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Un fulmine a ciel sereno si abbatte sul distretto industriale di Reggio Emilia. La Icr – Industria Chimica Reggiana, storica azienda fondata nel 1961 e specializzata nella produzione di stucchi per carrozzeria e mastici per pietra con il marchio Sprint, conosciuto in tutto il mondo, ha annunciato la dismissione dell’attività produttiva del sito cittadino. La decisione apre subito una procedura di licenziamento collettivo per 54 lavoratori sui 74 occupati nello stabilimento, considerato il “quartier generale” dell’azienda in Italia.
La comunicazione alla Rsu e l’apertura dei licenziamenti
La decisione è stata comunicata in mattinata alla Rsu aziendale. Secondo quanto denunciato dalla Filctem Cgil, si tratta di una scelta unilaterale che non lascia spazio a soluzioni alternative. L’azienda, oggi controllata dal gruppo americano Ppg Industries Inc., leader globale nel settore Car Refinish e Light Industrial Coatings, ha motivato la dismissione con il calo dei volumi produttivi registrato negli ultimi anni e con l’obsolescenza degli impianti, che richiederebbero investimenti giudicati troppo onerosi.
Il no dell’azienda al tavolo occupazionale
Di fronte all’annuncio, la Filctem Cgil e la Rsu hanno chiesto il ritiro immediato della procedura di licenziamento e l’attivazione di un tavolo di confronto finalizzato alla salvaguardia occupazionale. Una richiesta respinta dall’azienda, che ha confermato la propria linea. Una chiusura netta che ha fatto esplodere la protesta tra le lavoratrici e i lavoratori, già duramente colpiti da una decisione che mette a rischio 54 famiglie.
Sciopero e presidio davanti alla fabbrica
Nel corso dell’assemblea sindacale, i lavoratori hanno deciso all’unanimità di proclamare uno sciopero immediato. La mobilitazione proseguirà anche nella giornata di lunedì 9 febbraio, con un presidio a partire dalle ore 8 davanti ai cancelli dello stabilimento di via Mario Gasparini 7, a Reggio Emilia. Una protesta che punta ad accendere i riflettori su quella che il sindacato definisce una scelta industriale miope e socialmente irresponsabile.
Filctem Cgil: “Un incubo per il territorio”
“Riteniamo del tutto inaccettabile una decisione volta esclusivamente a salvaguardare l’interesse economico dell’impresa, in barba alla responsabilità sociale che le aziende dovrebbero sempre tenere in considerazione”, afferma la Filctem Cgil. Per il sindacato, da oggi “inizia un incubo per altre 54 famiglie” in un territorio già segnato da crisi industriali e pesanti perdite occupazionali. Una vicenda che, secondo la Cgil, è anche il risultato della totale assenza di politiche industriali nazionali e che rende urgente un intervento concreto di tutte le istituzioni. Intanto, il tessuto manifatturiero reggiano continua a sgretolarsi, impoverendo progressivamente l’economia e la società locale.






















