La settimana Collettiva, sette notizie in cinque minuti. Ogni settimana una nuova puntata. Uno sguardo giornalistico per capire cosa sta succedendo e perché ci riguarda.
(montaggio a cura di Ivana Marrone)
Casa: il piano che non basta
La casa torna al centro del dibattito, ma il Piano casa del governo lascia aperti più dubbi che soluzioni. L’obiettivo annunciato è aumentare gli alloggi accessibili e recuperare il patrimonio pubblico inutilizzato. Il problema è che, numeri alla mano, le risorse stanziate non bastano nemmeno a metà delle case promesse. Per la Cgil il giudizio è netto: piano tardivo, inadeguato e troppo orientato al mercato privato. Intanto 350 mila famiglie aspettano una casa popolare, gli affitti continuano a correre e acquistare un’abitazione è ormai un lusso per pochi. Mentre manca un vero sostegno all’affitto, si accelera sugli sfratti. Più che un piano per abitare, rischia di diventare un piano per fare cassa sul patrimonio pubblico.
Affitti alle stelle, salari fermi
Ed è qui che torna il nodo salariale. Perché se la casa costa sempre di più, gli stipendi restano fermi. In Europa, denuncia la Confederazione europea dei sindacati, l’affitto medio nelle capitali supera il salario minimo legale. In Italia il quadro è persino più fragile: un salario minimo non esiste, mentre il costo della vita continua a mordere.
Bollette alte, spesa sempre più cara, affitti fuori controllo: lavorare non basta più a vivere bene. E mentre i redditi arretrano, anche la mobilità si blocca: trasferirsi dove c’è lavoro diventa impossibile. La casa, così, smette di essere un diritto e diventa una barriera sociale.
Istituti tecnici: meno formazione, più mercato
La stessa logica sembra entrare anche nella scuola. La riforma degli istituti tecnici voluta dal ministro Valditara incontra la protesta della Flc Cgil, in sciopero in tutta Italia.
Secondo il sindacato, dietro la promessa di valorizzare l’istruzione tecnica si nasconde un impoverimento dell’offerta formativa: meno ore, tagli a materie fondamentali, più spazio a percorsi modellati sulle esigenze produttive locali. In sostanza, meno scuola come luogo di formazione, più scuola piegata alle richieste immediate del mercato. Una trasformazione che rischia di aumentare disuguaglianze territoriali e precarietà educativa.
Badge di cantiere: legalità, sicurezza, diritti
Sul fronte del lavoro, invece, arriva uno strumento concreto: il badge di cantiere per la ricostruzione post sisma 2016. Un sistema di tracciamento della manodopera pensato per rafforzare legalità, trasparenza e sicurezza nel più grande cantiere d’Europa.
Per la Fillea Cgil è un passo importante: significa contrastare sfruttamento, infiltrazioni criminali, irregolarità negli appalti e verificare la corretta applicazione dei contratti nazionali firmati dalle organizzazioni realmente rappresentative. Ma il sindacato rilancia: ora bisogna limitare anche il subappalto a cascata, che frammenta responsabilità, abbassa tutele e aumenta i rischi nei cantieri.
Dall’Onu una bocciatura sui diritti
Intanto arriva un richiamo pesante all’Italia. Il Comitato Onu contro la tortura esprime forte preoccupazione per politiche migratorie, condizioni carcerarie e uso della forza da parte delle forze dell’ordine.
Nel mirino ci sono il memorandum con la Libia, i centri in Albania, i respingimenti alle frontiere e il sovraffollamento nelle carceri, insieme al rischio di un progressivo indebolimento delle tutele introdotte contro la tortura. Non una critica episodica, ma un giudizio strutturale sullo stato dei diritti fondamentali nel nostro Paese.
Svizzera, referendum contro i migranti
E il tema dei diritti attraversa anche l’Europa. In Svizzera si voterà un referendum che punta a limitare fortemente l’immigrazione, fissando un tetto massimo alla popolazione. Dietro la formula del contenimento demografico c’è una stretta su ingressi, asilo e ricongiungimenti familiari.
La Cgil parla apertamente di deriva xenofoba: una retorica che prova a dividere i lavoratori, contrapponendoli sulla base della cittadinanza o del colore della pelle.
Lavorare con bellezza
Ma c’è anche un’Italia che prova a costruire futuro. Parte da Teano il viaggio di Lavorare con bellezza, il reportage di Collettiva, Cgil, Spi e Libera dentro l’Italia dei beni confiscati alle mafie.
Terre, case, spazi restituiti alla collettività che diventano lavoro, inclusione, comunità. Non storie eccezionali, ma esempi concreti di riscatto quotidiano. La dimostrazione che contrastare mafie e sfruttamento significa anche questo: trasformare un bene sottratto alla criminalità in un bene comune che genera diritti, dignità e futuro.
Queste erano le sette notizie della settimana.
Sette storie per provare a capire cosa succede nel mondo del lavoro, nella politica e nella società. È La settimana collettiva. Noi ci sentiamo la prossima.



































