Il Comitato contro la tortura (Cat) delle Nazioni Unite contesta al governo italiano, mostrando forte preoccupazione, le politiche in materia di immigrazione, uso della forza da parte delle forze dell’ordine e stato delle carceri. 

Per capire la valenza del rapporto dell’organismo dell’Onu è necessario sapere che viene stilato da un gruppo di esperti indipendenti che hanno il compito di vigilare sull'applicazione della Convenzione contro la tortura sulla base di visite sul territorio degli Stati aderenti e l’analisi dei loro rapporti in materia inviati al Comitato.

Il Cat, che ha sede a Ginevra, ha il potere di avviare inchieste confidenziali ed anche è il destinatario di denunce da parte di chi ritiene di essere vittima di violazioni da parte di uno Stato. Infine, il Comitato emana indicazioni e commenti sull’applicazione delle norme.

Secondo l’Onu il reato di tortura, introdotto nel nostro Paese nel 2017, starebbe subendo da parte del Governo Meloni un tentativo di ridimensionamento, non in maniera episodica, ma sistematica, attraverso scelte politiche che indeboliscono gli strumenti di tutela dei cittadini. 

Inoltre, sotto la lente del Comitato sono finite anche le pratiche di trattenimento, i fermi per l’identificazione e i trattenimenti non registrati. Vengono quindi chiamati in causa i decreti sicurezza varati da Palazzo Chigi.

Attenzionato anche lo stato delle carceri, soprattutto in materia di sovraffollamento, suicidi, carenze sanitarie, uso dell’isolamento e applicazione del 41-bis.

Il memorandum con la Libia e i centri in Albania 

Leggiamo quindi il testo pubblicato dall’Ufficio dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, che inizia specificando la consapevolezza del Comitato “delle sfide che l'Italia deve affrontare a causa delle fluttuazioni dei flussi migratori, compresi gli aumenti intermittenti degli arrivi”.

Si passa poi ai “tuttavia”: il Comitato “ha espresso preoccupazione per le denunce di respingimenti alle frontiere, per la continua cooperazione dell'Italia con la guardia costiera libica nell’ambito del Memorandum d'intesa (Mou) con la Libia e per l’utilizzo di centri di detenzione per migranti in Albania”.

Si rende quindi noto che l’organismo delle Nazioni unite ha chiesto garanzie, raccomandando all'Italia di rispettare il principio di non respingimento e di rivedere l'attuazione del Mou del 2017 con la Libia per “garantire il pieno rispetto degli obblighi previsti dalla Convenzione”.

Vi è inoltre la richiesta di “garantire chiarezza giuridica in merito alle proprie responsabilità ai sensi della Convenzione nei confronti dei detenuti trattenuti all'estero, tra cui l'indagine sulle denunce di tortura, la ricezione di reclami, la garanzia di un risarcimento e la risposta ai singoli reclami".

Raccomandazioni e inviti sono richieste di modifiche alle leggi

Il Comitato torna poi a esprimere preoccupazione per i regimi di detenzione speciali, compresi quelli istituiti ai sensi di alcune disposizioni della legge penitenziaria e del codice penale, in quanto “tali regimi potrebbero comportare condizioni equivalenti a un prolungato isolamento cellulare, superiore al limite di 15 giorni previsto dagli standard internazionali”.

Il Comitato ha raccomandato all'Italia di limitare rigorosamente tali regimi ai casi di assoluta necessità e di garantire che le misure restrittive siano individualizzate, proporzionate e regolarmente riesaminate.

Ha inoltre invitato l'Italia a ricorrere all'isolamento cellulare solo in via eccezionale, come ultima risorsa, per il minor tempo possibile e a fissare un limite massimo di 15 giorni nella legge e nella prassi.

La versione del governo

Se invece andiamo a leggere sul sito del governo italiano, nella pagina del Comitato interministeriale per i diritti umani (Cidu), sotto il titolo “Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura (Cat) – Esame del VII Rapporto periodico dell’Italia” troviamo una versione edulcorata.

Dopo poco righe dedicate alle procedure, scrivono che “oltre a chiedere chiarimenti specifici su varie questioni legate alla Convenzione, gli esperti del Comitato hanno evidenziato l’impegno con cui l’Italia ha affrontato questo esercizio, sia nell’elaborazione dei rapporti scritti che nel fornire risposte dettagliate nel corso del dialogo orale.

Essi hanno inoltre formulato apprezzamenti per l’azione dell’Italia per la promozione e la protezione dei diritti umani nell’ambito del Consiglio diritti umani e in altri fori internazionali, in particolare per la moratoria e l’abolizione della pena di morte e per il sostegno ai meccanismi multilaterali".

Sono parole che evidenziano come il governo non abbia compreso, o non voglia comprendere, che un organismo delle Nazioni unite non solo ha fatto rilievi pesanti sul rispetto delle convenzioni e dei diritti nel nostro Paese, ma ha addirittura sotteso la richiesta di modifiche legislative in senso contrario e opposto all'indirizzo assunto sinora dalla presidenza Meloni.