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Acciaierie d’Italia ha presentato al ministero del Lavoro l’istanza per l’autorizzazione alla proroga della cassa integrazione straordinaria per un massimo di 4.450 lavoratori (su complessivi 9.702 dipendenti). La richiesta decorre dal 1° marzo prossimo per 12 mesi, nell’ambito della gestione commissariale.
I lavoratori coinvolti sono 3.803 nello stabilimento di Taranto (2.559 operai, 801 impiegati/quadri, 403 intermedi), 280 a Genova, 170 a Novi Ligure (Alessandria), 78 a Racconigi (Cuneo), 42 a Marghera (Venezia), 42 a Milano, 20 a Paderno Dugnano (Milano) e 15 a Legnaro (Padova).
Le motivazioni dell’azienda
“I concorrenti fattori avversi al regolare e proficuo svolgersi dell’attività produttiva e commerciale hanno provocato e via via aggravato lo squilibrio dei fattori produttivi”, spiega l’ex Ilva, ricordando che questa e il relativo piano di risanamento “risultano essenziali per la stessa sopravvivenza della compagine sociale”.
La società rileva che “la produzione attesa dello stabilimento di Taranto allo stato si attesta su volumi che non potranno superare 1,5-1,8 milioni di tonnellate di acciaio annue. Solo con un graduale incremento a seguito della ripartenza e contestuale marcia degli altiforni 2 e 4, si può ipotizzare una produzione che superi i 2,5 milioni di tonnellate di acciaio, consentendo un progressivo incremento delle risorse occupate”.
In questo mese ripartirà l’altoforno 2, sottoposto a un importante rifacimento. “Riattivato il 2 – conclude l’ex Ilva – si potrà effettuare la fermata dell’altoforno 4 per i programmati interventi tecnici che si protrarranno presumibilmente sino al 30 aprile. Di conseguenza l’avvio dell’altoforno 2 non comporterà un innalzamento della produzione, obiettivo che potrà essere raggiunto solo con l’avvio dell’altoforno 4”.
La società così conclude: “I siti produttivi del gruppo a valle dello stabilimento di Taranto subiranno le ricadute produttive del livello di produzione di acciaio, con conseguenti ripercussioni sul livello di saturazione degli assetti di marcia degli impianti e, quindi, sulla possibilità di impiego, in modo continuativo, di tutto il personale”.
Sindacati: “Cigs sia funzionale a un percorso di rilancio”
“A rompere il silenzio del governo che da troppo tempo avvolge la vertenza ex Ilva, ci hanno pensato i commissari alla naturale scadenza della cassa integrazione straordinaria”, commentano Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil.
“Nulla è cambiato - dicono le tre sigle - dalle ultime richieste dei segretari generali in cui si chiedeva la riconvocazione del tavolo presso Palazzo Chigi, che manca dallo scorso 18 novembre, per conoscere e discutere lo stato di avanzamento della vertenza e per denunciare, anche in quella sede, la grave condizione di insicurezza negli stabilimenti”.
L’unica novità è stata “la nota del ministero delle Imprese con la quale si rendeva noto l’avvio di una trattativa esclusiva, fra i commissari e il fondo d’investimento Flacks Group, senza il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali e senza fornire alcun elemento di trasparenza, a partire dal piano industriale, ambientale e occupazionale”.
Fiom, Fim e Uil affermano che “il sindacato non può essere ‘l’ente certificatore’ di scelte che ricadono su 20 mila lavoratori” e chiedono che “la cigs sia funzionale a un percorso di rilancio, con gli addetti alle manutenzioni al lavoro e gli stabilimenti in funzione, esattamente com’è stato definito nella condivisione del piano di ripartenza, unico piano a noi noto e condiviso da tutti i soggetti coinvolti nella vertenza”.
Le tre sigle sollecitano il governo sia “a ricercare il confronto con i rappresentanti dei lavoratori e non lo scontro”, sia a non continuare “con le scelte unilaterali come successo nella precedente concessione della cigs e con i bandi di gara”.
Fiom, Fim e Uilm concludono: “Si riapra il tavolo a Palazzo Chigi, unica sede in cui una vertenza così complessa può trovare una soluzione condivisa e socialmente sostenibile, con la consapevolezza che il governo deve decidere la partecipazione pubblica nella guida dell’azienda. Basta parlare solo di cassa integrazione, i lavoratori vogliono decisioni su prospettive industriali, ambientali e occupazionali”.






















