confinanti, e anche dell'Italia. Ora invece l'unico valico con uno Stato estero, quello di Rafah con l'Egitto, è chiuso”.

Un appuntamento, quello di oggi a Roma, che segue alle tante mobilitazioni che si sono realizzate il 24 febbraio e che continuano a svolgersi nelle città italiane, europee e del mondo per dire basta alla logica della guerra e del riarmo, per chiedere di fermare le armi e di riprendere il cammino tracciato dal diritto internazionale.

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Ciò che accade in Medio Oriente in questi mesi è il risultato di anni di ingiustizie, di soprusi, di violazioni dei diritti umani e di responsabilità politiche della comunità internazionale, che hanno alimentato, sottolinea la Rete italiana pace e disarmo, “una spirale di odio e di violenza in entrambe le comunità a cui deve essere posto fine immediatamente, per restituire dignità, uguali diritti, libertà e democrazia e costruire le basi del rispetto reciproco e della convivenza tra palestinesi ed israeliani”.

In particolare, a Gaza la situazione è oltre l’immaginabile, come riporta la delegazione italiana di associazioni e parlamentari che dal valico di Rafah racconta così la situazione: “Solo nel nord (della Striscia di Gaza) vivono, o meglio sopravvivono, oltre 300mila persone che, consumano un pasto ogni quattro giorni. C’è chi è costretto a nutrirsi con cibo per animali ed erbe selvatiche. Domenica 3 marzo, l’Unicef ha comunicato che in quel solo giorno sono morti 10 bambini per malnutrizione e disidratazione. Le autorità israeliane, nonostante la gravità della situazione, continuano a negare l’ingresso degli aiuti. Sono sotto gli occhi di tutti le scene di disperazione e morte che avvengono quando entra uno dei pochi carichi di aiuti autorizzati…”.

E Ancora: “Al sud, nella città di Rafah, dove prima abitavano circa 280 mila persone adesso ne sono stipate 1,6 milioni in alloggi di fortuna: uomini, donne e bambini che hanno perso tutto, esposti alle intemperie, con cibo, acqua razionati. Un bagno ogni 600 persone, quando lo standard nelle emergenze è un bagno ogni 20. La negazione della dignità umana e dei più basilari diritti fondamentali, a Gaza, è anche questo. Per non parlare del sistema sanitario ed ospedaliero che è completamente collassato a causa dei bombardamenti e della penuria di medicinali e dispositivi medici, incapace quindi di rispondere ai tanti bisogni dei residenti della Striscia”.

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Internazionale

Meno armi, più diplomazia

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Come ricorda Emergency, “i 7 ottobre Hamas ha ucciso e rapito civili inermi nelle loro case, per strada, a un festival sottraendoli alle loro famiglie. È stato un attacco che ha colpito prevalentemente civili ebrei israeliani, tra cui bambini, anziani, attivisti storici per la pace e contro l’occupazione ma anche lavoratori migranti, palestinesi con passaporto israeliano o residenti in Israele. Sono seguite settimane di bombardamenti indiscriminati da parte del governo israeliano contro la popolazione di Gaza, con scuole ed ospedali divenuti cimiteri. Più di un milione di palestinesi è stato costretto a lasciare le proprie case per dirigersi nel sud di Gaza, che non è più un luogo sicuro. Non ci sono corridoi umanitari adeguati, acqua, cibo, energia. In Cisgiordania, è cresciuta esponenzialmente la violenza da parte di coloni armati contro la popolazione civile palestinese”.

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Alle richieste che riguardano il conflitto mediorientale, si affianca la rivendicazione a potere manifestare liberamente il proprio pensiero senza essere manganellati, come accaduto tre settimane fa ai giovani di Pisa durante un corteo in difesa del popolo palestinese. “Riteniamo ingiustificabile la violenza nei confronti di chi manifesta pacificamente – ha dichiarato Marra nella suddetta intervista –. Quello di Pisa non è il primo atto simile, e non è un problema solamente di questo governo: ricordiamo gli atti violenti della polizia nei confronti dei manifestanti per il clima negli scorsi anni. C'è una linea rossa che unisce i governi di estrema destra nazionalisti e populisti nel mondo: il disprezzo per il multilateralismo e il disprezzo per la democrazia. Da una parte si reprimono i luoghi di confronto che dovrebbero prevenire i conflitti, cosa che equivale a incoraggiarli. Dall'altra si reprimono le voci democratiche che mettono in discussione il potere”.

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Fiorella Mannoia, Elio Germano, Francesca Mariani, Chiara Scarano, Alessandro Bergonzoni, Orsetta Innocenti (insegnate), Angela Verdecchia (studentessa), Gianmarco Fabiani (studente), Alfio Nicotra (portavoce della dellegazione di parlamentari e ong rientrata da Rafah), Youssef Hamdouna (gazawi, operatore della ong Educaid), Mario Zazzaro (fisoterapista), Francesca Perri (medico), Chiara Avesani (giornalista). In tanti dal palco dei Fori imperiali chiederanno a gran voce “una pace giusta in Medio Oriente. Per fermare la terza guerra mondiale – come scrive l’Arci -. Per contrastare riarmo, militarismo, razzismo, colonialismo e patriarcato. Per il diritto a manifestare”.