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14 dicembre

Feste in crisi

Carlo Ruggiero
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Guida sintetica alla lettura dei principali quotidiani italiani. Con uno sguardo particolare riservato al lavoro e al sindacato

Sulle prime pagine dei quotidiani di oggi a dominare sono le misure anti-covid adottate in Germania e la possibile nuova stretta italiana. Sul Corriere della sera si legge: “Feste, Italia verso la zona rossa. Il governo pensa a una stretta sul modello Merkel, con chiusure di bar, ristoranti e negozi”, mentre la Repubblica apre con: “La Germania chiude per virus. Italia, nuovi divieti per Natale. Lockdown tedesco fino al 10 gennaio: pandemia fuori controllo, tempi lunghi per le vaccinazioni di massa”. Il Messaggero sceglie: “Caos Natale, chiusure nei festivi. Gli assembramenti fuori controllo nel fine settimana fanno scattare l'allarme contagi”, la Stampa: “Troppa folla, Natale in zona rossa. Conte convoca i partiti e apre la verifica”. Scelte diverse per il Sole24Ore, che apre con: “Qualità della vita nell'anno del virus: prima Bologna, giù la Lombardia” e il Fatto quotidiano, con: “Se si vota ora, Renzi sparisce: alle destre 2 seggi su 3”.

Interviste
A pagina 19 del Corriere della Sera, Francesca Basso intervista il commissario europeo al mercato Thierry Breton, che dice: “La crisi ha messo ancora più in evidenza la centralità delle grandi piattaforme e la necessità di regolarle come la crisi finanziaria del 2008-2009 aveva messo in evidenza il bisogno di regole per le grandi banche sistemiche”. “Non sono regole contro qualcuno - sottolinea - ma cambieranno in modo significativo il modo di agire delle grandi piattaforme”. A pagina 7 della Repubblica, poi, Giovanna Vitale pone delle domande alla ministra Idv Elena Bonetti sui mal di pancia all’interno del governo: “Italia viva ha posto delle questioni molto serie, si tratta di stabilire come sarà l'Italia nei prossimi 30 anni. La ripartenza dopo la pandemia dipenderà dal modo in cui si deciderà di spendere i 209 miliardi del Recovery che, ricordo, valgono quanto dieci finanziarie e hanno bisogno di un confronto serio sia in Parlamento, sia nel Paese, che vuol dire forze sociali, comuni e Regioni”. Sulla Stampa, a pagina 9, appare invece un’intervista a firma di Fabio Martini al governatore dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini, che dice: “Da un lato una pandemia che continua a mietere centinaia di vittime al giorno, mettendo a durissima prova la vita sociale dell'Italia. Dall'altro l'occasione inedita di poter disporre di risorse europee straordinarie, anche per aggredire nodi strutturali: innovazione tecnologica e digitale, transazione ecologica, divari territoriali, diseguaglianze sociali, occupazione femminile e giovanile. Il punto è questo: come vincere la prima sfida e sfruttare al meglio l'occasione che abbiamo davanti. Non altro. Ogni ragionamento al di sotto di questo diventa inadeguato o addirittura irresponsabile”.

Editoriali e commenti
Sulla prima pagina del Corriere della sera campeggia una lettera di Silvio Berlusconi, in cui l’ex Cavaliere scrive: “Voglio essere per quanto possibile ottimista. Confido che al di là delle ragioni di schieramento si possa trovare una convergenza sulle concrete esigenze del Paese. Da parte nostra, faremo tutto il possibile, come sempre, non per una parte politica ma per gli italiani”. Sempre sul Corriere, ma a pagina 19, Luigi Ippolito commenta il colloquio tra Johnson e von der Leyen sulla Brexit: “L'ultimo nodo da sciogliere resta quello del meccanismi per imporre il rispetto di una concorrenza equa - il cosiddetto level playing field - e su questo punto si comincia a intravedere un compromesso – si legge -. Se l'accordo sarà raggiunto nelle prossime ore - o giorni - si eviterà il consumarsi di un divorzio traumatico tra Gran Bretagna e Unione Europea che causerebbe gravi problemi economici e finirebbe per avvelenare negli anni a venire i rapporti politici. L'accordo conviene a tutti: ma non ad ogni costo, come nei giorni scorsi hanno messo in chiaro sia l britannici che gli europei”.

Sulla Repubblica, a pagina 8, Tito Boeri e Roberto Perotti si occupano invece di Recovery fund: “L'Italia ha ‘scoperto’ un tesoretto di 85 miliardi di regali e 124 miliardi di prestiti agevolati da spendere in pochi anni – si legge -, non è in via di sviluppo e non rischia la guerra civile. Potrebbe riuscire a trasformare questa scoperta in una grande opportunità, come la Norvegia che nel 1968 ha scoperto di avere immensi giacimenti di petrolio e ha saputo investire questa insperata ricchezza nel proprio futuro. Ma l'instabilità politica e gli scontri di potere scatenati dal Recovery Fund sono sotto gli occhi di tutti in questi giorni. Questo è solo un assaggio. Con il Recovery Fund si sta scherzando con il fuoco, perché tutti sanno che il re è nudo, ma nessuno ha il coraggio di rovinare la festa: si sta dimenticando la nozione di "capacità di spesa". Apprezziamo l'entusiasmo e il lavoro oscuro ma prezioso di chi si sta adoperando per programmare i fondi del Recovery Fund. Ma la realtà è che per qualsiasi organizzazione, anche la più preparata, c'è un limite insormontabile alle risorse addizionali che è in grado di spendere velocemente e produttivamente”.

