A leggere la relazione al Parlamento sulla gestione dei servizi sanitari regionali della Corte dei Conti e la relazione della Ragioneria generale dello Stato sulla spesa sanitaria c’è davvero di che preoccuparsi. Soprattutto c’è da chiedersi dove Meloni e il suo governo abbiano trovato i dati e i numeri per dire che mai nessuno ha finanziato il Ssn come questo governo. E poi, l’altra considerazione inevitabile è che il processo di privatizzazione del diritto alla salute è abbondantemente in atto. Non fosse altro che da un anno all’altro, il 2024 sul 2023, gli italiani e le italiane hanno tirato fuori dalle proprie tasche ben 46,41 miliardi, pari al 7,7% in più.

Le stime della Corte dei Conti

La magistratura contabile, come del resto le altre, non è affatto stimata dalla destra al governo, tanto che tra le riforme c’è proprio quella della Corte dei Conti. Ma proprio nell’ultima Relazione al Parlamento sulla gestione dei servizi sanitari regionali si legge il senso di quel che sta accadendo. “Le diseguaglianze territoriali e l’ampio ricorso a prestazioni private (ambulatoriali e diagnostiche) indicano un indebolimento dell’equità di accesso e l’universalità del servizio”.

Quello che dicono i numeri

Sempre secondo la Corte dei Conti, 2024 la spesa sanitaria complessiva è stata di 185 miliardi, di cui il 74% a carico di PA e assicurazioni obbligatorie, il 22% a carico delle famiglie e il 3% a carico dei regimi volontari. L’analisi della Corte è netta, si registra: “una crescita della quota riferita alla componente privata che colloca quest’ultima tra le più elevate nel raffronto con la media europea”. E non è un caso che la Ragioneria generale dello Stato, che ricordiamo è alla “dipendenze” del Mef, analizzando i dati del sistema Tessera Sanitaria, quelli cioè trasmessi dai pagamenti che ciascuno di noi compie per acquistare farmaci o prestazioni sanitarie private, attesta che sempre nel 2024 la spesa privata – lo dicevamo – ammonta a 46,41 miliardi, quasi l’8% in più rispetto all’anno precedente. “I dati certificano ciò che denunciamo da tempo: la progressiva privatizzazione della sanità e della salute”. È il commento netto della segretaria nazionale della Cgil Daniela Barbaresi.

Disuguaglianze in aumento

Oltre ai numeri occorre stare attenti alle parole che queste due istituzioni utilizzano. È la Corte di Conti ad affermare che con questa composizione della spesa sanitaria, con la diversità dei sistemi sanitari regionali, con le liste di attesa problema non risolto, aumentano le diseguaglianze e soprattutto si riduce l’universalità del servizio. Universalità, uno dei tre pilastri sui quali si fondava il Servizio Sanitario Nazionale nato nel 1978. Se a questi numeri si aggiungono quelli dell’Istat che attestano come 1 italiano o italiana su 10, il 9,9%, nel 2024 ha rinunciato a curarsi per le lungaggini delle liste di attesa e soprattutto per mancanza di soldi, si comprende come il verbo al passato “si fondava” sia purtroppo realtà.

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Numeri assoluti e Pil

È su questa dicotomia che si svelano i trucchi. Lo fa ancora la Corte dei Conti che esaminando l’ultima legge di Bilancio scrive che la spesa pubblica per la sanità nel triennio 2022-2024 è si cresciuta del 5,4% ma se si considera l’incidenza dell’inflazione la crescita è al massimo dell’1%. Quella che rimane, invece, purtroppo, stabile è l’incidenza della spesa sanitaria sul Pil 6,3% bel lontana – è sempre la Corte ad affermarlo – della media europea che si attesta al 6,9%. Si legge nella relazione: “Come per gli anni precedenti, anche per il 2024 si rileva una spesa sanitaria pubblica italiana nettamente inferiore rispetto alla media dei partner europei, sia in valore pro capite che in percentuale di Pil”.

La preoccupazione cresce

“Questo è uno scenario destinato ad aggravarsi ulteriormente – aggiunge la dirigente sindacale –. Il perché è chiaro, dipende dalle scelte operate con la Legge di Bilancio 2026 che destina sempre più risorse al privato convenzionato mentre le Regioni sono lasciate sempre più sole ad affrontare i crescenti disavanzi e costrette a intervenire con risorse proprie per coprire i buchi lasciati dallo Stato”.

E per il futuro?

Le prospettive non sono affatto rosee, secondo la magistratura contabile anche nel periodo 2025-2028 l’incidenza sul pil della spesa sanitaria rimarrà purtroppo stabile tra il 6,3% e il 6,4% e ormai è cosa nota che secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità sotto il 6,5% è a rischio la salute pubblica. E, d’altra parte, se il 10% della popolazione rinuncia alle cure il rischio si comprende, oltre al fatto che in uno stato democratico che per Costituzione difende il diritto alla salute quella percentuale è inaccettabile. Ma è sempre la Corte dei Conti a lanciare l’allarme: “Il futuro del Ssn dipenderà dalla capacità di trasformare l’aumento nominale della spesa in miglioramento effettivo dei servizi, rafforzando equità territoriale, digitalizzazione, prossimità e sostenibilità”.

Allarme condiviso

Non è solo questione di risorse, il governo ha da poco presentato un progetto di riforma del Ssn che lascia davvero interdetti. Secondo Barbaresi, infatti, “con il recente disegno di legge delega sulla sanità il governo è interessato solo ad intestarsi i risultati delle strutture ospedaliere di eccellenza e di avvantaggiare ulteriormente le strutture convenzionate a partire da quelle gestite da enti privati anche a carattere religioso, abbandonando il resto al suo destino, mentre la spesa a carico delle famiglie raggiunge vertiginose cifre record”.

Salvare e rilanciare il Ssn

“È una prospettiva, quella di smantellamento del Ssn, alla quale non vogliamo rassegnarci”. Afferma netta la segretaria, che aggiunge: “È ormai indifferibile il rilancio e rafforzamento del Ssn a tutela della salute. Occorre una straordinaria mobilitazione popolare su una proposta forte e unificante: una proposta di legge di iniziativa popolare sostenuta da lavoratrici e lavoratori, pensionati, cittadini, istituzioni, comunità chiamati a una straordinaria partecipazione di popolo per un Ssn capace di prendere in carico i bisogni di salute di persone titolari di diritti e non meri consumatori di prestazioni sanitarie per chi può permettersele. Rafforziamo insieme il Servizio Sanitario Nazionale. Rendiamo effettivo il diritto alla salute”.

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