Non sarà un compito facile. Ma noi siamo qui perché questo referendum vogliamo vincerlo. Non semplicemente partecipare. Il disegno del governo è chiaro: “Mettere in discussione l'esistenza stessa della Costituzione e della democrazia”. Così il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, nel suo intervento a Roma nel corso dell’iniziativa che ha dato il via la campagna per il No al referendum sulla riforma della giustizia targata governo Meloni.

Votare: un “gesto di democrazia”

Per questo, ha detto, per questo grande obiettivo “dobbiamo convincere tante persone ad andare a votare”. E tutto ciò “in una fase purtroppo di crisi della democrazia, dove ormai in molti casi la maggioranza dei cittadini italiani a votare non ci va più”. Andare a votare è dunque “un grande gesto di democrazia”.

Landini ha sottolineato che questa campagna “la vincerà chi riesce a parlare alle persone e a convincerle ad andare a votare”. E poiché dietro alla disaffezione al voto “c’è il peggioramento secco delle condizioni di vita e di lavoro della maggioranza della gente”, ribadisce, “dobbiamo essere in grado di motivare bene perché si va a votare”.

Saper parlare alle persone

Anche questo, per il leader della Cgil non è semplice: “Per quello che vedo, per le persone con cui parlo e frequento”, è evidente che “se gli parli di separazione delle carriere spesso non sanno di che cosa stai parlando”. Se, invece, ha aggiunto, parliamo del non funzionamento della giustizia, il discorso cambia perché spesso le persone, vivono su di sé tante volte questa situazione.

E qui Landini cita il caso dei 12 mila precari della giustizia che a luglio rischiano di essere lasciati a casa: “Senza di loro ci sarà un secco peggioramento del funzionamento della giustizia”. Quando si parla di giustizia e del suo mal funzionamento non si può non pensare ai morti sul lavoro: “Quanti processi sono andati in prescrizione per questo motivo”? Insomma: parlare alle persone, “non solo sui social, ma anche incontrandole, perché altrimenti il referendum non lo vinci”.

Un disegno autoritario complessivo

Il segretario generale ha poi allargato il campo, sottolineando come non è in gioco solo un attacco alla magistratura, ma “a un disegno politico esplicito di questo governo che vuole mettere in discussione l'esistenza stessa della Costituzione e della democrazia”. A questo proposito, ha osservato, “mi ha molto colpito un'affermazione fatta ieri dalla presidente del Consiglio secondo cui ci sarebbe una parte del Paese che quando manifesta si mette dalla parte sbagliata della storia”.

Ma quale sarebbe questa “parte sbagliata”? “Se loro sono al governo – ha attaccato – è proprio grazie alla sconfitta del fascismo e del nazismo nella Costituzione. E non siamo noi quelli che vogliono cambiare o cancellarla la Costituzione. Al contrario siamo quelli che da anni si stanno battendo per applicarla perché ancora non lo è stata”.

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Applicare la Costituzione

Se nella Carta c’è scritto “che la nostra è una Repubblica democratica fondata sul lavoro, beh non prendiamoci in giro perché oggi la maggioranza delle persone è povera pur lavorando e non arriva alla fine del mese”. E molti giovani il diritto al lavoro neanche lo conoscono “perché “su di sé non l'hanno ancora vissuto, visto il livello di precarietà, di sfruttamento e di morti sul lavoro che si stanno determinando”.

Di qui la conseguenza: “Oggi, in questa campagna referendaria, parlare di questi temi non vuol dire parlare d'altro, ma rendere evidente perché è necessario bloccare questo processo generale, a partire dall’attacco alla magistratura”. Si tratta di un disegno complessivo di cui faceva parte anche l'autonomia differenziata che per fortuna “è stata bloccata grazie all'intervento della Corte costituzionale”.

Ma in questa direzione per Landini va anche la logica del premierato o del decreto sicurezza, con l’attacco al diritto allo sciopero e di manifestare: “Ci sono persone che nelle settimane scorse hanno manifestato per il loro contratto, per i loro diritti e che oggi rischiano di essere denunciate”.

Per il sindacalista è essenziale “parlare di tutto ciò. Dobbiamo fare una vera e propria campagna elettorale. Abbiamo tempi non lunghissimi, ma credo sufficienti per farlo”. Per questo occorre un’azione capillare: abbiamo circa 8.000 Comuni in cui si vota e dunque “abbiamo bisogno che in ogni Comune siano presenti i comitati per il No”.

Non poteva, in conclusione, mancare un accenno alla fase storia che stiamo vivendo, quella in cui sempre più si parla di guerra. “L’unica spesa pubblica programmata per i prossimi anni è quella per il riarmo, mentre si taglia sulla sanità, sulla scuola e, appunto, sulla giustizia”.

Dunque, andare a votare, anche per riaffermare il senso della partecipazione, contro la svolta autoritaria del governo, contro il “tentativo esplicito di mettere in discussione il ruolo stesso delle organizzazioni di rappresentanza sociale”, con l’idea nefasta per cui “avendo la maggioranza in Parlamento possono fare quello che gli pare, anche cambiare la Costituzione”. Insomma, andare a votare no ai referendum, ha concluso, "significa anche cominciare a costruire un altro modello sociale, fondato sui principi e sui valori della nostra Costituzione”. E proprio perché è così importante, è una battaglia che “va fatta tutti insieme”.

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