In vista del referendum sulla riforma Nordio-Meloni del 22 e 23 marzo, il Comitato della società civile di Roma e Lazio per il No ha promosso un’assemblea pubblica per informare, discutere e mobilitare le cittadine e i cittadini a difesa della Costituzione e della democrazia, respingendo la Legge Nordio-Meloni.
Dal palco del Palladium,sono intervenuti Silvia Albano, giudice di Magistratura democratica; Roberto Gualtieri, sindaco di Roma Capitale; Maurizio Landini, segretario generale Cgil; Francesca Rispoli, presidente di Libera e Benedetta Tobagi, scrittrice e storica.
LANDINI: “I MAGISTRATI DEVONO ESSERE LIBERI”
“Quando nel 2006 la Costituzione la voleva cambiare Berlusconi, noi siamo scesi in piazza e abbiamo votato e lavorato perché non vincesse e non ha vinto. Quando la Costituzione la voleva cambiare Renzi, che allora non era di destra ma di sinistra, abbiamo manifestato”, ha sottolineato il segretario Cgil Maurizio Landini nel suo intervento.
“Oggi – ha aggiunto – noi facciamo la stessa cosa: per noi non c’entra se chi vuole cambiare la Costituzione pensa di essere di centro, di destra o di sinistra. Per noi la Costituzione non va cambiata, ma applicata. Questo governo anziché combattere le grandi multinazionali che stanno sfruttando le persone combatte i magistrati, che, per fortuna, quando sono autonomi e liberi non guardano in faccia nessuno e fanno applicare i principi della Costituzione e la legge”.
GUALTIERI: “RIFORMA PERICOLOSA E INGANNEVOLE”
“Questa riforma è assurda, totalmente demenziale e molto pericolosa, perché straordinariamente ingannevole”, dice il sindaco di Roma Roberto Gualtieri: “Questa non è la separazione delle carriere, ma è una scomposizione dell’unitarietà della giurisdizione, andando a dividere il Csm in due organismi e rischiando di avere un pubblico ministero che, sul modello americano, che sappiamo essere poco garantista, diventi rappresentante dell’accusa”.
Inoltre, ha aggiunto il primo cittadino della Capitale,“l’Alta corte disciplinare rischia concretamente di rafforzare l’influenza dei partiti sui provvedimenti disciplinari nei confronti dei magistrati. È un meccanismo di intrusività davvero enorme che, con il combinato disposto di un progetto di riforma elettorale iper-maggioritaria, darebbe ai rappresentanti della minoranza vincitrice delle elezioni il diritto di entrare dentro la libertà dei giudici”.
























