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il Tribunale di Roma dà ragione alle lavoratrici e ai lavoratori e dichiara illecito l’appalto Unicredit nelle sedi romane e dispone l’assunzione diretta in banca di ventuno dipendenti di Argo, Sicuritalia e Capgemini con contratto della vigilanza privata e metalmeccanico, che da anni operano stabilmente all’interno dell’organizzazione aziendale dell’istituto di credito.
La Fisac Cgil Roma e Lazio definisce la sentenza una vittoria importante per lavoratrici e lavoratori. Natale Di Cola, segretario generale della Cgil Roma e Lazio, commenta, riferendosi alla raccolta firme del sindacato per una legge su appalti e sanità: “Gli illeciti vanno superati, ora serve cambiare le norme".
"Da poco più di 1.200 euro di paga base a quasi 2.500 euro – dice Di Cola –. Oltre al riconoscimento del giusto salario, con aumenti della paga base che vanno da 100 euro fino, in alcuni casi, al sostanziale raddoppio della retribuzione, vengono riconosciuti anche gli stessi diritti e gli stessi istituti contrattuali”.
Valenza generale e particolare
Daniele Passarella, della segreteria Fisac Roma e Lazio, spiega l’importanza della sentenza che “ha una valenza generale e oggi a maggior ragione perché arriva in un momento nel quale è in atto una campagna di raccolta firme proprio sul tema degli appalti, insieme alla sanità. Quindi il pronunciamento ha un doppio valore.
Nel settore del credito e anche in quello assicurativo che seguiamo come categoria, gli appalti costituiscono una condizione di precarizzazione permanente, con salari più bassi, meno tutele, maggiore ricattabilità, operando una divisione tra i lavoratori che svolgono le stesse mansioni negli stessi luoghi di lavoro”.
Contro il dumping
Passarella ricorda che, oltretutto, “il settore del credito assicurativo macina utili, su utili. Hanno fatto miliardi di utili negli ultimi anni, lo vediamo anche con gli accordi sottoscritti, in particolare nel settore bancario. Questo stona col fatto che si continui a fare dumping contrattuale, in particolare mi riferisco agli addetti alle portinerie e ai lavoratori armati che hanno un contratto di vigilanza privata e servizi di sicurezza e che, a differenza, dei due lavoratori informatici in causa hanno salari più bassi”.
La vertenza ha una duplice valenza, “per un tema salariale, ma anche perché l'appalto costituisce sempre una condizione di precarizzazione permanente: quando c'è un cambio appalto – dice il sindacalista della Fisac –. Nonostante siamo riusciti ad avere la clausola sociale, spesso si tenta di fare lo sgambetto ai lavoratori e provare a tenerne fuori una parte, o comunque a modificare in peggio le condizioni”.
Cause pilota
Anche in passato sono state fatte e vinte cause simili, “come in Bnl dove diversi anni fa entrarono centinaia di lavoratrici e lavoratori armati sia delle filiali che delle direzioni e delle portinerie, lo stesso fu fatto in altri in altri ambiti, in Fideram, Nexi e Grupama. Anche in altri settori è accaduto – ci fa sapere Passarella –.
Sicuramente sono cause pilota, nel senso che almeno all'interno della stessa azienda quando altri lavoratori vengono a sapere che ci sono queste vertenze poi ne arrivano sempre altre, tant'è che alcune lavoratrici e lavoratori che ci avevano contattato ma che non erano convinte di fare causa, una volta vista la sentenza altrui, hanno subito ricontattato la CGil per provare a proseguire quel percorso che avevano iniziato.
Cambiare la legge, subito
Per Passarella “le vittorie in tribunale sono fondamentali perché creano un precedente, ma l'obiettivo che ci poniamo è ovviamente cambiare la legge, e quindi procedere nella direzione della parità salariale, della sicurezza negli appalti. Quindi non vogliamo procedere solamente con le cause in tribunale, ma chiedere che venga modificata la legge”.
Conferma la inea Natale Di Cola, per il quale le leggi sbagliate devono essere cambiate: “Ecco perché continueremo a mobilitarci a cominciare dalle due leggi d’iniziativa popolare che abbiamo promosso, una sugli appalti per dare più diritti e tutele a chi lavora e l’altra per ridare forza al servizio sanitario nazionale. Proposte su cui dal 15 maggio, in soli due giorni, oltre 50 mila persone hanno già messo la propria firma”.


























