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Non ci siamo proprio: a sei mesi dalla scadenza di Next Generation Eu il bilancio della Missione 4 del Pnrr è in perdita. Solo il 7,7% dei progetti è terminato e collaudato. È bene ricordare però che proprio la Missione 4 è l’esplicitazione delle volontà di Meloni e il suo governo. Quali? Quelle di privatizzare tutto il possibile lasciando al pubblico servizi residuali. Che c’entrano i nidi? C’entrano eccome: rispetto al progetto originario del Pnrr Meloni, attraverso prima Fitto e poi Foti, ha provveduto a revisionare più volte il piano, ogni volta riducendo il numero di asili nido, case e ospedali di comunità – ad esempio –, guarda un po’ riducendo appunto quei servizi pubblici che avrebbero e hanno come obiettivo rispondere a bisogni e diritti di cittadini e cittadine.
I numeri del problema
L’Area Stato Sociale e Diritti della Cgil ha fatto un’operazione apparentemente semplice: è andata ad analizzare i dati della piattaforma di monitoraggio ReGiS predisposta dal ministero dell’Economia e finanza, cioè i dati ufficiali forniti dal governo, e ciò che viene fuori – lo dicevamo – è assai preoccupante: risultano finanziati 2.625 progetti validati per un valore complessivo di 3,8 miliardi di euro (di cui 3,3 miliardi di euro Pnrr), ma solo una minima parte dei progetti risulta concluso, mentre numerosi altri presentano ritardi nell’attuazione delle opere.
Passo lento che rallenta
A ottobre scorso ben 1.994 progetti (pari al 60,9% del totale) risultano assai in ritardo rispetto alla fine dei lavori prevista. A questi si aggiungono 207 progetti (pari al 6,3%) con ritardi addirittura nell’avvio dei lavori. Sono in corso i lavori per la realizzazione di 1.602 strutture (57,2% del totale delle opere previste) mentre risultano completate e collaudate solo 201 strutture (pari al 7,7%). Non solo: quando ormai manca davvero poco allo scadere dei tempi entro i quali – sempre che non cambi qualcosa – tutti i progetti del Pnrr devono essere terminati pena la restituzione dei finanziamenti, le risorse realmente spese sono poche: 1,5 miliardi di euro (pari al 38,8% del totale).
Il monito della Cgil
È Daniela Barbaresi, segretaria confederale della Cgil, a lanciare un vero e proprio monito: “È necessario garantire la realizzazione di tutti gli investimenti previsti dal Pnrr ma non basta costruire strutture se non le si mette nelle condizioni di essere operative ed efficienti con il personale necessario a garantirne il funzionamento. È dunque indispensabile garantire ai comuni le risorse necessarie alla gestione corrente degli asili nido, per valorizzare il personale e promuovere la qualità dell’offerta educativa”.
Dalle parole della dirigente sindacale emerge con chiarezza lo scenario: anche se per via quasi miracolosa, entro il 30 giugno prossimo tutti i progetti venissero completati, esiste il rischio fondato che gli asili nido, come le case di comunità, rimangano scatole vuote. Oppure, è questo il volere reale di Meloni, che quelle strutture vengano affidate a privati per farle funzionare, visto che in legge di bilancio appena approvata le poste di bilancio per assunzione del personale e per la gestione delle spese correnti non ci sono.
Dove le criticità maggiori
Ovviamente, purtroppo, le difficoltà maggiore a raggiungere gli obiettivi del Pnrr sono proprio quelle regioni dove attualmente c’è il numero più basso di posti disponibili e quindi dove esiste maggiore necessità di asili. “La situazione più allarmante si registra in Sicilia (i pagamenti effettuati sono fermi al 26,1% dei finanziamenti complessivi), in Calabria (30,8%), Lazio (30,9%) e Campania (32,7%). Solo in quattro regioni, Valle d’Aosta, Umbria, Trentino-Alto Adige e Veneto i pagamenti effettuati hanno superato la metà dei finanziamenti”.
Altra nota dolente i piccoli Comuni. A segnalarlo come problema non è solo la Cgil, ma anche l’Ufficio parlamentare di bilancio che sostiene che la dimensione demografica dei Comuni ha rappresentato uno dei fattori che hanno condizionato l’adesione ai bandi e l’assegnazione dei fondi, con una quota di Comuni che non ha partecipato alle procedure che decresce all’aumentare del numero di abitanti.
Gli impegni per il futuro prossimo
Se il vero obiettivo del Pnrr è garantire i diritti di tutti i bambini e le bambine a un’educazione di qualità sin dalla prima infanzia, in un sistema integrato di educazione e di istruzione 0-6 anni, allora afferma Barbaresi: “Ora non servono annunci e propaganda né tanto meno la retorica della natalità, ma occorre impegnarsi concretamente per assicurare il raggiungimento degli obiettivi europei a garanzia di un’infrastruttura educativa e sociale strategica, affinché venga soddisfatto il diritto di tutte le bambine e i bambini a partecipare, sin dalla primissima infanzia, ad un percorso educativo e di socialità che sia di qualità”.
“Occorrono – aggiunge la segretaria – politiche strutturali e di prospettiva che mettano al centro i bambini e le bambine, i loro diritti e i loro bisogni che devono trovare coerente e concreta realizzazione”.
Partecipazione attiva
Certo: secondo l’Europa, le parti sociali avrebbero dovuto avere un ruolo nelle governance del Pnrr. Così non è stato per volontà di Meloni, ma il senso di responsabilità e il senso del proprio ruolo è forte a Corso d’Italia. Quindi la conclusione della dirigente sindacale è netta: “Su tutto questo la Cgil continuerà a concentrare l’attenzione perché il nostro Paese non perda ancora una volta un’occasione irripetibile per raggiungere standard europei su una materia così essenziale. E garantire in tal modo il fondamentale diritto al percorso educativo sin dai primissimi mesi di vita”.




























