Solidarietà, accoglienza sono valori costituzionali. Anzi sono i valori che sostanziano ogni articolo della Carta, basta saper leggere.

Quanto successo a Modena sabato 16 maggio non è altro che lo svelamento del fatto che l’Italia ha dimenticato quei valori. È la dimostrazione del fallimento della capacità di accogliere.

Accogliere i migranti che scappano da fame e guerra e arrivano da noi dopo aver attraversato anni di cammino, di dolori e di violenza nella speranza di un futuro migliore. Li lasciamo soli, anzi li “abbandoniamo” nelle mani di caporali e italianissimi padroni che li sfruttano sottopagandoli senza tutele né diritti nei campi, nei cantieri o nelle false cooperativa della logistica.

Accogliere quanti e quante hanno un disturbo mentale, grave o piccolo che sia. Per fortuna i manicomi sono stati chiusi, ma al loro posto cosa è stato costruito per accogliere e dar cura a chi ne ha bisogno e sostegno alle famiglie?

Accogliere i fragili, spesso anziani o persone con disabilità lasciate sole: sì, sole insieme alle loro famiglie che si barcamenano tra necessità di cura e difficoltà economiche che certo non si affrontano né con l’indennità di accompagno né con quel misero assegno per i caregiver: 400 auro al mese – una vergogna e un insulto -, per accedervi servono requisiti che umiliano, bisogna dimostrare di accudire per 91 ore settimanali, avere un Isee bassissimo, un reddito quasi nullo. 400 euro al mese corrispondono a cinquanta centesimi l’ora, senza contributi, senza diritti, senza futuro.

Accogliere chi “è diverso”, fa cose strane. Mi domando: ma la comunità di Ravarino, paese della ricca provincia modenese, che oggi racconta davanti a microfoni e Tv le stranezze di Salim El Koudri, cosa ha fatto per lui? I servizi sociali cosa sapevano di un giovane uomo che era stato seguito dai servizi di salute mentale del territorio? E quei servizi di salute mentale che lo hanno avuto in cura sono stati davvero accoglienti? Perché Koudri se n’è andato? Era guarito? E cosa hanno fatto per favorirne l’inserimento sociale?

Quel che è accaduto a Modena sabato scorso è terribile e la mia/nostra solidarietà va innanzitutto alle vittime e poi a chi ha fermato Salim El Koudri. Ma la domanda che mi pongo è: siamo stati capaci di accoglierlo? Di accogliere un giovane italiano con nome marocchino perché dal Marocco sono arrivati i suoi genitori, bravo a scuola e quasi secchione, laureato eppure, dal poco che si sa, senza lavoro perché con la sua qualifica non accettava di dover fare il facchino. Sembra la storia di molti ragazzi e ragazze che faticano a entrare nel modo del lavoro, trovano precarietà, sotto occupazione, paghe quasi da fame. Certo per Salim El Koudri hanno pesato anche nome e origine, che lo hanno messo ai margini due volte.

Salim El Koudri è un criminale o una persona malata, che a lungo ha mostrato il suo disagio e che noi, la sua comunità, non abbiamo saputo vedere, accogliere? E questa non capacità di vedere, comprendere, accogliere vale per lui e per centinaia di ragazze e ragazzi italiani come Salim El Koudri, che lasciamo soli di fronte a un futuro troppo spesso negato.