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La chiusura è confermata: la lunga storia (oltre 70 anni) della Mazzotti di Ravenna, azienda agromeccanica produttrice d’irroratrici semoventi per colture a filari, dal 2017 di proprietà della multinazionale statunitense John Deere, è giunta al termine. L’annuncio della dismissione era arrivato il 5 maggio, liquidazione ribadita nel vertice tra impresa e sindacati di giovedì 28 maggio.
Le procedure di licenziamento collettivo per i 34 dipendenti sono state avviate, anche se le lettere non sono ancora partite visto che ci sono alcuni ordini da smaltire. Le sorti dei lavoratori, nonché le ricadute che la decisione avrà sul tessuto produttivo e sociale del territorio ravennate, saranno discusse nel prossimo incontro fissato per lunedì 8 giugno.
“Sull’intenzione di chiudere lo stabilimento l’azienda è stata irremovibile, per il resto le loro intenzioni non sono chiare”, dice Elena Cecchi (Fiom Cgil Ravenna) commentando l’incontro del 28 maggio. Riguardo le motivazioni, la proprietà ha riferito di “un prolungato contesto internazionale difficile, iniziato già nel 2022 con la guerra in Ucraina, che ha provocato un notevole calo degli ordini”.
La dirigente sindacale evidenzia che il confronto con Mazzotti “è stato collaborativo, l’azienda si è mostrata aperta nei nostri confronti”. Da parte dei lavoratori c’è ovviamente grande preoccupazione: “Molti lavorano qui già dalla precedente gestione, si sarebbero aspettati di arrivare fino alla pensione. Il nostro obiettivo è ottenere un riconoscimento adeguato per tutti i lavoratori che dall’oggi al domani si trovano a dover ricominciare”.























