Marche in crisi. Sempre di più. Nel periodo 2008-2023 si registra una perdita di quasi 33mila occupati, con il manifatturiero che segna un crollo di oltre 36mila addetti: solo nel tessile-abbigliamento –calzature si è perso oltre il 38% di attività imprenditoriali e 17mila occupati ovvero quasi la metà degli addetti persi nell’intero comparto manifatturiero. È questo il quadro tracciato oggi nel corso dell’assemblea regionale dei delegati, promosso dalla Cgil Marche, ad Ancona, dal titolo “Tra crisi e rilancio delle nuove politiche industriali nelle Marche”, presenti tra gli altri, Giuseppe Santarelli, segretario generale Cgil Marche, Antonio Di Franco, segretario generale Fillea Cgil, Michele De Palma, segretario generale Fiom Cgil, Marco Falcinelli, segretario generale Filctem Cgil. Le conclusioni sono affidate a Gino Giove, segretario nazionale Cgil.
LE PROPOSTE CGIL MARCHE
Sono 6 le proposte avanzate dalla Cgil Marche per il rilancio dell’industria. Dice Santarelli: “Anzitutto, ci vuole da subito un aumento dei salari con la contrattazione aziendale, quindi si chiede alla Regione di farsi garante con il vicepresidente Fitto, in vista del settenato Ue di programmazione 28-34, per avere più attenzione alle politiche territoriali. E poi, bisogna far funzionare la legge 19 del 2025 sul rilancio dell’industria locale. Inoltre, alla Regione, si chiede d’intervenire, con un programma, sulle diseconomie regionali”. Infine: “Nelle Marche ci sono 2 stretti di Hormuz e la questione va risolta: riguarda i disagi dell’A14. E poi occorre mettere in rete le università per la ricerca e il trasferimento tecnologico alle Pmi”.
I DATI
In base ai dati forniti dall’Istat ed elaborati dall’Ires Cgil Marche, nel periodo 2008-2023, le Marche hanno perso 6.197 attività imprenditoriali di cui 5.321 solo nel comparto manifatturiero. Al contempo, il saldo occupazionale segna una perdita di quasi 33mila occupati mentre i settori extramanifatturieri aumentano di 3853 occupati. “Si osserva – dichiara Santarelli – un forte processo di selezione e riorganizzazione industriale, segnato dalla crisi economico-finanziaria del 2008-2009. Il crollo degli occupati nell’industria marchigiana è stato molto più accentuato rispetto a quello verificatosi nel Paese (-19.0% contro -11,1%).” A questo processo è dunque seguito uno spostamento dell’occupazione verso settori del terziario come turismo e ristorazione a bassa produttività e bassi salari, incapaci di supportare l’industria manifatturiera marchigiana. “Questa industria, però – incalza Santarelli - nella Marche più che in Italia è l’asse portante del sistema produttivo. Questa infatti incide per il 31,3% dell’occupazione totale e da qui viene generato il 40,4% del valore aggiunto totale delle imprese marchigiane, con una differenza di produttività di oltre 20mila euro annui rispetto a tutto il comparto manifatturiero”. In tale scenario, l’export regionale, pur aumentando significativamente anche se meno che in Italia, rispetto al 2008, non ha rappresentato una fonte di crescita per il sistema produttivo. A livello di settori, emerge la difficoltà del comparto tessile-abbigliamento-calzature, che, nel periodo 2008-2023, ha osservato una perdita di oltre il 38% delle imprese e di 17mila occupati , -34,7%.
AREE DI CRISI NELLE MARCHE
Ci sono tre aree di crisi industriale complessa: area Fabriano,-ex Merloni, diretto calzaturiero Fermano-maceratese area le del Piceno. E poi l’area Pesaro-Urbino con mobile e legno. Nel Fabrianese, ultima la crisi Elettrolux a Cerreto D’Esi, i settori colpiti sono elettrodomestico,meccanica, componentistica; gli attuali problemi sono la riduzione occupazionale, la difficoltà di reindustrializzazione, la dipendenza da grandi gruppi multinazionali, il rischio di ulteriore ridimensionamento di siti produttivi. A Fabriano, solo nel 2023 si sono perse 183 imprese rispetto al 2022, tra il 2023 e il 2024 il saldo negativo è arrivato a 230 imprese in meno. Nel distretto calzaturiero Fermano-Maceratese, si registra ormai una crisi lunga legata a concorrenza asiatica, calo export, aumento costi energetici, rallentamento del lusso e difficoltà delle pmi marchigiane; le aree coinvolte sono Montegranaro, Civitanova Marche, Porto Sant’Elpidio, Sant’Elpidio a Mare. Infine, l’area del Piceno con la crisi di metalmeccanica, auto motive e componentistica industriale e l’area Pesaro-Urbino dove soffre il comparto del mobile, legno –arredo e cucine.






















