I segretari regionali della Cgil fanno il punto sui problemi dei loro territori in vista dell’Assemblea del 21 maggio che la Confederazione dedica al Mezzogiorno. Dallo spopolamento alla crisi industriale, dalla sanità alle infrastrutture, emerge il ritratto di un Sud attraversato da difficoltà profonde ma anche dalla richiesta di una nuova stagione di investimenti pubblici, lavoro stabile e politiche industriali.

Abruzzo e Molise, crisi demografica e automotive

Per Carmine Ranieri, segretario generale Cgil Abruzzo e Molise, il nodo centrale è quello dello spopolamento e della desertificazione produttiva. “Entrambe le regioni affrontano una crisi demografica strutturale caratterizzata da un intenso spopolamento delle aree interne e da un rapido invecchiamento della popolazione”, afferma il dirigente sindacale.

Ranieri sottolinea anche “una forte crisi industriale, in particolare nel settore dell’automotive”, accompagnata da “un’esplosione della cassa integrazione”, mentre crescono lavoro povero e disagio sociale. “La sanità è al collasso”, denuncia. La proposta della Cgil è quella di “attivare un’area di crisi complessa Abruzzo-Molise” con il coinvolgimento del ministero, per rilanciare territori che “dopo anni di abbandono e indifferenza verso la questione meridionale” rischiano un ulteriore arretramento.

Sardegna, vertenze industriali e diritto alla sanità

Fausto Durante, segretario generale della Cgil Sardegna, mette al centro la condizione di insularità e la crisi del sistema sanitario. “Le emergenze in Sardegna sono davvero tante, dalle liste d’attesa alla carenza di organici”, spiega. Accanto alla sanità ci sono le grandi vertenze industriali, “a partire dal Sulcis fino a Porto Torres”, che “vanno assolutamente affrontate perché senza industria non ci può essere alcun futuro nello sviluppo economico della Sardegna”.

Durante indica alcune direttrici di rilancio: “Bisogna investire sulla nautica, riprendere la filiera del sughero e risolvere le crisi industriali rilanciando le produzioni di piombo, zinco, alluminio e litio”, settori che considera “strategici per la trasformazione sostenibile del modo di fare industria”.

Basilicata, giovani in fuga e lavoro a rischio

Il quadro tracciato da Fernando Mega, segretario generale Cgil Basilicata, è segnato dall’emigrazione e dalla perdita di occupazione. “Abbiamo tassi di spopolamento come negli anni Sessanta”, osserva, spiegando che i giovani “emigrano alla ricerca di un lavoro che qui non c’è”. A questo si aggiunge “lo spopolamento industriale e occupazionale”, con una situazione particolarmente grave nel comparto automotive. “In questo momento ci sono circa 10mila posti di lavoro a rischio”, afferma riferendosi alla crisi di Stellantis.

Mega denuncia anche “la grave crisi della sanità pubblica”, che continua a spingere molti cittadini verso la migrazione sanitaria. Per questo la Cgil lucana propone “l’avvio di una vertenza a dimensione nazionale”.

Calabria, trasporti carenti e lavoro precario

Per Gianfranco Trotta, segretario generale Cgil Calabria, le criticità della regione “sono più accentuate” rispetto ad altri territori del Mezzogiorno e riguardano soprattutto lavoro, infrastrutture e sanità. “La prima criticità riguarda il diritto alla mobilità che non esiste per i calabresi”, sostiene Trotta, indicando i limiti del trasporto pubblico locale e dei collegamenti tra le città.

Il segretario della Cgil calabrese punta il dito anche contro “un mercato del lavoro fatto di molto precariato” e denuncia “casi di caporalato nel commercio, nell’edilizia, nel turismo e nell’agricoltura”. Da qui la richiesta di “mettere mano davvero a un mercato del lavoro degno di questo nome”.

Puglia, povertà sociale e crisi industriali

Gigia Bucci, segretaria generale Cgil Puglia, collega la crescita della povertà all’assenza di politiche industriali strutturate. “Le condizioni di criticità in Puglia riguardano indubbiamente una condizione di povertà sociale”, afferma, spiegando che il lavoro disponibile è spesso “a bassi salari”. Bucci richiama le principali vertenze industriali aperte, “dall’ex Ilva di Taranto al petrolchimico di Brindisi”, senza dimenticare le difficoltà del manifatturiero e dell’automotive.

Per la dirigente sindacale “serve una politica pubblica e un ruolo centrale dello Stato”, sia sul welfare e la sanità sia sull’istruzione. “Non ci può essere una strategia per l’intero Paese se non si riparte dal Mezzogiorno”, conclude.

Campania, sanità e rischio occasioni mancate

Secondo Nicola Ricci, segretario generale Cgil Napoli e Campania, esiste uno scarto profondo tra la narrazione del governo e la realtà vissuta dai lavoratori. “Si parla di più occupazione, più lavoro e più infrastrutture, ma le condizioni reali raccontano lavoro e occupazione a basso rendimento”, dice.

Ricci ricorda che la Campania “ha impiegato 19 anni per uscire dal piano di rientro sulla crisi sanitaria”, ma avverte che “i primi 160 milioni di finanziamenti sono insufficienti”. Il dirigente sindacale chiede “risorse dirette per assunzioni e personale” e sottolinea l’importanza delle Case di comunità e degli ospedali territoriali finanziati dal Pnrr.

Sicilia, sviluppo da ripensare e ruolo nel Mediterraneo

Per Alfio Mannino, numero uno della Cgil Sicilia, le difficoltà dell’isola derivano anche da “scelte sbagliate degli ultimi decenni”, che hanno prodotto “un modello di sviluppo non coerente con le vocazioni” dell’isola. Mannino critica un sistema industriale che “non parla alle grandi potenzialità della Sicilia”, indicando in particolare “la filiera agroalimentare e ambientale” come settori da valorizzare.

Secondo il segretario della Cgil siciliana “abbiamo bisogno di politiche economiche che ribaltino questa condizione”, puntando sulla posizione strategica della regione “dentro il bacino euro-mediterraneo”. L’obiettivo, spiega, è costruire “una Sicilia ponte”, capace di tornare centrale sul piano politico ed economico. Per riuscirci, conclude Mannino, “serve un ribaltamento delle politiche economiche”, così da “ridare fiducia e speranza” al territorio.