“Non siamo militari”. Così i volontari italiani del Servizio civile universale spiegano il loro rifiuto a a marciare alla sfilata del 2 giugno, chiedendo, in una lettera alle istituzioni delle Repubblica italiana, di camminare solamente, come fanno ad esempio i sindaci, senza procedere ordinatamente inquadrati a passo cadenzato

Francesco Colaianni, uno dei rappresentanti nazionali dei volontari, sul suo account Facebook pubblica la sintesi della lettera, rendendo pubblico che la Rappresentanza nazionale degli operatori volontari del servizio civile universale ha inviato un appello al capo dello Stato, Sergio Mattarella, e una seconda comunicazione ai ministri della Difesa e per lo Sport e i giovani, Guido Crosetto e Andrea Abodi, in merito alla partecipazione a Roma alla parata per la Festa della Repubblica. 

Al centro dell’appello è posta la richiesta di “rivedere le attuali modalità di partecipazione dei volontari, che prevedono attività di addestramento alla marcia e un inquadramento di tipo militare”.

Nel documento viene ricordato che il Servizio civile universale rappresenta “una delle principali espressioni dell’impegno civico dei giovani, attivo nei territori attraverso interventi sociali, educativi, ambientali e di inclusione, contribuendo quotidianamente alla coesione e al benessere delle comunità: tutto questo avendo sempre come faro il valore della nonviolenza e come obiettivo quello di costruire la pace”. 

Nel ribadire che il servizio civile è obiezione di coscienza, la Rappresentanza nazionale degli operatori volontari spiega che “solo attraverso il pieno riconoscimento valoriale di tutti i corpi distinti presenti alla parata del 2 giugno” si rende “davvero rappresentativa la pluralità delle forme attraverso cui si realizza il servizio alla Repubblica, valorizzando in modo equilibrato sia la dimensione militare sia quella civile della difesa”. 

Non manca un riferimento al “dibattito da tempo presente” circa il servizio civile, in particolare sull’abolizione della riserva del 15% dei posti nei concorsi pubblici, segnatamente nelle graduatorie provinciali per le supplenze docenti, per chi ha svolto il servizio. La Rappresentanza punta quindi “ad avviare un confronto istituzionale con ministeri e dipartimento, volto a individuare soluzioni coerenti con i principi fondanti dell’istituto”.

Le proposte 

Vengono quindi avanzate due proposte. La prima è finalizzata alla valorizzazione del Servizio civile all’interno della parata, con “una collocazione simbolicamente significativa, fino a considerare l’eventualità di una partecipazione in apertura della cerimonia”.

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FESTA DELLA REPUBBLICA, PARATA DEL 2 GIUGNO, IN VIA DEI FORI IMPERIALI (IMAGOECONOMICA)

La seconda riguarda le modalità con le quali i volontari parteciperanno alla sfilata, vale a dire attraverso “forme pienamente civili, senza ricorso ad addestramento o inquadramento militare (come si vede nella foto è accaduto sino a ora, ndr), analogamente a quanto avviene per altre componenti della società civile presenti, sostituendo così la marcia con una passeggiata ordinata e ‘civilista’”.

L’altro ambito nel quale si inserisce l’appello è quello della protesta contro le guerre in corso. Colaianni, in un’intervista rilasciata al quotidiano La Repubblica, spiega che già l’anno scorso la Rappresentanza aveva cercato di avanzare le sue proposte e il suo no alla marcia, ma non era riuscita a completare l’iter. Quindi sottolinea che allora erano già in corso due guerre alle quali quest’anno si è aggiunta quella in Iran. Non dimentichiamo infine che il ministro Crosetto, visto il contesto internazionale, ha fatto sapere di essere al lavoro sull’ipotesi di reintrodurre il servizio militare su base volontaria. 

È ora di cambiare 

Sulle celebrazioni della Festa della Repubblica ogni anno si presentano obiezioni, soprattutto sul fronte pacifista, sull’opportunità di una parata militare, che si mostra come un festeggiamento in senso bellicista. Ancor più nell’attuale contesto internazionale, sono in molti a chiedere quale sia il senso di fare sfilare militari e macchine belliche per festeggiare l’avvento della Repubblica.   

A questo proposito alcuni docenti universitari e giornalisti hanno pubblicato sul quotidiano Avvenire un invito, rivolto anch’esso ai responsabili delle istituzioni, affinché in occasione “degli 80 anni dal referendum istituzionale del 1946, che ha sancito la nascita della Repubblica Italiana e il primo voto esteso alle donne”, le celebrazioni si svolgano con una modalità alternativa.  

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2 GIUGNO FESTA DELLA REPUBBLICAPARATA DOTTORI MEDICI INFERMIERI (IMAGOECONOMICA)

La proposta che viene avanzata è quella di “una festa di popolo che veda in prima fila la rappresentanza delle scuole e degli ospedali, delle lavoratrici e dei lavoratori, del mondo del volontariato e della cooperazione internazionale che apre lo sguardo solidale sul mondo, assieme a tutti coloro che svolgono, con o senza divisa, il servizio di difesa della Patria in coerenza con la ricerca di quell’ordine internazionale garantito dall’Onu. In un mondo che sembra assuefatto dell'inevitabilità della guerra l’Italia, con Roma città eterna, può offrire un segnale di speranza per l’umanità intera”.