La sfida si gioca anche sul terreno delle risorse. In vista del voto del 22 e 23 marzo 2026, il cuore della mobilitazione passa da una scelta concreta: finanziare dal basso la campagna del “Società civile per il NO nel referendum costituzionale”. Non un dettaglio organizzativo, ma una leva politica decisiva.

LE RAGIONI DEL NO

Il punto di partenza è netto. La legge Meloni Nordio, spiegano i promotori, “non migliora il servizio ai cittadini, non riduce i tempi dei processi, non aumenta il personale e non rafforza le garanzie”. La separazione tra pm e giudici, aggiungono, esiste già dopo la riforma Cartabia del 2022 e riguarda meno dell’1 per cento dei magistrati. Il vero rischio sarebbe un indebolimento dell’autonomia della magistratura e dell’equilibrio tra poteri dello Stato.

UNA DONAZIONE COLLETTIVA

Da qui la scelta di puntare con forza sul crowdfunding. Microdonazioni, contributi accessibili, partecipazione diffusa. Ogni versamento diventa un atto politico. Serve a stampare materiali, organizzare assemblee, sostenere iniziative pubbliche, rafforzare la presenza nei territori. Senza finanziamenti strutturati o grandi sponsor, la campagna si affida alla responsabilità collettiva.

Il messaggio è chiaro: l’indipendenza della magistratura “non è un privilegio, ma una garanzia di uguaglianza”. Difenderla richiede informazione capillare e capacità di parlare a un Paese attraversato da dubbi e disillusione. Per questo le risorse economiche diventano strumento di democrazia.

PERCHÉ DONARE?

Sostenere la campagna significa investire in partecipazione. Significa scegliere di non restare spettatori mentre si ridisegnano gli assetti istituzionali. Il crowdfunding, in questa partita, non è un semplice mezzo tecnico. È la misura concreta di una società che decide di mettersi in gioco.

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