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Tfr, si cambia. La legge di bilancio 2026 prevede nuove regole per il trattamento di fine rapporto e la previdenza complementare che rappresentano una vera e propria rivoluzione per lavoratori e aziende. Prima fra tutte, la destinazione automatica del Tfr alla previdenza complementare con il meccanismo del silenzio assenso per chi verrà assunto a partire da quest’anno.
Automatismo Tfr
La novità riguarda i neo assunti del settore privato, esclusi i domestici, e scatta dal primo luglio 2026. In pratica, se non si esprime una preferenza al momento dell’assunzione, il trattamento di fine rapporto viene versato in automatico al fondo pensione previsto dagli accordi o dai contratti collettivi, anche territoriali o aziendali.
Se ci sono più forme pensionistiche, la destinazione andrà a quella alla quale ha aderito il maggior numero di lavoratori della società, a meno che non ci sia un diverso accordo aziendale.
Tornare sui propri passi
Rimane salva la possibilità per il lavoratore di tornare indietro dall’automatismo entro 60 giorni dall’assunzione e decidere di accantonare la liquidazione in azienda o in un’altra forma di previdenza complementare, scelta che potrà sempre essere modificata in seguito. Attenzione però, la scelta al contrario non può essere fatta: se si è scelto di destinare il Tfr al fondo non si può poi ritornare sui propri passi.
Anche i lavoratori che non sono alla prima assunzione, però, dal primo luglio dovranno confermare la propria scelta. In questo caso l’azienda ha un obbligo di comunicazione: deve fornire al momento dell’assunzione un’informativa al lavoratore sugli accordi collettivi applicabili in tema di previdenza complementare e verificare quale sia stata la scelta compiuta in precedenza, facendosi rilasciare una dichiarazione ad hoc, precisando che in difetto si applica il meccanismo di adesione automatica.
A cosa serve?
A cosa serve questa riforma? Considerato che nel 2024 il tasso di partecipazione ai fondi privati era pari al 38,3 per cento della forza lavoro, l’intenzione è evidente: superare l’inerzia dei tanti lavoratori che non fanno nessuna scelta al momento dell’assunzione e quindi lasciano la liquidazione in azienda senza aver mai fatto una vera riflessione. Dal primo luglio andrà tutto in automatico, salvo decisione diversa.
Stiamo parlando di cifre consistenti: dal 2007 sono rimasti nella disponibilità delle imprese italiane 234,1 miliardi di euro di Tfr, nei fondi privati 105,9 miliardi, tra liquidazioni e risparmi.
Il pensiero va ai giovani, le cui pensioni, dati alla mano, saranno basse se non misere, conseguenza di salari insufficienti e di carriere lavorative discontinue. La riforma punta a questo: attivare una forma di previdenza complementare per consentire di costruire una rendita integrativa. Un modo per scrollarsi di dosso il peso della sostenibilità economica delle future pensioni, spostandola sui fondi privati e alleggerire allo stesso tempo i conti dello Stato.
Mini vantaggi
Le prestazioni dei fondi integrativi hanno una tassazione agevolata: da un massimo del 15 a un minimo del 9 per cento in base agli anni di permanenza. E la liquidazione del Tfr è tassata con un criterio legato all’aliquota Irpef media degli ultimi cinque anni (indicativamente tra 23 e 43 per cento).
Come contropartita di una finestra decisionale molto stretta, sale la deducibilità dei versamenti alla previdenza complementare da 5.164,57 a 5.300 euro annui (il Tfr conferito resta escluso dal massimale) e aumenta la possibilità di recuperare negli anni successivi l’eventuale quota non sfruttata nei primi cinque anni.
Forme di erogazione
Dal luglio cambiano anche le modalità con cui i lavoratori potranno rientrare in possesso del capitale accumulato nei fondi integrativi: accanto alla tradizionale rendita vitalizia, vengono introdotte alcune alternative. Il limite della quota erogabile sotto forma di capitale immediato passa dal 50 al 60 per cento del montante accumulato.
Se la rendita vitalizia derivante da almeno il 70 per cento del montante risulta inferiore alla metà dell’assegno sociale (che è pari a 270 euro mensili per il 2025), si può liquidare l’intera prestazione in capitale. Oltre alla rendita vitalizia classica, si può scegliere tra altre opzioni: la rendita a durata definita, i prelievi liberamente determinabili, l’erogazione frazionata. In caso di morte del lavoratore, il capitale residuo potrà essere trasferito agli eredi, evitando che resti al fondo.
Contentino per i dipendenti pubblici
Per i dipendenti della pubblica amministrazione che accedono alla pensione di vecchiaia i tempi di erogazione del trattamento di fine servizio si accorciano da 12 a 9 mesi a partire dal primo gennaio 2027, una misura che mira ad accorciare i tempi di attesa biblici per vedersi accreditata la liquidazione.






















