A San Giovanni in Marignano, nel Riminese, così come nel centro di Milano, la crisi ha un volto preciso. È quello di chi ha costruito la propria vita dentro il Gruppo Aeffe, determinando il successo di marchi come Alberta Ferretti e Moschino. “Il mio lavoro è sempre stato la mia vita – raccontano le lavoratrici a più voci –. Entrare in quell’azienda era il mio sogno. Il sogno di poter contribuire a un’eccellenza del nostro Paese, un punto di riferimento per la moda e il made in Italy. Anni di sfilate, di lavoro di squadra, di professionalità cresciute nel tempo”. Competenze che oggi rischiano di essere cancellate.

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La vertenza

Nelle scorse settimane Aeffe ha annunciato 221 esuberi a cui ha dato seguito con 120 lettere di licenziamento. C'è rammarico perché per il gruppo che opera nel settore del lusso, il ministero delle Imprese e del made in Italy ha messo a disposizione strumenti, tempo e risorse per affrontare la crisi. Purtroppo l’azienda ha preferito tirare dritto. La Filctem Cgil contesta una scelta giudicata “irresponsabile”, perché non tiene conto delle ricadute sociali, occupazionali e della perdita di professionalità. Per questo il sindacato ha deciso di proseguire nella mobilitazione e nell’impugnazione dei provvedimenti, invitando tutte le lavoratrici e i lavoratori licenziati a tutelarsi.

Un passato di successi ma il futuro è incerto

Nel racconto delle lavoratrici la parola che torna più spesso è paura. Mentre continuano a lavorare per le sfilate internazionali – in questi giorni è in corso la Dubai Fashion Week – c’è il timore costante di essere chiamate nell’ufficio del personale e di ricevere la tanto temuta lettera. “Tre colleghe del mio ufficio sono state licenziate una dopo l’altra. La prossima potrei essere io”. Chi resta vive un trauma doppio: per chi è andato via e per chi continua a lavorare in un clima di profonda demoralizzazione. Anni di weekend, sere, nottate e rapporti familiari sacrificati in nome del lavoro. Rinunce che oggi sembrano non avere più nessun valore.