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Il No sembra essere diventato il lemma più usato, non solo per esprimere contrarietà alla riforma della magistratura targata Nordio, ma anche per certificare il dissenso della Fp Cgil ai rinnovi contrattuali di questa stagione.
Oggi è arrivato il No forte e chiaro di medici e dirigenti sanitari al rinnovo del loro contratto. Un no inappellabile perché governo e Aran con quei testi non fanno altro che sancire l’impoverimento dei lavoratori e delle lavoratrici pubblici.
"Non abbiamo sottoscritto a novembre l'ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto 2022/2024 dei Dirigenti medici, veterinari e sanitari e non firmiamo oggi il definitivo perché non ci sono le condizioni sindacali minime economiche e normative. Rimane un contratto definanziato di ben 580 euro lordi rispetto all'inflazione del triennio, che non introduce nulla di normativo e che peggiora le sperequazioni a danno dei Dirigenti Sanitari e delle Professioni Sanitarie". Lo afferma Andrea Filippi, segretario nazionale Fp Cgil, che ribadisce il no alla sottoscrizione del contratto 2022/2024 anche per i dirigenti del Ssn.
"Il Ssn - prosegue - sta vivendo la peggiore fase storica da quando è stato istituito, il definanziamento tocca punte al ribasso mai raggiunte rispetto al Pil, manca personale su tutto il territorio nazionale, le retribuzioni sono le più basse d'Europa, le condizioni di lavoro dei professionisti e la qualità dei servizi peggiorano ogni giorno, ormai quotidiane le aggressioni contro gli operatori da parte di cittadini estenuati dalle liste di attesa, i concorsi vanno deserti perché il Ssn a queste condizioni non può più essere attrattivo e inarrestabile è la fuga dei professionisti verso l'estero o verso il privato”.
E ancora: “Di fronte a questo scenario desolante come Organizzazione sindacale sentiamo il dovere di opporci allo smantellamento dell'offerta di salute pubblica che questo Governo sta perpetrando a partire dal definanziamento del Contratto".
È vero che il Ssn sta vivendo la peggiore stagione della sua storia, come afferma Filippi, purtroppo ciò non accade per caso. La verità è che questo governo persegue pedissequamente la riduzione del perimetro pubblico e la strisciante privatizzazione della sanità.
E mentre i numeri stanno lì a dimostrare che i sanitari italiani, come per altro gli insegnanti, sono i meno pagati d’Europa, nel rinnovo contrattuale non si assicura nemmeno il recupero dell’inflazione, anzi.
Aggiunge ancora il segretario Fp Cgil: "Inaccettabile poi che a fronte di un aumento mortificante di 90 euro lordi sul tabellare che purtroppo troveremo in busta paga a marzo/aprile rispetto a quanto già percepito, si sia deciso di congelare fino al prossimo contratto le risorse già finanziate per l'aumento dell'indennità di specificità. Circa 300 euro lordi in più al mese che a tutt'oggi mancano per i dirigenti sanitari e delle professioni sanitarie".
Inevitabile, allora, non firmare ma non per rimanere a guardare, ma per essere coerenti e forti nel proseguire nella mobilitazione.
"Contestare oggi questo contratto ci deve dare la forza e la rappresentanza, coinvolgendo lavoratrici e lavoratori nella nostra vertenza, per creare migliori presupposti per il triennio 2025/2027 che deve essere avviato nel più breve tempo possibile, soprattutto per recuperare le risorse ancora assenti per le indennità di specificità e di esclusività dei dirigenti sanitari e delle professioni sanitarie, avviare da subito una nuova, vera stagione contrattuale per affrontare i temi economici e normativi utili a migliorare le condizioni di lavoro e la qualità delle cure che oggi non hanno trovato nessuna risposta".
"Noi saremo comunque, con le nostre rappresentanze sindacali aziendali, su tutti i tavoli a vigilare sulla corretta applicazione delle norme contrattuali ancora vigenti, su orario di lavoro, carriere e fondi dei professionisti", conclude Filippi.
























