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La morte del vigilante in un cantiere di Milano Cortina, mentre svolgeva il suo lavoro di notte a -10°, ha iniziato a sollevare interrogativi sulla sicurezza nei siti olimpici, tanto che la Cgil e la Fillea Cgil venete hanno denunciato che le istituzioni e gli enti deputati all’organizzazione dei Giochi invernali "non hanno mai voluto collaborare con le organizzazioni sindacali confederali per garantire la sicurezza nei cantieri, il rispetto dei contratti e regole certe per gli appalti”.
Il tema è stato velocemnte derubricato dai media, anche perché poi si sono accesi i riflettori sulla presenza dell’Ice statunitense alle Olimpiadi e poi sullo sfarzo delle inaugurazioni. Per toglierci ogni dubbio sul persistere delle criticità, abbiamo interpellato il sindacato, la Cgil di Milano.
Il nuovo record olimpico: 12 ore di lavoro giorno e notte
Il sindacalista Stefano Ruberto, rappresentante di sito produttivo nell'ambito dei giochi olimpici invernali, ci dice che “quella delle Olimpiadi è una situazione di lavoro precario e di sfruttamento. Non puoi usare altri termini quando le persone sono impiegate con un contratto part-time per alcune mansioni, come ad esempio il controllo degli accessi agli eventi, e poi si trova a svolgerne altre e i turni giornalieri sono di 12 ore, dalle 8 del mattino alle 20 di sera e viceversa, senza adeguati strumenti per la salute e la sicurezza”.
“Giusto questa mattina – prosegue – ero nel cantiere di Santa Giulia e due ragazzi mi raccontavano esattamente questa dinamica. Stiamo parlando di giovani e meno giovani, migranti, cittadini italiani ai quali è stata data un'opportunità lavorativa e una speranza di avere un reddito, seppur temporaneo, visto che è un evento a termine, e che avevano delle aspettative. Nella realtà non hanno però trovato le condizioni adatte, basti pensare al vigilante morto in Veneto”.
Ruberto ci ricorda che anche a Milano è stata messa in piedi una struttura per sicurezza e che “adesso non c'è più, sono entrate altre imprese, anche un’impresa romana, la One Grow. Noi come Rls di sito, in modo unitario, abbiamo rappresentato recentemente lavoratori assunti e contrattualizzati con mansioni da hostess e stewart, ma che lavorano all'esterno e fanno controllo accessi, guardiania, vigilanza non armata senza dispositivi di protezione individuale rispetto allo stress termico o eventi atmosferici. Le indicazioni arrivano attraverso messaggi che dicono loro di portarsi i vestiti da casa tua, perché sarà fornita loro solamente una pettorina e raccomandandosi però che i colori degli abbigliamenti non siano sgargianti”.
Rappresentanti con le mani legate
“Quindi 12 ore è il nuovo record olimpico, perché 12 ore di lavoro è lo standard e questo vale anche per tecnici informatici, per chi lavora nei cantieri edili”, afferma il sindacalista lanciando poi un atro argomento: “Le parti datoriali hanno fatto delle promesse alle confederazioni che però non hanno mantenuto. Mi chiedo quale valutazione del rischio hanno fatto per i propri lavoratori. Ammesso che abbiano consegnato i dispositivi di protezione individuale ai lavoratori, dove sono la formazione, l’idoneità, la sorveglianza sanitaria su chi svolge il turno notturno? E in tutto ciò noi non abbiamo la possibilità di visionare questi aspetti”.
A farci comprendere le parole del suo collega è Giorgia Sanguinetti, segretaria provinciale della Camera del lavoro di Milano: “Come sindacato abbiamo fatto un accordo con Fondazione Milano-Cortina utilizzando anche le leve istituzionali e per la costruzione di quel tavolo e la chiusura della trattativa c'è stata la presenza e la pressione del comune di Milano.
L'accordo verte su alcuni temi fondamentali, due i più cogenti: appalti e subappalti e salute e sicurezza, che poi sono legati. Sugli appalti abbiamo detto al tavolo che la catena del comando deve essere il più corta possibile, quindi che non ci siano meccanismi di subappalti a cascata. Su salute e sicurezza abbiamo istituito la figura del rappresentante mutuandola da precedenti esperienze di contrattazione confederale, per esempio Expo o la linea M4 che qui a Milano hanno avuto tavoli contrattuali importanti.
Promesse non mantenute
Questi rappresentanti per avere piena agibilità ovviamente devono avere anche l'accesso a una serie di informazioni che il sindacato dice di non avere mai faticato ad avere negli altri contesti citati, mentre invece in questo caso hanno avuto e stanno avendo grosse difficoltà.
“Quando è iniziata l'operatività dell'accordo – spiega Sanguinetti –, i nostri tre rappresentanti di Cgil, Cisl e UiI, hanno avuto accesso a questo portale che si chiama ‘Sicuro’ dove c’è tutta una serie di informazioni sulla natura di fornitura del servizio, se appalto, se di altra natura, sulla tipologia contrattuale dei lavoratori e chiaramente anche su orario di lavoro, attività svolta, contratto nazionale applicato e quant'altro.
Dopo circa una settimana è stato chiuso l’accesso al portale, con l’effetto che i nostri rappresentanti hanno sì la possibilità di andare nei luoghi dove ci sono i lavoratori con un badge apposito, ma senza sapere preventivamente cosa troveranno e questo è limitante nell’esercizio della piena e completa rappresentanza”.
Le proposte indecenti e le risposte dei sindacati
Nelle scorse ore è stato proposto ai sindacati quella che “secondo loro (Fondazione MIlano-Cortina, ndr) dovrebbe essere una soluzione – prosegue la segretaria della Cgil Milano – , ovverosia da un lato che l'accesso al portale avvenga solamente da un computer sito nella sede della Fondazione, che già di per sé è un fattore obrobrioso, e dall'altro che l’accesso sia possibile solamente con la firma di una malleva in cui i rappresentanti dichiarano di non diffondere le informazioni di cui verranno a conoscenza nemmeno alle federazioni di riferimento. Allora dove sta l'agibilità?”
Cgil, Cisl e Uil hanno risposto con un documento nel quale affermano che questa non può essere una soluzione percorribile, che bisogna dare piena agibilità ai rappresentanti e ripristinare subito l'accesso al portale. Sorge il dubbio che la Fondazione abbia la volontà di procrastinare la soluzione dei problemi sollevati dal sindacato nella consapevolezza che a breve, al termine delle Olimpiadi, non saranno più un soggetto con cui sarà possibile interloquire.
“Il ruolo di committente Fondazione Milano Cortina non è secondario – interviene Ruberto – perché se scelgono di mettere i lavoratori con il costume da bagno il 15 di dicembre e li fanno lavorare all'esterno, questi non possono certo lavorare, ma il committente pensa di fare ciò che vuole.
Questo è la pratica essenza del cosa sta dietro al fatto che stanno censurando l'accesso documentale, in un balletto politico dove è del tutto evidente che non voglio permetterci l’accesso. Noi – conclude – abbiamo fatto degli esposti al nucleo dell'ispettorato del lavoro dei Carabinieri, che poi passeranno in procura, quindi non siamo stati con le mani in mano, ma nel mentre dobbiamo tutelare i lavoratori e anche dei volontari”.



