Il Messaggero ospita poi un commento della segretaria Cisl Annamaria Furlan sullo stesso tema e sul ruolo delle parti sociali: “Senza un piano per la crescita ed una nuova politica economica e fiscale, senza politiche attive per il lavoro, soprattutto se non si genera nuova ricchezza ed una reale capacità di consumi – si legge - , andremo inevitabilmente incontro ad una primavera davvero esplosiva sul piano sociale, quando finirà il blocco dei licenziamenti. Ecco perché il sindacato lo ha detto con chiarezza in queste settimane al premier Conte: ritorniamo al clima responsabile e virtuoso di marzo quando abbiamo sottoscritto insieme i protocolli sulla sicurezza che ora vanno rivisti”.

Sempre di fondi Ue e di equilibri finanziari si occupa, in prima pagina su Domani, Emanuele Felice: “Quest'anno, il sostegno della Bce ci ha permesso di fare manovre espansive inedite (110 miliardi) senza contraccolpi sui mercati – si legge . Ma quando quel programma sarà finito, noi ci troveremo con il più alto debito di sempre (oltre il 160 per cento del PiI). Circa un terzo sarà detenuto dalla banca centrale, e forse potrà essere sterilizzato a tempo illimitata Ma anche se questo avverrà (e non è scontato), ci ritroveremo con un debito da onorare sul mercato superiore al 100 per cento del Pil che ci espone alle turbolenze dello spread Manovre di rientro ‘lacrime e sangue’ azzopperebbero la ripresa e non farebbero che peggiorare la situazione, anche in termini di rapporto debito/Pil, come già accaduto (1'«austerità espansiva» è una pericolosa illusione)”. A pagina 25 della Stampa, invece, Veronica De Romanis si interessa di giovani e di neet. “Le persone maggiormente colpite da questa crisi sono i giovani – si legge - . Lo erano anche nella precedente. Eppure, negli ultimi anni, poche risorse sono state investite nelle politiche sociali molte, invece, nella previdenza (leggi quota 100). Risorse che, peraltro, sono state finanziate attraverso maggior debito. Quindi, a carico dei giovani stessi. Questa volta, errori simili non possono essere commessi. La situazione è troppo grave, le conseguenze troppo profonde. La pandemia sta togliendo ai giovani non solo il lavoro ma anche la possibilità di ricevere una formazione adeguata”.

Lavoro, welfare, sindacato
A pagina 2 del Sole24Ore si parla inoltre di contratto di espansione e pensionamenti. Enzo De Fusco e Valentina Melis scrivono: “Potenziare gli strumenti che consentano l'avvicinamento alla pensione dei lavoratori, con l'aiuto delle imprese, in un 2021 che potrebbe presentare il conto economico della pandemia con un'ondata di ristrutturazioni, e che vedrà cadere a fine marzo il blocco dei licenziamenti. È l'obiettivo di alcuni interventi in arrivo con la manovra di Bilancio: oltre alla proroga di opzione donna e dell'Ape sociale, dovrebbero arrivare la proroga dell'isopensione ‘Fornero’ in formato esteso da quattro a sette anni (cioè uno scivolo verso la pensione per i lavoratori distanti fino a sette anni dai requisiti), e un'estensione del contratto di espansione alle imprese sopra 500 dipendenti (nel 2019 e nel 2020 lo strumento è stato applicabile alle imprese oltre mille dipendenti)”.

Sul Secolo XIX, a pagina 15, si può leggere “L'Ast di Terni torna ai livelli produttivi pre-Covid ed esce dalla cassa integrazione. Ad annunciarlo ai lavoratori l'ad Massimiliano Burelli”. Anche Giacomo Rizzo della Gazzetta del Mezzogiorno, a pagina 5, si occupa di siderurgia, dell’Ilva: “Oggi il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci e il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, che continuano a sfidare il governo proponendo scenari alternativi al piano che prevede il progressivo aumento della produzione fino a 8 milioni di tonnellate l'anno, dovrebbero far partire la convocazione del ‘Tavolo per la sottoscrizione dell'Accordo di Programma per la bonifica, il risanamento ambientale, la riconversione e lo sviluppo del polo siderurgico di Taranto’. La videoconferenza era stata programmata inizialmente per i19 dicembre, ma fu rinviata su richiesta del premier Giuseppe Conte che ha manifestato l'intenzione di partecipare al confronto con gli enti locali”.

Su Repubblica Affari&Finanza, infine, a pagina 15, Eugenio Occorsio si occupa di giovani: “Dal Bruegel a McKinsey, molti think-tank lanciano l'allarme sul futuro dei nostri giovani: un solo anno di ritardo di ingresso nel mondo del lavoro crea differenze marcate. E in Italia il danno è moltiplicato dura trovar lavoro nella peggiore recessione da un secolo. Per un giovane privo di precedenti esperienze - per la semplice anagrafica ragione che si affaccia ora sul mondo dell'occupazione - è ancora peggio. Se gli riesce, si porterà dietro per moltissimi anni l'eredità della lunga attesa”.

Nasce oggi su Collettiva un nuovo spazio di confronto sull’attività dell’area giuridico-vertenziale e legale della Cgil, e sui principali temi di attualità di politica del diritto: dalla tutela dei riders alle battaglie per smantellare il Jobs act. In apertura ci si occupa del nuovo protocollo firmato dai sindacati degli edili sulle grandi opere, con un articolo e un video-commendo del segretario Fillea Alessandro Genovesi.

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