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Lo scorso 3 febbraio la rete transnazionale delle destre ha tenuto un vertice in una sede prestigiosa, il Parlamento europeo. La notizia non ha ottenuto particolare risalto sui media italiani. L’hanno coperta bene Domani e il manifesto. Eppure era la prima volta che una delle principali istituzioni europee apriva le porte a un evento di questa natura politica. Come riassume Claudia Turrisi su Domani, l’iniziativa era organizzata dal Political Network for Values (PNfV), rete di lobbying nata nel 2014 che, sotto la bandiera della difesa della famiglia tradizionale, promuove posizioni antiabortiste, contrarie a eutanasia, diritti Lgbtq+ e immigrazione.
Il vertice era sostenuto anche dalla Heritage Foundation, think tank nordamericano legato al Project 2025, l’agenda di governo che ispira l’amministrazione Trump, ed è stato appoggiato dai gruppi europei Ecr e Patrioti (che includono, tra gli altri, Fratelli d’Italia, Fidesz, Lega e Vox).
L’attacco al Digital Services Act europeo
Abilmente – apprendiamo leggendo l’articolo di Marta Facchini sul manifesto – i promotori di questo summit l’hanno presentato come un incontro dedicato alla libertà di espressione. Ma si è capito subito che si trattava di offrire una tribuna a forze conservatrici e dell’estrema destra europea e internazionale.
Bersaglio principale degli interventi è stato il Digital Services Act, la normativa europea che impone alle piattaforme online di contrastare la diffusione di contenuti illegali. Per Donald Trump ed Elon Musk – così come per diversi esponenti di Ecr e Patrioti intervenuti al summit – questa legge rappresenterebbe uno strumento per tacitare le opinioni conservatrici.
L’eurodeputato croato Stephen Bartulica, dal 2024 presidente del PNfV, ha invece invocato il rifiuto della cancel culture, la difesa della famiglia composta da uomo e donna e la priorità del “diritto alla vita”, che a suo dire sarebbe minacciato. Bartulica ha spiegato che il vertice rappresenta soltanto un primo passo: l’obiettivo è costruire una rete stabile tra realtà politiche affini, impedire che le loro posizioni vengano marginalizzate e rafforzarne l’influenza sia sul piano culturale sia su quello politico.
Un vento latinoamericano
Tra le star dell’evento figurava anche José Antonio Kast, ex presidente del PNfV e ora eletto alla guida del Cile, che ha invitato “non solo a resistere o denunciare, ma a partecipare, influenzare e vincere: conquistare idee, dibattiti, elezioni e istituzioni”.
Kast è un politico di orientamento ultradestrorso. E, se vogliamo capire meglio questa rete internazionale, non possiamo distogliere lo sguardo dall’America Latina, oltre che da Europa e Stati Uniti. Un utile approfondimento del media indipendente cileno Interferencia evidenzia come ormai da anni si vada costruendo una “fitta rete internazionale di fondazioni, centri studi e organizzazioni che favoriscono la cooperazione tra forze reazionarie su scala globale”. Oltre a Kast, la animano nomi di spicco come l’argentino Milei e il brasiliano Bolsonaro. Una “internazionale nera” che trova nella statunitense Heritage Foundation, già citata, una sponda politicamente e finanziariamente fondamentale.
La centralità di Vox
Il collegamento tra Europa e America Latina è assicurato dal partito spagnolo Vox e dalla fondazione Disenso, forze che insistono su una sorta di “iberosfera” valorizzando uno spazio comune a quasi 700 milioni di persone “unite” da lingua, storia, tradizione, eredità post-coloniale (ossia predominio razziale bianco sulle comunità native).
Nel 2020 Disenso ha dato vita al Foro Madrid, lanciando la “Carta de Madrid”, un manifesto che denuncia come minacce il comunismo, il narcotraffico e le alleanze progressiste latinoamericane. Il Foro Madrid organizza incontri annuali in diversi Paesi dell’America latina, con l’obiettivo dichiarato di contrastare i governi di centro-sinistra e favorire un cambio politico nella regione e in Spagna.
Studiano tutti il caso cileno
Al di là delle dichiarazioni di facciata – osserva sempre Interferencia – i vertici internazionali organizzati da questa rete funzionano sempre come occasioni di “coordinamento strategico” per “condividere campagne, formare quadri dirigenti e rafforzare legami”. E il caso cileno è spesso promosso tra le “best practices” per gli ultrareazionari di tutto il mondo. Qui nel 2022 le destre guidate da Kast sono riuscite a sabotare e affondare il progetto di Costituzione che doveva archiviare per sempre il Cile di Pinochet. Non c’è incontro europeo, organizzato da Disenso o dal PNfV, che non richiami quella vittoria come esempio di mobilitazione vincente per la destra globale.






















