Nuovo incidente mortale all’ex Ilva di Taranto. Loris Costantino, 36 anni, operaio della ditta di pulizie Gea Power, è deceduto in seguito alle gravi ferite riportate (lesioni al torace e alle braccia) dopo essere caduto da un piano di calpestio del Reparto Agglomerato del siderurgico (dove si preparano i materiali per la carica dell’altoforno), da un’altezza di circa dieci metri. Secondo la prima ricostruzione, la causa sarebbe il cedimento di una passerella grigliata.

L’operaio, addetto di un’impresa appaltatrice, era giunto cosciente all'infermeria dello stabilimento, ma all’ospedale cittadino Santissima Annunziata le le sue condizioni sono subito apparse gravissime. È il secondo incidente mortale nel 2026 dopo quello del 12 gennaio scorso, quando, anche in questo caso per il cedimento di un piano di calpestio del convertitore 3 dell’acciaieria 2, perse la vita l'operaio 47enne Claudio Salamida. L’area dell’impianto interessata dal primo incidente mortale è attualmente sequestrata dalla magistratura.

Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil, dopo aver sottolineato di aver “denunciato più volte la condizione di pericolosità degli impianti e dei luoghi di lavoro in seguito alle mancate manutenzioni” e di aver chiesto “il superamento della fase commissariale con la definizione di un assetto proprietario in cui lo Stato detiene la maggioranza e la gestione”, hanno proclamano 24 ore di sciopero (su tre turni) a partire dalle 12.30 di oggi per i lavoratori diretti e in appalto.

Landini: “Le responsabilità sono precise”

Per il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, “la morte di Loris Costantino, operaio di 36 anni della ditta d’appalto Gea Power, insieme a quella di Claudio Salamida, operaio di 47 anni dell’ex Ilva avvenuta il 12 gennaio, sono tragedie annunciate, di cui è responsabile lo stato di abbandono che denunciamo da tempo e in cui versa l’area siderurgica di Taranto. Le responsabilità sono precise: da troppo tempo si assiste alla pressoché totale mancanza di manutenzioni e di controlli adeguati sugli impianti e sui processi produttivi. Non chiamateli incidenti”. 

E ancora:  “La convocazione presso la presidenza del Consiglio dei ministri, ottenuta dai sindacati dei metalmeccanici, dovrà - aggiunge Landini - fornire risposte immediate per uscire da questo stato di irresponsabilità, che produce, tra l’altro, una condizione permanente di rischio per i lavoratori. È urgente la definizione di un assetto proprietario che preveda un ruolo determinante dello Stato nella gestione”.

“Esprimo tutta la vicinanza ai familiari di Loris Costantino e l’indignazione per questa ennesima tragedia. Tutto il nostro sostegno ai lavoratori dell’ex Ilva e delle ditte d’appalto, che hanno immediatamente dichiarato 24 ore di sciopero e che hanno diritto di pretendere risposte immediate e concrete”, conclude Landini.

De Palma, Fiom: “Chi ha responsabilità, se ne deve andare”

“Siamo devastati da questa notizia”. Questo il primo commento, rilasciato all’Ansa, dal segretario generale Fiom Cgil Michele De Palma: “Per noi è del tutto evidente che coloro che hanno una responsabilità si devono togliere di mezzo. Ora basta”.

Il leader sindacale rileva che la Fiom ha “scioperato e manifestato per dire che era necessario investire sulla salute e la sicurezza dei lavoratori, sulle manutenzioni. Sono già due i lavoratori che muoiono a distanza di pochissimo tempo. Basta parole, non le vogliamo più sentire”.

De Palma, in conclusione, ricorda che i sindacati hanno “chiesto alla presidente del Consiglio in tempi non sospetti di occuparsi direttamente dalla questione, perché c’era e c’è tuttora una gestione che non va bene”.

Bucci, Cgil Puglia: “La politica non può nascondersi”

“L'ennesima tragedia a distanza di poche settimane dalla precedente nello stabilimento siderurgico di Taranto non sono una casualità ma il risultato di un evidente stato di abbandono e incuria da parte di ha condotto e conduce l'azienda, così come di una politica che ha lasciato in questi anni mano libera ai management, in spregio alle segnalazione e denunce dei sindacati e soprattutto all'incolumità di chi in quei luoghi lavora”. Così in una nota Gigia Bucci, segreteria generale della Cgil Puglia. 

"Loris Costantino è vittima di lavoro e di una grave sottovalutazione dei pericoli e dei rischi a maggiore ragione in conseguenza dell'incidente mortale di gennaio in cui ha perso la vita Claudio Salamida”, continua la nota. 

"Non basta il cordoglio, servono risposte da chi ha il dovere di tutelare il lavoro e la vita degli operai del siderurgico. La politica, il governo, non può più nascondersi rispetto a una situazione che reclama interventi concreti, risorse, un chiaro e sostenibile piano industriale. Basta morti, basta tragedie, basta piangere lavoratori”, conclude.

L’azienda: “Piena collaborazione con le autorità”

Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria esprime “profondo cordoglio per la tragica scomparsa di un lavoratore appartenente a un’impresa appaltatrice, impegnato in attività di pulizia all’interno dello stabilimento siderurgico di Taranto”.

La società comunica che “sono state immediatamente avviate tutte le verifiche necessarie per ricostruire con precisione la dinamica dell’accaduto e ribadisce la piena collaborazione con le autorità competenti, al fine di mettere a disposizione ogni elemento utile all’accertamento dei fatti”.

Cgil e Uil Taranto: “Il governo si assuma la responsabilità di dire la verità”

Sull’infortunio mortale occorso oggi alla ex Ilva sono arrivate le parole della Cgil e della Uil di Taranto, pubblicate in una nota congiunta. Le confederazioni cittadine chiedono che “il governo si assuma la responsabilità di dire la verità, di fronte all’ennesimo lutto di una famiglia e di una comunità portata all’esasperazione. Dica la verità subito, proprio ora durante l’ennesimo sciopero proclamato dalle categorie metalmeccaniche, multiservizi ed edili. Dichiari, certifichi che lo stabilimento è sicuro attraverso i commissari straordinari”.

Oggi, aggiungono le organizzazioni, “è morto un lavoratore di una fabbrica al collasso”. Cgil e Uil hanno denunciato e dichiarato più e più volte le criticità degli impianti, la mancanza delle manutenzioni ordinarie e straordinarie. E nella nota parlano di una “fabbrica è abbandonata a sé stessa da una politica che negli anni è stata incapace di trovare soluzioni e, soprattutto, di impedire che i lavoratori perdano la vita perché vanno a lavorare. È un atto di accusa grave e solenne che noi da qui solleviamo con forza”.

Ricordano le continue denunce presentate dai responsabili dei lavoratori per la sicurezza e dalle stesse organizzazioni sindacali, anche ai tavoli ministeriali. Le criticità degli impianti e la necessità di reperire risorse per programmare attività di manutenzione ordinaria e straordinaria sono state segnalate più volte dai sindacati. “Siamo rimasti inascoltati – scrivono – e, mentre il governo continua a trattare con i ‘futuri’ acquirenti, lo stabilimento cade a pezzi e porta con sé operai e la speranza di un territorio continuamente abusato e oltraggiato”.

Alla fine del comunicato si chiedono come sia possibile “discutere del futuro se il presente è fatto di pericoli continui sul luogo di lavoro. Il governo si assuma le sue di responsabilità e non continui a scaricarle su gli altri, soprattutto quando questi sono l’anello debole costretto a pagare punte di oltre il 50 o il 60% di cassa integrazione”.